La morte di un ragazzo di 25 anni di origini marocchine nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Bari, mentre si trovava nelle mani dell’amministrazione, è un monito che il governo ha deciso di non ascoltare, approvando il disegno di legge immigrazione mercoledì. Tra le norme, quella che prevede restrizioni al potere ispettivo dei parlamentari nazionali ed europei nei Cpr, luoghi di detenzione amministrativa in cui può essere recluso chi non ha un permesso di soggiorno. 

«È gravissimo perché riguarda una prerogativa dei parlamentari che hanno un potere specifico di accesso ai luoghi di detenzione», dice il deputato di +Europa Riccardo Magi. Lo ha ribadito anche in aula giovedì mattina, quando le opposizioni hanno chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana di stralciare la norma dal ddl.

Nel pomeriggio dal Viminale hanno fatto sapere che il ddl «non interviene sulle prerogative dei parlamentari» ma mette ordine «sul tema degli accompagnatori». Una precisazione che non convince Magi per come è scritta la norma: «L’unico modo che hanno per uscirne è riscriverla», ha detto il deputato.

Articolo 17

All’articolo 17 septies sono elencati i soggetti che possono entrare nei Cpr senza autorizzazione: tra gli altri, il garante nazionale dei detenuti, i garanti territoriali, i membri del governo, i parlamentari nazionali. Questi ultimi, se il testo verrà confermato, vedranno il loro potere ispettivo restringersi ulteriormente. Non solo i collaboratori devono essere «stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio», ma si prevede che la visita sia limitata «alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta». Lo stesso per i membri dell’Europarlamento e i loro collaboratori.

Una disposizione che Magi definisce «insidiosa» perché il potere ispettivo «deve riguardare la visita senza limiti, in tutti gli ambienti di detenzione. Solo così ci si rende realmente conto delle condizioni». Per la deputata del Partito democratico Rachele Scarpa la norma è in «forte contraddizione con la Costituzione», che chiede «massima attenzione nell’esercitare a pieno le funzioni di controllo» nei luoghi di privazione della libertà. 

Entrambi i deputati, nella loro attività, portano avanti un lavoro di monitoraggio del sistema Cpr, più volte censurato anche da organismi internazionali, per le condizioni di vita, la negazione di diritti, l’abuso di psicofarmaci, i tentativi di suicidio e gli atti di autolesionismo. Si pensi, denuncia Scarpa, che «abbiamo dovuto dare noi, io e Cecilia Strada (eurodeputata del Pd, ndr), notizia della morte del ragazzo nel Cpr di Bari. Altrimenti non si sarebbe saputo niente». 

I parlamentari – che non sono «tuttologi», ricorda la deputata – nelle loro visite spesso sono accompagnati da professionisti legali, sanitari o altri esperti della materia, per avvalersi di competenze molto specifiche. La norma però prevede che i collaboratori siano «stabili» e «incardinati nell’ambito del loro ufficio». Dunque, si escludono avvocati, medici, esperti della società civile che in questi anni hanno reso le visite realmente ispettive e permesso un controllo effettivo. Al contrario, il governo vuole, dice Scarpa, un sistema «all’insegna dell’opacità», lontano da «uno sguardo pubblico». Significa «trattare il parlamento come passacarte e non come rappresentante eletto dal popolo».

Le opposizioni attendono di vedere quale sarà la versione del testo che approderà in parlamento, ma promettono, se la norma dovesse sopravvivere, «una strenua opposizione», anche con la mobilitazione delle camere penali e della società civile, spiega Magi. E spera che, anche nella maggioranza, chi si definisce garantista bocci la norma. 

La circolare

Il ddl è solo un passo in più che conferma «la volontà governativa di evitare occhi indiscreti sul Cpr», rendendolo «un luogo inaccessibile», spiega l’avvocato Arturo Covella, esperto di diritto dell’immigrazione che più volte ha collaborato alle ispezioni di garanti e parlamentari al centro di Palazzo San Gervasio, in Basilicata.

Negli ultimi anni, le visite di garanti, associazioni e parlamentari si sono moltiplicate. Il governo aveva infatti già provato a intervenire sul potere ispettivo dei parlamentari, con una circolare ministeriale del Viminale del 18 aprile 2025, restringendo la platea di collaboratori a cui era permesso l’accesso. Già nella circolare, dunque, spiega l’avvocato, si introducono limitazioni temporali e qualitative: il «responsabile» può limitare la durata degli accessi e la possibilità di parlare con i trattenuti. In due occasioni, a Covella è stata negata la possibilità di entrare con il garante provinciale.   

opacità

L’avvocato riceve spesso chiamate di denuncia delle condizioni da parte dei trattenuti nel Cpr di Palazzo San Gervasio: l’ultimo, un ragazzo che chiede invano da giorni di andare in ospedale per problemi di salute. Ma, se il ddl non dovesse essere modificato, si negherà anche «la libera detenzione di telefoni cellulari» e si vieteranno «riprese videofotografiche o registrazioni audio» nella struttura.

C’è una «contraddizione giuridica», secondo l’avvocato: si tratta di soggetti sottoposti a detenzione amministrativa, non di detenuti senza diritto ad avere contatto con il mondo esterno. «Le visite ispettive del parlamentare non esisteranno più», conclude, «e riguarda tutti i cittadini». Perché è una modifica che incide sulla funzione di vigilanza sull’andamento e la trasparenza della pubblica amministrazione. Per Magi, si vuole nascondere quello che accade all’interno. 

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