Il leader di Italia lancia l’appello: «Le porte sono aperte, venite a darci una mano». E promette che non si candiderà nel listino bloccato
Matteo Renzi getta l’amo per lanciare l’opa su Forza Italia, sfruttando i malumori per lo spostamento a destra della coalizione. Soprattutto nel caso di dialogo con Futuro nazionale di Roberto Vannacci. Nell’intervento di chiusura della Leopolda 2026, il leader di Italia viva è stato chiaro: «Lancio un appello ai riformisti di Forza Italia, lasciate Forza Italia e venite con noi, non è casa vostra. Le porte sono aperte, venite a darci una mano».
Sul Quirinale ha professato ottimismo: «Saremo determinanti per l’elezione del Quirinale e per il semestre italiano di presidenza europea 2028. Noi come Iv siamo pronti ad allargare, c’è Casa riformista».
Il campo largo e Renzi
Per quanto riguarda il suo ruolo, Renzi ha garantito: «Io non sarò nel premio di maggioranza con il posto sicuro e blindato. Se siete convinti di avere preferenze, correte». Non è mancata la nuova stoccata a Giuseppe Conte, che aveva chiesto garanzie all’ex presidente del Consiglio sull’alleanza in vista delle prossime elezioni. «Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump». In particolare ha attaccato il ministro dell’Economia sui movimenti nel mondo bancario: «È infame quello che ha fatto Giorgetti con Unicredit. Deve smettere di intervenire nel risiko bancario».
Nel corso dell’intervento ha mostrato anche un «ramoscello d’ulivo». «In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili», ha detto «e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me. Schlein viene da una storia diversa dalla mia e ha avuto il coraggio di affrontarmi quando io qualsiasi cosa dicevo ero il vate, ero il guru».
Divisione e unità
Renzi ha toccato anche il tema più divisivo del campo largo: la politica estera. «L’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende. Chiaro?». Ma il senatore di Rignano ha comunque lanciato l’appello all’unità: «Ma noi non possiamo continuare a litigare. Con M5s e Avs sono più le cose che ci uniscono da quelle che ci dividono. L’unica salvezza del centrodestra è che il centrosinistra si divida e noi dobbiamo evitarlo».
Mentre sulla data del voto, ha pronosticato una prospettiva a lungo raggio: ««Secondo me il voto in Italia sarà a novembre, perché la paura fa novanta».
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