In una lunga intervista al quotidiano più volte finito sotto attacco dal presidente Usa, la premier è tornata a parlare del suo rapporto con il tycoon dopo mesi di silenzio e imbarazzi per i rapporti tesi tra i due esecutivi. Ampio spazio anche ad Almirante e alle radici di Fratelli d’Italia
In una lunga intervista al New York Times, Giorgia Meloni rivendica la linea seguita dal governo italiano, dai rapporti con Donald Trump alla politica migratoria, e torna anche sul proprio percorso politico e sul rapporto dell’Italia con il fascismo.
Sul fronte interno, Meloni respinge le critiche dell’opposizione sui risultati del governo citando occupazione, inflazione, sbarchi, spesa sanitaria e spread: «Ditemi se non sono migliori!». Nessun riferimento agli aumenti dei costi alle pompe di benzina dopo la fine delle misure emergenziali introdotte dal governo nei mesi scorsi a causa della guerra nel Golfo.
I rapporti con gli Usa
Parte dell’intervista è dedicata alle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e al suo rapporto personale con il presidente Trump, diventato negli ultimi mesi più difficile nonostante la vicinanza politica tra i due leader. «È evidente che pensavo che le cose sarebbero state più facili con lui, vista la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente», dice la premier.
Le tensioni sono esplose nel corso dell’anno, prima dopo gli attacchi del tycoon a papa Leone e poi, a giugno, quando Trump sostenne che Meloni lo avesse “implorato” per ottenere una fotografia insieme durante il G7. La risposta della presidente del Consiglio fu netta: «L’Italia e io non imploriamo mai». Nel mezzo le dichiarazioni di Trump contro l’Italia per il mancato sostegno alla guerra in Iran tramite l’utilizzo della base militare di Sigonella.
Nell’intervista, la premier difende comunque la necessità di tenere unito il fronte occidentale: «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali». Alla domanda se tornerà a parlare con Trump dopo la pausa estiva, ha risposto: «Be’, vedremo».
La premier parla anche del ruolo che l’Italia vuole avere nelle decisioni dell’Unione. Roma, sostiene, deve smettere di essere «la ruota di scorta di Francia e Germania» e deve essere invece «seduta al tavolo di coloro che stabiliscono la direzione». «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, di un’Italia che si considera inferiore agli altri», afferma Meloni, indicando come obiettivo «la più grande rivoluzione che possa avvenire in questa nazione: una rivoluzione dell’orgoglio».
Da Almirante a oggi
Nell’intervista, Meloni torna sulle proprie origini politiche. Racconta di essersi avvicinata giovanissima al Movimento sociale italiano dopo gli omicidi dei magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992. «Ricordo che, in una calda giornata di luglio, guardavo quelle immagini in televisione e pensavo: non possiamo andare avanti così. Basta!».
Interpellata sul fascismo, Meloni definisce quel periodo della storia italiana «particolarmente complesso» e osserva: «Chiaramente, se guardiamo oggi a questa storia è una cosa. Se l’avessimo guardata mentre ci trovavamo nel mezzo di essa, probabilmente l’avremmo vista in modo diverso, no?».
Parlando invece degli anni della militanza giovanile a Colle Oppio, afferma: «Lì ho imparato a difendere le mie idee. Sono diventata la persona che sono grazie agli anni della militanza giovanile».
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