L’artista palestinese si trova in Italia per presentare Falasteen (Round Robin), progetto a più voci ideato da Francesca Albanese: «Anche quando fai un disegno stai resistendo all’occupazione. L’unico modo che abbiamo per smantellare la propaganda israeliana? Praticare la nostra umanità»
Lucca – «Sono stato incarcerato da Israele per sei mesi, minacciato dai loro servizi di intelligence, sono stato espulso dal giornale Al-Hayat al-Jadida dall’Autorità nazionale palestinese e sono anche nella lista nera di Hamas perché sono un vignettista e li ho criticati. Ho ricevuto minacce da chiunque in Palestina». Mohammad Sabaaneh è uno dei più importanti vignettisti palestinesi, originario di Jenin nella Cisgiordania occupata, è stato alla 60esima edizione di Lucca Comics&Games per presentare Falasteen, una raccolta ideata dalla relatrice speciale delle Nazioni unite Francesca Albanese ed edita da Round Robin.
Un lavoro che ha coinvolto diversi artisti italiani e internazionali, tra questi spiccano i nomi del giornalista (autore di reportage come Palestina – Una nazione occupata) Joe Sacco, dell’artista egiziana Deena Mohamed e dell’illustratrice libanese – siriana Lina Ghaibeh. È la storia della sofferenza del popolo palestinese dalla Nakba nel 1948 fino al 7 ottobre, arrivando al genocidio in corso.
Sabaaneh ha una matita taglientissima. Per le sue vignette, infatti, è stato spesso al centro di controversie: nel 2024 – ad esempio – ha fatto polemica la sua rappresentazione dello stato di Israele come di una piovra che controlla il mondo, una raffigurazione che durante un festival in quel del Regno Unito è stata accusata di antisemitismo. «Disegnare è tutto ciò che posso fare per aiutare la mia gente, per far valere la loro voce. Sento di avere un grande privilegio a poter viaggiare nel mondo incontrando tante persone per poi – alla fine – tornare nella mia prigione a cielo aperto chiamata Cisgiordania, mentre Gaza, invece, è ora una tomba a cielo aperto», racconta l’autore in conversazione con Domani.
«Praticare l’umanità»
Lo scorso mercoledì ci sono state le elezioni in Israele, che hanno visto il partito Likud di Benjamin Netanyahu in testa negli spogli, lasciando un futuro incerto per quanto riguarda la nuova guida dello stato ebraico. Come tutti i palestinesi, Sabaaneh ha seguito le elezioni in Israele: «Ironia vuole che molte delle fazioni politiche israeliane utilizzino come argomento principale quanta terra leveranno ai territori palestinesi, quanti diritti ci toglieranno e quanto del nostro sangue verseranno. La nostra vita è la loro campagna elettorale».
Quindi nella scelta tra l’ex generale delle Idf Gadi Eisenkot e il premier uscente Netanyahu, «gli israeliani scelgono tra l’estremo e l’estremissimo». «I media occidentali parlano sempre di soluzioni, ma è facile parlare della soluzione a due stati vedendo da fuori ciò che stiamo vivendo. Da dentro invece la realtà è molto diversa: gli israeliani non accettano né la soluzione a uno stato né a due. Loro vogliono tutta la terra. Il loro è un regime colonialista. Così i palestinesi hanno perso completamente la fiducia nel sistema internazionale».
Ci chiamano «animali umani», continua Sabaneeh, riprendendo le parole usate dal ministro della difesa israeliano Yoav Gallant. «Ecco, io sono uno di quegli animali umani, sono una di queste persone che viene considerata da Israele barbara e incivile. In realtà noi siamo artisti, siamo docenti, siamo persone. La nostra lotta per i diritti sarà lunga e non tradizionale. Ad esempio, anche quando fai un disegno stai resistendo all’occupazione. L’unico modo che abbiamo per smantellare la propaganda israeliana? Praticare la nostra umanità».
E lasciare la Palestina non è un’opzione. «Io non me ne vado dalla mia terra. Anche se è una prigione, noi palestinesi siamo i soli prigionieri che vogliono tornarci. Situazione ironica». Autore di 30 Seconds from Gaza: Diary of Genocide e Welcome to Hell: From the West Bank to Gaza, Sabaneeh non crede che «l’arte possa cambiare il mondo, ma certo amplifica le nostre voci e i nostri diritti. Libri, vignette: sono di supporto. E Israele agisce comunque contro gli artisti. Paura? Sempre. Non posso mentire dicendo che sono un supereroe, nessuno di noi lo è». Futuro? «Sfortunatamente non ne vedo uno. In compenso – conclude – abbiamo tanta, tantissima speranza».
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