Al molo del capoluogo pugliese si è radunato il popolo di Fratelli d’Italia per celebrare il governo più longevo della storia della repubblica e soprattutto la sua leader. Spariti gli alleati, esiste solo lei
Nulla cementa la militanza come il sudore. Questo devono aver pensato gli organizzatori del comizione di Giorgia Meloni per festeggiare il governo più longevo della repubblica.
La location scelta è inusuale: il porto di Bari, un molo che dà sull’Adriatico e che può essere raggiunto solo dopo le forche caudine di un imponente dispiegamento di sicurezza e un viaggio di venti minuti in navetta. Peccato che la fiera del Levante fosse occupata – c’è il concerto di Caparezza, istituzione pugliese – così è toccato il molo nuovo. Poco male: una precauzione in più per escludere la presenza di qualsiasi tipo di contestazione che guasti la festa.
Si racconta che la premier volesse una città del sud e la scelta non potesse ricadere che su quella del suo amico di famiglia e sottosegretario Maurizio Gemmato, che infatti si aggira per la spianata d’asfalto antistante il palco a stringere mani e fare selfie. Lui è l’uomo che ha portato Giorgia a Bari e va ringraziato.
Ai militanti, del resto, importa soprattutto questo: vedere la leader, evocata sempre con il nome proprio e stampata sulle magliette con grafica da fumetto. E non conta se è il 4 settembre e il solleone picchia sulle teste dei militanti, alcune per fortuna coperte dal cappellino – per fortuna bianco – con il logo di Fratelli d’Italia e la scritta “L’Italia più forte”.
Non importa il caldo soffocante che sfoga dall’asfalto, importa solo prendere un posto in prima fila sotto il palco per vedere bene la premier più longeva della storia. I più decisi a conquistarlo sono i ragazzi di Gioventù nazionale, organizzati come falangi a proteggere lo striscione che andrà sollevato quando comincerà il comizio.
«Ma non andava bene piazza del Popolo?», si chiede però un militante osservando la platea: settanta pullman e 10mila persone annunciate, ma sembra impossibile che lo spazio possa contenerle tutte. Eppure, con il palco che guarda il mare aperto, il selfie che certamente Meloni si farà dall’alto e con sotto la distesa di persone sarà uno scatto memorabile. Tanto più che l’orario fissato per il suo comizio sono le 19.20 e quando finirà, con un po’ di fortuna, il tramonto sull’acqua sarà uno spettacolo immancabile.
Non a caso, sul badge che viene consegnato all’ingresso a tutti, dopo i controlli della vigilanza campeggia in stampatello lo slogan: “Io c’ero”.
La canicola
Nell’attesa, però, si suda. L’organizzazione distribuisce bottigliette d’acqua e per accedere al palco si attraversano gli archi barocchi in legno tradizionali, che con l’imbrunire verranno illuminati. Mancano ancora molte ore, però, e nemmeno i food truck con specialità pugliesi hanno avuto il coraggio di cominciare a friggere.
Del resto, il pomeriggio è lungo. Alla spicciolata, tra la folla, arrivano anche i ministri. Francesco Lollobrigida, coraggiosa camicia azzurra che inizia a inzupparsi e bretelle, sorride nei selfie che gli chiedono i militanti e saluta calorosamente gli amministratori che si avvicinano per stringergli la mano. Suda anche lui, ma non si sottrae agli abbracci di chi ha fatto molta strada per raggiungere Bari.
Nell’attesa, gli accenti si mischiano e le strategie per guadagnare il posto migliore sono varie: c’è chi è deciso a presidiare da subito le prime file e chi preferisce cercare l’ombra, scommettendo che anche i più duri dopo qualche ora verranno sconfitti alla canicola e a un certo punto lasceranno il posto.
La sala stampa – un tendone adiacente al palco, spartana ma almeno in ombra – è oggetto del desiderio di molti: a delimitarla servono transenne, su cui si appoggiano i militanti che cercano almeno un po’ di refrigerio nell’attesa.
La parola d’ordine, che campeggia sui poster e viene ripetuta come un mantra da tutti i dirigenti che si avvicinano ai microfoni, è «stabilità»: un valore, una forza, simbolo di autorevolezza.
«Giorgia ha fatto la storia», sorride una militante, cappellino e bandiera in spalla. É una signora sulla sessantina, viene dal torinese e ha viaggiato tutta la notte su uno dei pullman organizzati.
Questo, del resto, è il sentimento dominante: il traguardo è storico e bisogna festeggiare, anche se più sottotono di come erano le iniziali intenzioni, vista anche la difficile congiuntura economica e internazionale.
Con un non detto che però è chiaro a tutti quelli che sono accorsi al porto di Bari: chi deve festeggiare è Fratelli d’Italia, il governo è il governo di Giorgia Meloni. Gli alleati, infatti, sono solo dei fantasmi per cui non c’è spazio da nessuna parte. L’unico che si è presentato di persona è il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ma i due big – Matteo Salvini e Antonio Tajani – hanno optato per un video.
Poco male, è sin troppo evidente che nessuno è qui per loro nè si sente l’esigenza di dare immagini di unità di coalizione: ormai è scontata, oltre che inevitabile tanto più ora che sugli alleati incombe l’ombra di Roberto Vannacci.
Dopo aver visto Meloni e averla celebrata, però, l’attesa è per una cosa sola: la data delle elezioni.
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