Arriverà in Tribunale con la sua selvatica pelliccia grigia e un verdetto già scritto. Colpevole. Siamo stati noi a decretarlo: nelle fiabe, nel folklore e anche negli sciami di incubi, non sempre notturni, che ci assillano da secoli. Il lupo è per noi un animale “cattivo”, minaccioso, è il feroce predatore del bosco, il grande e niente affatto socievole carnivoro che uccide (per nutrirsi) i più miti animali nei pascoli, quelli che gli allevatori hanno trasformato in fonte di reddito e capitale, ma anche la fauna che vive libera nel proprio ambiente, ancora troppo spesso inseguita e ammazzata dai cacciatori (per passione).

Il 23 ottobre, tuttavia, all’auditorium del centro congressi di Mestre, quella condanna dovrà fare i conti con la realtà. Il lupo, infatti, siederà sul banco degli imputati in un processo penale simulato, quello che in inglese è chiamato mock trial, costruito come un autentico dibattimento in un’aula giudiziaria, con un capo d’imputazione vero e proprio, un giudice, due pubblici ministeri e due difensori, un consulente tecnico e i testimoni a carico: guarda caso, un allevatore e un cacciatore.

L’accusa di cui dovrà rispondere è quella prevista dall’articolo 544 bis del Codice penale, e cioè l’uccisione di un vitello per crudeltà o senza necessità.

Status declassato

Il processo va in scena proprio in un momento in cui il canis lupus, riconosciuto in Italia come “specie particolarmente protetta” dalla legge 157 del 1992, ha visto dallo scorso anno declassare il proprio status di tutela a livello europeo al fine di concedere agli Stati membri una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni  – anche attraverso abbattimenti autorizzati in determinati casi –, in un contesto di crescenti pressioni, soprattutto da parte delle associazioni agricole, zootecniche e venatorie.

Anche nel nostro Paese, dove sono in attività centinaia di migliaia di cacciatori e un numero imprecisato di criminali ambientali (i cosiddetti “bracconieri”), la protezione del lupo, e con essa la convivenza rispettosa con la natura, è messa seriamente in discussione dalla riforma della legge sulla caccia, attualmente all’esame del Parlamento.

Malgrado la pessima e non giustificata fama che da secoli lo perseguita, il lupo ha un ruolo chiave per l’equilibrio degli ecosistemi ed essendo un animale molto schivo, non rappresenta, in generale, un pericolo per gli esseri umani: basti pensare ai numeri che l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, riporta nel protocollo del 2024 per la gestione dei lupi urbani e confidenti in Italia e che ci aiutano a ridimensionare la percezione del rischio. Tra il 2017 e il 2024, sono state documentate diciannove aggressioni non mortali, riconducibili a sette individui i cui comportamenti erano diventati “confidenti” dopo aver cominciato a frequentare agglomerati urbani (dove, in alcuni casi, hanno predato cani e gatti). Undici delle diciannove aggressioni ai danni di esseri umani sono state compiute da una sola lupa a Vasto, in provincia di Chieti, nell’estate 2023.

Processi agli animali 

Organizzato dalla Commissione Diritti degli Animali della Camera Penale Veneziana, la prima in Italia a istituire un organismo di questo tipo, con il patrocinio di WHALE – Working on non-human animal Law and Ethics dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il processo al lupo si rifà alla grande tradizione dei veri processi agli animali di epoca medievale: solo che, in questo caso, il lupo non è reale, ma è interpretato dall’attore teatrale Moreno Corà, che, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Monica Gazzola e Michele Pezone, tenterà di discolparsi dalle accuse mosse dai magistrati Martina Varagnolo e Sergio Dini della Procura della Repubblica di Padova.

Davanti al giudice Raffaele Incardona del Tribunale di Venezia sfileranno anche i testimoni convocati dall’accusa, entrambi interpretati da due veri avvocati: Andrea Galli nel ruolo dell’allevatore proprietario del vitello e Giorgio Bortolotto in quello del cacciatore che ha assistito all’aggressione mortale. La zoologa ed esperta di lupi, Mia Canestrini, sarà invece la consulente tecnica per la difesa e porterà in aula le conoscenze scientifiche necessarie a ricostruire il comportamento dell’“imputato”.

Se nel Medioevo i maiali, i cavalli, i cani, i cinghiali venivano processati per davvero poiché erano ritenuti responsabili delle proprie azioni e dunque passibili di condanna, al centro di questo mock trial aperto al pubblico, ci sarà il modo in cui la specie umana considera gli animali, l’ipocrisia di dividerli in buoni e cattivi, da amare o da combattere, da proteggere o da sfruttare.

Inoltre, poiché nella realtà un grande carnivoro accusato di aggressione ai danni di un animale di “proprietà” dell’uomo, può essere sottoposto alla misura del “prelievo”, cioè rimosso dal proprio habitat attraverso la cattura o l’abbattimento, il processo simulato seguirà questa impostazione: al termine del dibattimento, l’accusa chiederà, appunto, il “prelievo” del lupo mentre la difesa si batterà per dimostrare l’infondatezza delle contestazioni, chiedendone l’assoluzione e la messa in libertà.

Il processo simulato comincerà alle 17 per terminare alle 19.

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