I libri dell’autrice cult non saranno più venduti nel Regno Unito per via del suo supporto al gruppo che nel paese è messo al bando come terroristico. Mentre l’organizzazione attende il verdetto della Corte Suprema, gli scrittori e soprattutto i librai britannici reagiscono: e qualcuno immagina già come aggirare il divieto
«Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista». Lo rivendica con chiarezza la lettera aperta pubblicata all’inizio di ottobre da The New Statesman e sottoscritta da una lunga lista di firmatari. Tra questi, il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, le scrittrici premi Nobel Anne Carson e Annie Ernaux, e tanti altri intellettuali e artisti come Naomi Klein, Slavoj Žižek, la band irlandese Kneecap, gli attori Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones.
Secondo la legge britannica, se oggi la scrittrice di Parlarne tra amici e Persone normali mettesse piede nel Regno Unito, sarebbe perseguibile dalla legge rischiando perfino l’arresto. Nell’estate 2025 l’autrice irlandese, da tempo incoronata come “la voce di una generazione” a livello internazionale, aveva dichiarato il proprio sostegno a Palestine Action, un’organizzazione pro-Pal riconosciuta nel Regno Unito come terrorista secondo il Terrorism Act 2000.
Il gruppo, fondato nel 2020, si è costituito con l’obiettivo quello di bloccare l’invio di armi allo Stato di Israele e di cessare la complicità del Regno Unito nel genocidio del popolo palestinese. La tattica principale del gruppo è stata quella del danneggiamento di proprietà, soprattutto contro basi militari o contro fabbriche di armi. Mercoledì 4 e giovedì 5 novembre si sono tenute le udienze per il ricorso di fronte alla Corte Suprema, ultimo grado di giudizio nel Regno Unito, contro la messa al bando dell’organizzazione.
Negli ultimi mesi migliaia di persone sono state arrestate per aver partecipato a manifestazioni in supporto del gruppo: l’ultima è stata il 1° novembre, i manifestanti fermati sono stati 325.
Proprio per manifestare un supporto concreto a Palestine Action, in un articolo pubblicato sull’Irish Times, Rooney aveva espresso l’intenzione di devolvere tutti i diritti d’autore dei suoi romanzi in favore degli attivisti. Il concretizzarsi di questa decisione non solo ha reso Rooney perseguibile dalla legge britannica, ma anche l’editore Faber, che di comune accordo con l’autrice ha ufficialmente cessato la distribuzione dei suoi romanzi nel Regno Unito.
La risposta e i precedenti
La lettera sul New Statesman nasce in risposta a questi ultimi eventi. «I libri [di Sally Rooney] devono essere disponibili al pubblico» scrivono i firmatari. «Il loro ritiro dal commercio, fondato su una legislazione rigida e inconcepibile, è un affronto ai principi base della libertà di parola e di espressione che per troppo tempo sono stati dati per scontati in questo Paese. Noi rigettiamo categoricamente la censura – che sia essa diretta o indiretta – e chiediamo al governo un cambio di rotta, modificando una legislazione che ci ha condotti a questo punto di assurda repressione».
Nel 1972, qualcosa di molto simile era successo con John Berger, autore del romanzo G. e vincitore del Booker Prize, il quale aveva devoluto parte dell’assegno alla sezione britannica del Black Panther Movement. La sua protesta, resa nota nel discorso di accettazione, era indirizzata verso lo sponsor principale del premio, Booker McConnell, denunciando i 130 anni di profitti e sfruttamento nel territorio dei Caraibi. In quell’occasione, tuttavia, lo scrittore non aveva subito nessuna conseguenza di tipo legale.
Così, mentre il governo britannico invita i cittadini a fare rifornimenti di bottiglie d’acqua, cibo in scatola, torce e sacchi a pelo, sufficienti per sopravvivere a tre giorni di emergenza generica (da quella climatica, a quella bellica, passando per gli attacchi cibernetici), molti lettori e lettrici si sono riversati sulle librerie oppure online, per fare rifornimento delle ultime copie disponibili dei romanzi dell’autrice irlandese. Immediatamente dopo l’annuncio di Faber & Faber, le vendite dei libri di Sally Rooney sono aumentate rendendo molto difficile la reperibilità delle ultime copie disponibili attraverso i circuiti ufficiali. Ma c’è chi prova a organizzarsi e il sostegno arriva soprattutto dalle librerie indipendenti.
