La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ormai è totalmente disabituata alle domande dei giornalisti. Quando arrivano mostra nervosismo e colleziona errori con annesse citazioni sbilenche. Il riferimento è alla domanda posta dalla collega Francesca De Benedetti sul caso sollevato dal nostro giornale in merito allo spionaggio al quale è stato sottoposto il braccio destro della prima ministra, Gaetano Caputi, che ricopre l’incarico di capo di gabinetto di palazzo Chigi.

Parole quelle di Meloni che sono un segnale chiaro dell’idiosincrasia nei confronti dei giornalisti e della libera stampa, ma anche di profonda impreparazione. E meno male, come aveva detto a inizio conferenza, che lei lavora per proteggere l’informazione. Domani ha prima raccontato affari e relazioni di Caputi e successivamente rivelato che quest’ultimo era stato spiato da agenti dei servizi segreti, un dato ricavato dall’incartamento giudiziario del quale eravamo in possesso in quanto indagati. 

Una rivelazione possibile, infatti, perché Caputi aveva querelato Domani e, come già fatto dal ministro della Difesa Guido Crosetto, aveva chiesto ai pm non di indagare per diffamazione, ma di scoprire le nostre fonti. Nella querela presentata Caputi e il suo legale sostenevano l’ipotesi che noi cronisti avessimo utilizzato materiale riservato. Di recente i colleghi hanno vinto la causa civile contro Caputi.

Non si è trattato di «subdoli espedienti». Non si è trattato neanche di «diffamazione», ma solo «del legittimo esercizio del diritto di cronaca e critica giornalistica costituzionalmente tutelati». Questo il contenuto della sentenza del tribunale civile, è ancora in corso la pendenza penale, ma non c’è alcun materiale riservato utilizzato. 

Ecco le parole di Meloni. «Il mio capo di gabinetto ha denunciato perché ritiene di essere stato spiato, su questo c’è un’indagine e la magistratura ci dirà se è stato spiato, difficilmente posso averlo fatto spiare io. Una cosa voglio dirle, le informazioni sensibili su Gaetano Caputi sono state pubblicate sul vostro giornale, secondo Caputi quelle informazioni sensibili non sono reperibili su fonti aperte, vuole dire lei qualcosa a me su questa vicenda?». 

Partiamo dall’unica notizia che Meloni dà: non è stata lei a far spiare Caputi. Una notizia visto che la premier non si era mai espressa su questo nostro scoop di cui si è parlato per settimane. Dunque chi ha ordinato agli agenti dell’Aisi di effettuare verifiche sul suo capo di gabinetto? Il fatto che Meloni non sappia la genesi di un fatto così grave di sicurezza nazionale è un problema. 

Comunque le informazioni pubblicate su Caputi sono tratte da banche dati di pubblica consultazione, non c’è niente di riservato e l’affermazione «informazioni non reperibili su fonti aperte» è semplicemente falsa. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, la donna più potente d’Italia allude e riporta la tesi del suo fedelissimo, smentita dall’evidenza, ignara della sua infondatezza o forse intenta unicamente ad attaccare il nostro giornale.

Meloni, alla domanda su Caputi e sugli strali di Donald Trump contro il diritto internazionale, è tornata anche su un’altra inchiesta del nostro giornale, che non ha gradito. Quella relativa all’accatastamento della sua abitazione, come A7 e non come A8, quest’ultimo accatastamento che le avrebbe fatto pagare più tasse.

Meloni ha detto: «Mi sarei aspettato una domanda su un altro scoop che avete fatto relativo al fatto che io avrei brigato con l’agenzia dell’entrate per fare accatastare la mia casa in una classe catastale diversa da quella che casa mia meriterebbe, l’avete presentata come una grande inchiesta, forse non me ne chiede conto perché non era una grande inchiesta».

In una delle due puntate dell’inchiesta scrivevamo quanto segue: «Insomma, servirebbe una riforma, quantomeno una maggiore chiarezza nel mare magnum degli accatastamenti. Di certo l’adeguamento se fatto con tutti i crismi influirebbe pure sulla tasche della premier: la sua villa classificata A/7 dai tecnici all’insaputa della leader diventerebbe A/8 e le toccherebbe pagare molte più tasse». Mai scritto che ha brigato, ma che le destre si sono sempre opposte alla riforma del catasto. Meloni è una furia: «Una menzogna, accusa infamante».

Avremmo voluto chiederle anche dell’amichettismo delle destre a partire dall’ex Forza Nuova Martin Avaro e socio fascista che prendono affidamenti diretti da Palazzo Chigi mentre allestiscono Atreju. Avremmo voluto chiederle anche altro, quell’altro sono le nostre inchieste sulle destre al governo, lavori che Meloni chiaramente non ha gradito. 

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