Risalgono a un paio di settimane fa queste parole di Giorgia Meloni: «Poi ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano contro le Olimpiadi, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo».

Tra la tirata d’orecchie e il «che figura mi fai fare», la presidente del Consiglio liquidava come becero antagonismo il fatto che qualcuno protestasse contro un evento sportivo di rilievo mondiale. Tralasciando la faziosità di una reazione istituzionale che derubrica il manifestare (cioè un diritto) a dispetto, e tralasciando anche le ragioni stesse della suddetta protesta, c’è un’espressione in questa frase da tenere a mente. Non è facile, vista la quantità di dichiarazioni che sforna la macchina della propaganda governativa, ma facciamo uno sforzo e prendiamo nota, perché quando c’è una buona intuizione bisogna riconoscerlo.

Etichetta evocativa 

«Nemici d’Italia» è un’etichetta perfetta, è efficace, versatile, evocativa. E pensiamo a come si adatta bene ad altri contesti, anche recenti. I «nemici d’Italia», per esempio, potrebbero essere quelle piattaforme che sfruttano i lavoratori con algoritmi da schiavitù e che, dopo anni in cui hanno agito indisturbate tra le strade italiane, fermandosi nei ristoranti italiani e portando da mangiare in case italiane, anche sotto italianissima pioggia, finalmente si trovano con qualche bastone tra le ruote del caporalato messo dalla procura di Milano.

Per non parlare di chi si oppone a misure per migliorare le condizioni di chi abita e lavora in questo paese come il salario minimo, altri esemplari «nemici d’Italia». Non risulta che la premier si sia ancora espressa su questi argomenti, ma nel caso in cui volesse farlo, l’occasione è giusta per rilanciare la geniale locuzione; magari indirizzandola con un po’ di criterio in più, ma ci siamo quasi.

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