Servono linguaggi rigorosi e consapevoli. La “fiducia indeterminata” della Lucia dei Promessi sposi – quella irrazionale, quella che ti riempie il cuore – è un sentimento stupendo, paragonabile al sollievo che dà il ritorno delle forze a una persona che abbia subito un danno. Ma è roba da romanzo ottocentesco
Se vogliamo ridurre una lunga storia a un semplice cambiamento di significato, il bel vocabolo latino “fiducia” si sposta nel giro di qualche secolo dal senso di “fiducia in sé” a quello di “fiducia negli altri”. Lo spostamento non è da poco, perché il soggetto cede all’oggetto, la qualità da attiva diventa passiva. Nella letteratura classica di Roma, infatti, “fiducia” indica primamente una forma di “autostima”: è virtù tipica dei sicuri, dei baldanzosi, perfino degli audaci, e sta con altre virtù eroiche come la “constantia” (fermezza) e la “fortitudo” (il “coraggio”).
Le implicazioni
Hai “fiducia” se credi nei tuoi mezzi; e quindi se sai quel che devi fare. Oh, fiducioso come sei, è certo che lo farai al meglio! Questo perché ti misuri con un mondo i cui meccanismi ti sembrano, per quanto complicati, chiari e controllabili. Questo primo tipo di fiducia comincia a vacillare nel momento in cui il mondo ti si rivela assai meno comprensibile e, dunque, comincia a sfuggirti.
Tu e la realtà avete smesso di appartenere l’uno all’altra, tu chissà chi sei, e chissà che cos’è la realtà, e la conoscenza di qualunque cosa non è più né immediata né certa (c’è voluta la morte della politica, con il passaggio dalla repubblica all’impero, e poi c’è voluto il cristianesimo). E così ti ritrovi un po’ più filosofo della vita, un po’ più ironico…
Ti spiace, però, che l’antica buona fiducia debba andare a farsi benedire del tutto, e così la butti addosso come una patata bollente a quel medesimo mondo di cui prima ti bastava guardarti allo specchio per sentirti padrone. Adesso, però, le implicazioni del concetto sono ben altre. Qualunque sicurezza è finita, perché ormai non puoi più sapere in modo assolutamente positivo che cosa il mondo abbia in serbo per te. Ora puoi solo sperare, augurarti che…, rimetterti a…
Ecco che cos’è la fiducia al lume della spaventata ragione: illusione, wishful thinking, resa a forze superiori o per lo meno misteriose (e per questo scambiate per soverchianti) che preghi tanto che non vogliano il tuo male. In poche parole, hai smesso di governare la tua vita, che ormai consideri proprietà dell’imponderabile, della fortuna, di Dio. Fiducia è ormai dar credito al capriccio di qualcuno (chiunque sia) o di qualcosa che o non esiste o non ti deve niente: la «fiducia indeterminata» che Lucia Mondella sente sorgerle nel cuore mentre tiene in mano il rosario nel castello dell’Innominato.
Saper scegliere
Questo secondo tipo di fiducia è una chimera. Ma forse anche il primo tipo lo era. Non aveva forse della presunzione e della vanità? Non morivano in guerra anche i suoi alunni? Eppure non la si metteva in discussione. La fiducia pretendeva che le si desse fiducia, o non sarebbe neppure esistita. E oggi? Difficile avere fiducia in chiunque. Sarebbe bello farne a meno, sfiduciare l’intero universo.
Ma è possibile? È pensabile? Saremmo capaci di vivere smettendo di credere sia in noi sia negli altri, di illuderci, di consolarci preventivamente, di aspettarci soccorso dai medici, dai politici, dagli scienziati, dai professori, dagli economisti, insomma, di riconoscere che qualcuno dei nostri simili ha qualche capacità in più e può contrapporsi alle forze della disgregazione?
No, non è possibile, e non è auspicabile, sebbene già troppe volte abbiamo dovuto constatare che ci eravamo sbagliati, perché o non abbiamo ricevuto il sostegno che ci aspettavamo o siamo finiti in guai peggiori. Perché fiducia possa esistere, occorre saper scegliere. Forse le cose andrebbero meglio già solo dopo un cambio di lessico. Parliamo di “responsabilità” e di “consapevolezza” più che di fiducia. Spostiamo lo sguardo dalle vaghezze di un avvenire puramente ipotetico e puntiamolo sulla realtà presente. Che cosa offre? Che cosa nega? Dove sta il male?
Parliamo di “critica”. Allontaniamo i farabutti, i cialtroni, gli ipocriti, e diamo spazio agli intelligenti, agli studiosi, ai preparati. Mettiamo alla prova la nostra capacità di giudizio. Riprendiamo una funzione attiva, e pur sempre sottoponiamo al dubbio anche le nostre convinzioni più radicate. Reimpariamo a parlare, a uscire dai clichés, a non cascare nelle trappole delle formule facili. La gente ha bisogno di ottimismo. Vero. La gente ha bisogno anche di verità, e prima di tutto. La verità va trovata. Non è mai disponibile per rivelazione subitanea. Servono immaginazione e ricerca.
Servono linguaggi rigorosi e consapevoli. La “fiducia indeterminata” di Lucia – quella irrazionale, quella che ti riempie il cuore – è un sentimento stupendo, paragonabile al sollievo che dà il ritorno delle forze a una persona che abbia subito un danno. Ma è roba da romanzo ottocentesco.
No, la bella parola “fiducia” non mi piace. Io sto con tutta una tradizione umanistica che ha preferito il calcolo, l’osservazione, la flessibilità intellettuale, la revisione continua del già acquisito. Sto con Leonardo, con Machiavelli, con Guicciardini, con Galileo, con Leopardi. Sto con Ulisse, che si protesse anche dai familiari fino all’ultimo. Tranne che dal figlio. Dai figli, certo, non dobbiamo proteggerci. Intendo dai giovani. Perché da loro dobbiamo aspettarci il sostegno e l’incoraggiamento a migliorarci per migliorare il futuro di tutti, senza l’alibi di miraggi e di false testimonianze.
Dal 18 al 22 giugno a Taormina la sedicesima edizione del festival Taobuk, ideato e diretto da Antonella Ferrara, e dedicato alla fiducia.
Taobuk Award agli scrittori Abdulrazak Gurnah, Premio Nobel per la Letteratura, Haruki Murakami, Dacia Maraini, Jonathan Coe, Donato Carrisi, al poeta Adonis, all’artista Anish Kapoor, al cardinale Gianfranco Ravasi, al direttore d’orchestra Vitali Alekseenok, al Premio Nobel per l’Economia Esther Duflo, all’attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi, al filosofo e giornalista Bernard-Henri Lévy e all’artista Valerio Adami, che ha realizzato il Manifesto di Taobuk 2026.
Agli scrittori Felicia Kingsley e Eduardo Mendoza sarà conferito il Premio Sicilia.
Nicola Gardini parlerà lunedì 22 giugno alle ore 18.30 a Taobuk (Taormina, BPER Agorà - Palazzo Duchi di Santo Stefano).
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