Il pomo della discordia lo abbiamo interiorizzato come momento fondamentale per il principio di una ostilità, il fischio di inizio di un evento epocale che retrospettivamente cataloghiamo come tale e che ci rimanda a una logica quasi rassicurante di causa ed effetto. Ora sembra che l’inizio di una nuova guerra mondiale sia alle porte: è il tema del film di Alexandre Smia presentato a Venezia
Come scoppiò la Prima Guerra Mondiale? Con l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando nell’attentato di Sarajevo. E la guerra di Troia? Con il rapimento di Elena, la regina di Sparta.
Cultura generale sedimentata in anni di interrogazioni e quiz in tv. Il pomo della discordia, o il casus belli, lo abbiamo interiorizzato come momento fondamentale per il principio di una ostilità, il fischio di inizio di un evento epocale che retrospettivamente cataloghiamo come tale e che ci rimanda a una logica quasi rassicurante di causa ed effetto, almeno da un punto di vista narrativo. Qualcuno fa qualcosa, qualcun altro risponde.
Con il conflitto cominciato dall’invasione russa in Ucraina nel febbraio del 2022 il racconto non è così lineare. E ogni notizia che riguarda gli sviluppi di questa guerra sembra una potenziale miccia per allargare il tutto a una dimensione sempre più europea: il jet di Volodymyr Zelensky, il drone in Lituania, i razzi sul Mar Baltico.
Il film
Nel film presentato durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Jupiter, il regista francese Alexandre Smia sperimenta con questa sensazione di incombenza che da lontano, ma non lontanissimo, angoscia chi si trova nella posizione privilegiata di osservatore.
L’attentato a un Putin fittizio da parte di un ucraino è la scusa per l’escalation nucleare, da qui il titolo, ossia il nome del bunker dell’Eliseo, dove si svolge gran parte della storia. Tutto quello che succede nelle ore che seguono è la traduzione cinematografica del peggiore incubo concepibile dalla mente umana da dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, cioè l’atomica.
Mentre qua si dibatte animatamente sulla linea da prendere in politica estera e sulla costituzionalità della diserzione, c’è da sperare che Jupiter rimanga solo un bel film. E che nessuno in futuro a un’interrogazione dovrà ricordare un altro storico casus belli per l’Europa.
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