Aimée Madill, titolare di Phlox Books in East London, ha dichiarato al Times di avere tutta l’intenzione di continuare a vendere i libri di Sally Rooney nella sua attività, anche se al momento tutte le copie reperibili da canali di vendita secondari risultano sold out. La stessa posizione è stata espressa da alcuni librai dell’Irlanda del Nord, come Jenni Doherty, titolare di Little Acorns Bookstore, in Derry, e Jo Zebedee, titolare di Secret Bookshelf, a Carrickfergus, nei pressi di Belfast. Una delle soluzioni possibili sarebbe quella di importare i libri legalmente da oltreconfine.
Le azioni di solidarietà
Intanto, tra i colleghi di Rooney, due scrittori per l’infanzia – Chris Haughton, irlandese, e Nicola Davies, originaria del Galles – hanno scelto di donare direttamente all’autrice i proventi dei loro libri, aggirando così le restrizioni imposte dalla legge britannica. La notizia viene annunciata da The Bookseller, il principale portale di notizie editoriali del Regno Unito. Chris Haughton è un autore di libri illustrati tradotti in più di trentacinque Paesi, e vincitore di numerosi premi di categoria. Lui stesso, negli ultimi mesi ha partecipato più volte alle manifestazioni a sostegno della Palestina nel Regno Unito, ed è stato arrestato due volte per aver innalzato cartelli in supporto di Palestine Action. Nicola Davies, invece, è l’autrice del libro illustrato The Day War Came (Walker Books) storia di una bambina costretta a lasciare il proprio Paese d’origine per trovare rifugio in un’altra nazione. Le vendite di questo titolo, pubblicato nel 2018, sarebbero aumentate proprio in concomitanza con le guerre in Ucraina e in Palestina, e Davies non esiterà a trasferire i relativi diritti alla collega, in solidarietà con le sue scelte.
Rooney e Bds
La posizione politica di Sally Rooney aveva già fatto notizia nel 2021, quando l’autrice aveva reso pubblica la sua vicinanza al movimento Bds (Boycott, Divestment, Sanctions). Il gruppo promuove ancora oggi una serie di strategie per fare pressione sul governo israeliano per la liberazione della Palestina attraverso azioni di boicottaggio economico, accademico, culturale e politico. In quell’occasione, Rooney si era rifiutata di approvare la pubblicazione di Dove sei mondo bello in lingua ebraica presso l’editore israeliano Modan, nonostante questo si fosse già occupato dei suoi libri precedenti. L’autrice aveva infatti dichiarato che non avrebbe più lavorato con case editrici israeliane a meno che queste non prendessero chiaramente le distanze dall’apartheid del popolo palestinese. Solamente quest’anno, Rooney ha trovato un accordo con l’editore indipendente November Books per l’uscita del suo ultimo romanzo Intermezzo.
«Il governo deve necessariamente fare un passo indietro rispetto alla sua definizione di terrorismo» sono i commenti che si sentono in una piccola comunità di lettori londinesi che ogni domenica mattina si ritrova a parlare di libri da Book Bar, una libreria indipendente di Chelsea. «È stato surreale vedere manifestanti, tra cui anche molti anziani, che venivano arrestati solo perché avevano sollevato i loro cartelli in supporto di Palestine Action. Oggi la censura arriva a colpire i libri e la cultura, questo inizia a fare veramente paura». In ogni caso la scelta di Rooney viene definita come «coraggiosa». «È ammirevole che una persona con quella visibilità usi la sua voce per sostenere una causa così importante. Molte celebrità e intellettuali hanno paura di esporsi troppo e perdere consenso, Rooney no». Nel frattempo, sui social non mancano nuovi reel e meme nei quali i libri dell’autrice irlandese vengono scambiati al posto di sostanze illegali in vicoli scuri. E se oggi un po’ ci fanno ancora ridere, domani chissà.
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