«Com’è possibile avere qualcosa da dire ogni giorno?» chiede Gianni Minoli a Eugenio Scalfari ospite di Mixer. «Infatti è un problema», risponde il giornalista sornione, «ogni giorno quelli che fanno di mestiere gli acrobati fanno un esercizio sul trapezio. Questo è il nostro mestiere».

Non sono una acrobata e non sono nemmeno, con tutta evidenza, Eugenio Scalfari. Quando mi è stato proposto di curare una rubrica quotidiana su questo giornale, l’entusiasmo faceva a gara con il terrore di non essere all’altezza. Una rubrica quotidiana, come quella che Gianni Rodari firmava a nome Benelux su Paese Sera, o come “A parer mio” di Beniamino Placido, ho pensato passando in rassegna il mio personale pantheon di scrittura. E poi, la stessa domanda che Minoli poneva al Fondatore me la sono fatta anch’io. Come farò ad avere qualcosa da dire ogni giorno?

Cosa ho imparato

Per imparare davvero «il nostro mestiere» ho ancora molte risposte da trovare. Alcune cose, forse un po’ banali, in questo anno le ho capite. La prima è che non ci sono idee se non c’è libertà di esprimerle, la seconda è che non c’è libertà se non c’è fiducia. La terza, ed è la più inaspettata, è che scrivere una rubrica è come perdersi in un bicchiere d’acqua: è provare a dare il massimo con uno spazio minimo, ed è divertentissimo.

Di libertà Domani me ne ha lasciata così tanta che è impossibile quantificarla, di fiducia anche più. Il divertimento invece mi auguro di averlo trasmesso a chi ha letto ogni giorno o qualche volta, e che spero abbia intuito, come l’ho compreso io, che un giornale può essere una casa, una miniera di spunti, una roccaforte di democrazia, una certezza. Ma anche un Paese delle Meraviglie.

Questa rubrica, per ragioni enormi e al contempo piccole, finisce qua; i miei grazie a chi l’ha resa possibile non saranno mai abbastanza. Adesso è il momento di andare Attraverso lo specchio.

Le altre puntate di “nel paese delle meraviglie”

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