La copertina dell’inserto Finzioni di maggio è firmata da Paolo Bacilieri, uno dei più importanti autori del fumetto italiano contemporaneo. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, comincia a lavorare nel mondo del fumetto all’inizio degli anni Ottanta e, giovanissimo, incontra Milo Manara.

Bacilieri ha alle spalle un percorso per certi versi fuori dal comune, avendo attraversato numerosi registri diversi, dal racconto noir, all’erotismo, alla biografia a fumetti e l’adattamento letterario ma anche alla serialità più mainstream. Tra i suoi lavori più noti ci sono Barokko, Durasagra Venezia über Alles, Phonx, The Supermaso Attitude e soprattutto le storie di Zeno Porno, alter ego visionario e grottesco. Accanto ai progetti più apertamente autoriali, dal 1999 Bacilieri collabora con Sergio Bonelli Editore.

Milano, in particolare, è una presenza quasi imprescindibile nel suo lavoro, la città con lui diventa un organismo narrativo e un luogo vivo in cui convivono modernità, memoria, immaginario. È proprio in questa tensione tra racconto e spazio che il suo segno, denso, nervoso e insieme controllatissimo trova una delle sue forme più compiute.

Nei suoi fumetti Milano è personaggio, smettendo di essere solo uno sfondo. Che cosa le ha dato questa città? C’è qualcosa che continua a cercare in lei?

È vero, Milano non è semplicemente uno sfondo scenografico ma una protagonista non solo nei miei fumetti, anche nei bellissimi romanzi di Scerbanenco su cui lavoro. Come lui e come un sacco di milanesi non ci sono nato, né cresciuto ma ci sono arrivato quasi trent’anni fa. Ho trovato molte cose che me l’hanno fatta sentire come “casa”,  ne dico due.

La prima è un’educazione visiva al moderno. Non ci sono molti altri posti così dove nella seconda metà del secolo scorso si è costruito così tanto e così bene, vivendoci, anche uno distratto come me alla fine molte cose bellissime, in primis ovviamente la Torre Velasca, le ha scoperte, conosciute, amate. E la gente che Milano la abita, non è da meno: basta prendere la metro o un tram per trovare decine, migliaia di facce da fumetti, di personaggi formidabili.

La seconda è una dimensione comunitaria, non isolata, in cui fare il mio strambo lavoro. Prima di venire a Milano lavoravo da solo in casa, qui posso farlo in uno studio condiviso con altre/i, fumettisti, illustratori, architetti ecc…

Lo studio dove lavoro si chiama Studio Arcoquattro, esiste dagli anni Settanta e vi lavorano tuttora due dei fondatori, Max Casalini e Guido Bau Scarabottolo che fin dall’inizio seguivano questa idea di contaminazione tra diverse discipline, Architettura, grafica, fumetto, illustrazione.

In Tramezzino (Canicola, 2018) l’architettura diventa ritmo, quindi esistono cose che solo un edificio è in grado di raccontare?

Con Tramezzino l’idea era proprio questa, creare un racconto architettonico, non tanto e non solo vedere cosa succede dentro gli appartamenti, le case, i palazzi, quanto lasciare l’architettura milanese raccontare se stessa, e quindi noi.

È un idea che sto sviluppando in un nuovo Tramezzino2 che farò sempre con Canicola.

All’interno di spazi urbani complessi e vivi, città, nascevano collettivi, gruppi di artisti, ma anche immaginari e linguaggi. È ancora così, oppure la creatività si sta spostando altrove?

Più che spostarsi altrove direi che il termine giusto è rimossa, trasferita altrove, per fare spazio a multinazionali assassine, calciatori scarsi e influencer scemi come la merda.

Milano è ancora una città fertile?

(Ride, ndr) Da quella cosa marrone nascono i fiori, no?

Zeno Porno è in qualche modo il suo alter ego, mentre Capitan Biscotto è nato quasi per caso nel 2009, mentre era bloccato su un’illustrazione per una Guida Zero dedicata a Milano. Alcuni suoi personaggi tornano, attraversano altre storie e anche tempi diversi, come mai?

Sì, Zeno non sono io ma sono senz’altro anch’io. Quanto a Cap Biscotto è andata proprio così e da bravo supereroe continua a “salvarmi la vita” quando disegno storie brevi oppure ho lavori di illustrazione, copertine e altre faccende complicate.

Ha conosciuto da vicino autori come Manara e Pazienza. C’è qualcosa che resta, oggi, di quella stagione del fumetto?

Sì, ho disegnato una storia breve recentemente dove racconto la mia primissima Lucca (1982), e in particolare un avventuroso viaggio Lucca-Pistoia (47 km) assieme ad Hugo Pratt con il fantastico camper di Milo. In quella Lucca incontrai anche quello che era all’epoca non dico il fumettista ma proprio il mio (e non solo il mio) essere umano preferito, Andrea Pazienza! Pazienza nel suo prime (ricordo vividamente la sua voce così simpatica e com’era vestito) fu estremamente gentile e benevolo verso i miei scarabocchi.

Ad ogni modo al di là degli aneddoti resta il meglio ed è accessibile a tutti: i meravigliosi fumetti di questi grandi autori.

Nel suo lavoro torna spesso la biografia, da Salgari a Manzoni. Che cosa la attira delle vite degli altri?

La cosa è abbastanza misteriosa anche per me…credo mi interessi il fatto che sia vita vera appunto, vita vissuta, con il suo carico di grandezza e di sfiga, di bellezza e contraddizioni. Credo di avere uno poco almeno lo spirito non dico dello storico ma perlomeno del documentarista, che ha bisogno di qualcosa di oggettivo su cui costruire. Poi c’è anche un aspetto emotivo, la chiamo la “sindrome del boyscout frustrato”: è un sentimento molto poco razionale, come lo sono i sentimenti, che alimenta la scelta di un progetto secondo un idea di restituzione, un risarcimento a fumetti per una persona, un artista (nel quale mi identifico totalmente) verso cui il destino, il fato, il mondo è stato particolarmente carogna.

A che cosa sta lavorando adesso?

Diciamo che mi sono preso una vacanza, anzi due, da Milano! Abbiamo appena finito, con quel Pirata della Malesia di Vincenzo Filosa, la seconda storia di Bob 84, per Panini, quasi interamente ambientata a Tokyo negli anni Ottanta. Inoltre sto disegnando una storia bellissima scritta da Martin Quenhen che mi sta portando da LeHavre a Potosì nel Perù del XVIII secolo!

Tutto molto bello, come diceva Bruno Pizzul, di sicuro poi finisce che torno a disegnare Milano.

© Riproduzione riservata