«La situazione è pessima, ci sono i problemi di sempre che peggiorano di giorno in giorno. Il sovraffollamento, ma anche il fantomatico piano carceri che è totalmente campato in aria mentre le strutture detentive cadono a pezzi e gli agenti sono sottoposti a caporalato di stato». L’analisi è di Gennarino De Fazio, sindacalista che si prepara alla rielezione come segretario della Uil penitenziaria. Domani lo ha raggiunto al telefono. Il congresso che si è aperto in queste ore è l’occasione per stabilire priorità dopo il crollo di credibilità che ha colpito i vertici con le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, che aveva la delega alla penitenziaria.

E proprio Delmastro, a sorpresa, è arrivato all’appuntamento accomodandosi in prima fila. Primo evento pubblico al quale partecipa dopo aver abbandonato il governo a causa della società e degli affari con Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Il meloniano aveva ricevuto l’invito prima delle dimissioni quando era ancora sottosegretario. E non c’erano altri rappresentanti del governo Meloni.

Delmastro rivendica

La notizia diventa subito lui. Quando prende la parola racconta così quanto accaduto: «Dismessa la carica di sottosegretario per le ben note, gravose e penose vicende, posso ritrovarmi con dei rappresentanti sindacali e anche amici», dice il meloniano che parla di «momento di grande difficoltà».

Poi elenca il numero di assunti, l’acquisto di materiale, parla della difesa di Abele oltre che di Caino, in riferimento alle aggressioni subite dalla polizia penitenziaria in contrapposizione alle torture subite dai detenuti, come documentato da inchieste giudiziarie. Parla di ordine, legalità e sicurezza negli istituti, delle fatiche dei giovani assunti in sedi scomode e costose, dei corsi di formazione ridotti per necessità, visto l’organico ridotto. Ha parlato di criminalità organizzata, di sicurezza che passa dalle carceri. «Non sono l’uomo nero del carcere italiano, ho saturato gli organici dei funzionari pedagogici», dice. 

Parla di modello italiano, si altera, batte le mani sul tavolo, incassa applausi. «È stata una gioia rappresentarvi, continuerò a farlo da deputato semplice», dice. Delmastro non accenna alla sua società con la figlia di un imprenditore del clan più potente della capitale. Anche quando parla di carcere dimentica il disastro. 

La cena, la foto e l’autorevolezza

«C’è un problema di autorevolezza, certo. Un ministro che è rimasto al suo posto nonostante la sconfitta al referendum, un sottosegretario delegato che ha fatto un passo indietro, la capo di gabinetto che ha lasciato. Le ombre emerse non aiutano ad avere un’istituzione forte e credibile», dice De Fazio. E poi ci sono quelle foto con tutti i dirigenti del Dap, ancora in sella, attovagliati nel ristorante di Caroccia. A una cena, come svelato da Domani, erano tutti presenti per festeggiare la nomina del capo, Stefano Carmine De Michele, che pagò quella sera. Vertici che erano in prima fila ad ascoltare Delmastro nel suo intervento al congresso. 

«Non hanno fatto bene al sistema, sono fotografie che avremmo preferito non vedere. Spero possano essere chiarite, ma al momento hanno lasciato tutti perplessi. Quello che più mi preoccupa, però, è lo stato degli istituti di pena. Siamo a 64mila detenuti a fronte di 46mila posti disponibili. Il fantomatico piano carceri parla di nuovi posti aggiuntivi, ma la situazione potrebbe solo peggiorare», dice De Fazio.

In che senso? «Nelle carceri mancano 20mila agenti rispetto al fabbisogno effettivo. Con nuovi istituti si aggraverebbe la mancanza di personale considerando che ormai lavorare in carcere è diventato respingente, sostanzialmente un pianeta che ha una forza centrifuga, tutti cercano di evadere, non solo i detenuti», risponde. Ma il piano del ministro per gli istituti di pena che fine ha fatto?

«Non si è visto niente, volevano convertire le caserme dismesse, ma hanno scoperto l’impossibilità dell’operazione come avevamo ampiamente denunciato. Ora ci riprovano con nuovi reparti modulari in stile Albania, idea che farà la stessa fine del progetto Albania. Hanno previsto posti aggiuntivi in regioni dove il sovraffollamento è più basso in percentuale. E poi c’è la formazione. Il nuovo responsabile dice che è la casa del dipartimento, ma si tratta di un B&B, visto che un agente viene formato per 60 giorni, un periodo anche in didattica a distanza, e poi spedito in servizio». Lo slogan del congresso della Uil è «Coltivare le origini, far fiorire il futuro».

Anche se il futuro degli istituti di pena con la destra al governo sembra un passato già visto. 

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