Un canale di dialogo tenuto aperto, perché non si sa mai: è sempre meglio evitare il “no” a prescindere. Fratelli d’Italia ha scelto la linea della cautela rispetto a Futuro nazionale, il soggetto lanciato da Roberto Vannacci, che invece sgomita per prendersi l’elettorato più a destra e intanto ha aderito al gruppo dell’Europarlamento in cui c’è la Afd, l’estrema destra tedesca.

Al momento della fuoriuscita dalla Lega, il ministro meloniano Luca Ciriani ha definito il generale come «un personaggio sopravvalutato», sminuendo la portata dei primi sondaggi che lo accreditavano di un ipotetico 4 per cento («Se la nonna avesse le ruote…», era stata la sua battuta).

Una mano tesa alla Lega furiosa per l’addio del generale, eletto all’Europarlamento nelle liste del partito di Matteo Salvini. Almeno in quell’occasione Fratelli d’Italia ha evitato di gettare sale sulla ferita leghista, appena aperta dall’annuncio della separazione vannacciana. Ma FdI, passate le primissime ore dopo lo strappo, ha lasciato una porta socchiusa all’ipotetica alleanza con Futuro nazionale. Nessuna preclusione a priori. Un dato politico che, per usare un eufemismo, non farà molto piacere alla Lega. Per Salvini, infatti, è indigeribile l’idea di andare a braccetto, nella stessa alleanza, con quello che è stato definito «un traditore».

Alleanza e condizioni

La posizione “aperturista” non è una frase dal sen fuggita, ma maturata dai due principali ideologi della fiamma meloniana, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e il deputato Francesco Filini, responsabile dell’ufficio studi di FdI, la fucina del pensiero del partito. Una linea necessaria per capire il reale impatto sul consenso a destra.

Certo, Vannacci deve accettare le condizioni poste da Giorgia Meloni. A cominciare dalla politica estera, peraltro tema del giorno visto l’anniversario dell’attacco russo all’Ucraina. «Chi vuole stare nel perimetro del centrodestra deve accettare il programma del centrodestra, con un punto così importante come quello della politica estera e di postura internazionale. Chi non accetta i programmi del centrodestra è fuori dal centrodestra», ha detto Filini.

Insomma, Futuro nazionale può scegliere di fare come la Lega, ossia sbraitare contro le armi all’Ucraina ma adeguarsi all’invio degli equipaggiamenti oppure andare controvento e sfidare, da destra, la coalizione ora al governo.

Filini, in soldoni, non ha escluso la possibilità di un dialogo: «Vedremo quando esisterà questo nuovo partito se sposerà i valori del centrodestra o ne rimarrà fuori». La palla è stata lanciata nel campo “futurista”.

A dar peso al ragionamento del parlamentare, è arrivato Fazzolari, di cui Filini è considerato il braccio destro: «Il centrodestra si è presentato con programma unico» che prevede «il sostegno all'Ucraina», ha spiegato il sottosegretario. Dunque, il partito di Vannacci «come su qualunque altro tema deve condividere il programma di centrodestra», ha sentenziato il consigliere della premier. E se lo dice Fazzolari è come se lo avesse detto Meloni.

Assalto Vannacci

Intanto il leader di Fn prosegue per la sua strada, che non è di appiattimento su Meloni. Anzi ha adottato una strategia critica nei confronti dell’esecutivo, pur garantendo i voti alla Camera (è accaduto con la fiducia accordata dai deputati Emanuele Pozzolo, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello). Il governo Meloni «non ha posizioni chiaramente di destra. Su questo non ci sono dubbi», ha scandito Vannacci, prendendo di mira soprattutto l’ala moderata, incarnata da Forza Italia.

«Un esponente del governo (Antonio Tajani, ndr) vuole portare avanti lo Ius scholae, che sicuramente non si inquadra nelle posizioni di una destra pura, di una destra vera», ha aggiunto l’ex vicesegretario leghista. Da qui il rilancio della sua battaglia per la «remigrazione». Una spina nel fianco della Lega, che deve digerire anche le aperture meloniane a Vannacci.

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