La missiva indirizzata al governo italiano e al parlamento europeo affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle designazioni americane emanate «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea»
Un appello alla Commissione europea e al governo italiano affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle sanzioni americane emanate, «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea». Lo scrivono quattordici organizzazioni della società civile italiana, da Mediterranea a Banca etica, da Oxfam all’Arci, passando anche per Acli, Legacoop, Altromercato e Gruppo Abele, insieme alla Federazione europea delle Banche etiche e alternative.
Una lettera aperta che arriva a oltre un mese dal sanzionamento, da parte dell’amministrazione Trump, del collettivo di attivisti digitali Autistici/Inventati, che forniva strumenti digitali, liberi dal controllo delle Big tech. Collettivo costretto alla chiusura dopo essere stato designato dagli Usa come Specially designated global terrorist, non per aver materialmente compiuto attentati, ma per aver fornito «un’ampia gamma di servizi», a «gruppi marxisti, anarchici e ad altre organizzazioni estremiste di sinistra negli Stati Uniti, in Europa e altrove».
Sanzioni che hanno avuto come immediato effetto la chiusura dell’account Paypal dell’associazione di A/I, l’oscuramento, da parte di PIR (la non profit che gestisce i .org in tutto il mondo, con sede negli Stati Uniti) del dominio autistici.org. E il congelamento del conto da parte di Banca etica. Per paura di sanzioni secondarie che avrebbero implicato per tutti i loro clienti, «l’impossibilità di utilizzare carte di credito e carte di debito (che oggi dipendono da un sostanziale monopolio di operatori Usa»).
Una dipendenza che i firmatari definiscono strutturale, ricordando che, secondo la Bce, quasi due terzi dei pagamenti con carta nell'area euro sono gestiti da operatori non europei e che in tredici Paesi i pagamenti nei punti vendita dipendono interamente da circuiti internazionali.
La nota di Banca etica
Non a caso è la stessa Banca etica a inviare la lettera aperta accompagnandola da una nota del presidente Aldo Soldi che si sofferma proprio sulla chiusura del conto di A/I, definendola «una decisione sofferta». E per cui stanno continuando a cercare soluzioni «con l’obiettivo di smobilizzare le risorse del conto corrente».
Ma, scrive, «vogliamo anche rendere evidente il problema politico nel suo complesso: da soli non possiamo cambiare le cose, per questo stiamo cercando di costruire una rete ampia di organizzazioni per chiedere al governo e all'Unione europea di compiere atti concreti a difesa della autonomia giuridica e finanziaria di chi vive e opera nella Ue».
Ripristinare la sovranità europea
I firmatari denunciano il rischio che le sanzioni unilaterali imposte da paesi terzi finiscano per escludere cittadini e organizzazioni europee dal sistema finanziario senza adeguate garanzie giuridiche. Una questione che, sottolineano, non riguarda soltanto le banche e la competitività europea, ma investe direttamente diritti, pluralismo e autonomia strategica dell’Unione. Il rischio, avvertono, è che il sistema finanziario diventi uno strumento di pressione politica indiretta, consentendo di fatto all’esecutivo di uno stato estero di produrre conseguenze su soggetti europei senza efficaci meccanismi europei di verifica, riesame e tutela.
Nella lettera le organizzazioni italiane affermano, poi, di sostenere le richieste già fatte dalle interrogazioni presentate al Parlamento europeo, da Brando Benifei, Della Valle/Tamburrano e Scuderi/Salis (per cui si sta ancora aspettando una risposta scritta). Così come quelle già avanzate da una serie di associazioni della società civile olandese. Per chiedere all’Aia di “mettere in campo subito misure di tutela per i soggetti incensurati ingiustamente colpiti dalle sanzioni Usa e di avviare un’azione più ampia per ripristinare la sovranità europea nel settore dei servizi digitali e finanziari”.
Le richieste delle organizzazioni
L’iniziativa non richiama solo il caso di Autistici/Inventati (pur dimenticando quelli delle ong palestinesi), ma anche quello di Francesca Albanese e dei giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale che rischia di essere sanzionata dall’amministrazione Trump nella sua interezza. Tanto che i Paesi Bassi, dove ha sede la Cpi, hanno chiesto alla Commissione europea di preparare il Blocking Statute per proteggerla. La riforma e l’ampliamento dello strumento europeo è una delle richieste inoltrate anche dalle organizzazioni italiane. Chiedono che l’Unione europea assuma una posizione netta «sull'impatto sproporzionato delle sanzioni extraterritoriali sugli operatori finanziari europei e sui loro utenti», valutando il ricorso allo Strumento Anti-Coercizione.
Chiedono che vengano predisposte tutele per le banche in modo che non siano costrette a «interrompere i rapporti con organizzazioni e imprese ingiustamente colpite da sanzioni estere». Così come un’azione diplomatica nei confronti “dei Paesi terzi responsabili di tali provvedimenti”. E la creazione di «un'infrastruttura digitale e finanziaria europea indipendente, a partire dall'euro digitale», come priorità strategica. Le organizzazioni chiedono inoltre un meccanismo europeo di tutela e riesame, con un interlocutore istituzionale e organismi indipendenti ai quali persone e associazioni colpite possano rivolgersi per ottenere assistenza, valutazioni tecniche e tutela dei propri diritti.
© Riproduzione riservata