I suoi colli sono famosi, ma di praterie a Bologna ce ne sono poche. Al centro men che meno. Però tra portici e torri, la città si è trovata a essere per un giorno meta del mondo terzopolista. A far convergere al Cinema Nosadella centinaia di persone è stato un evento in teoria nato con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della disinformazione e della guerra ibrida, organizzato tra l’altro al momento giusto visti i quotidiani allarmi e attacchi cyber in tutta Europa.

In pratica, però, quello promosso da Europeisti e dal senatore di Azione Marco Lombardo è stato qualcosa di molto simile a un inizio di campagna elettorale, almeno per tutte le forze che oggi si dichiarano terzopoliste, quelle intenzionate a tirare dritte verso le urne al di fuori di destra e campo largo. Spoiler: non sono molte. E per adesso gravitano tutte nell’orbita del partito di Carlo Calenda, presente a Bologna, così come Spazio pubblico di Pina Picierno, la Fondazione Einaudi di Giuseppe Benedetto, Base popolare di Giuseppe De Mita, Europeisti di Piercamillo Falasca, e la fetta del Partito liberaldemocratico presieduta da Andrea Marcucci.

Falsità e cyberattacchi

All’iniziativa, dal titolo “Fuori dal rumore. Come proteggere l’Europa dalle falsità”, il tema centrale (o centrista) è stato il rischio in cui è piombato il continente, tra quanto sta avvenendo nei cieli di mezza Europa, con gli allarmi bomba sugli aerei, e le incursioni informatiche contro frigoriferi e istituzioni. E allora dal piccolo palco, Calenda ha avvertito un governo Meloni che sta «enormemente» sottovalutando i pericoli dietro agli attacchi hacker. 

«Siamo molto fragili in termini di cybersicurezza» ha aggiunto, puntando il dito contro «la Russia» che «incrementerà la pressione sull’Europa» specie «per come sono andate le elezione di midterm». Il sottotesto è la saldatura tra gli interessi di Vladimir Putin e Donald Trump che premono contro il Vecchio continente. «Sono quattro anni che diciamo a Meloni che gli investimenti sulla difesa non sono sufficienti» ha affermato ancora Calenda, perché «la principale arma di difesa oggi è contro la guerra ibrida e gli investimenti che stiamo facendo sono tra i più bassi nei paesi europei». 

L’ex ministro poi se l’è presa con il leader dei Cinque stelle: «Conte dice “siccome il governo non sta mandando armi, non ne parliamo più”: raramente ho visto una cosa più vile, ipocrita e sintomo di ignavia. È quello che è Conte: una plastilina che non ha valori».

A fargli eco sui rischi attuali sono stati Falasca e Lombardo: «Siamo ormai in guerra ibrida (nei trasporti, nella sanità, persino nel carrello della spesa) e chi nega o sminuisce la realtà mette in pericolo l’Italia e gli italiani». All’evento è stato lanciato una sorta di manuale contro la disinformazione sul web e non solo. 

La lista del centro

All’evento, però, la politica politicante è entrata a gamba tesa. Calenda lo ha confermato: «Alle elezioni faremo una lista centrale, di pragmatismo e buon governo, con un grande ideale: o si fa l’Europa federale o si muore e diventiamo colonie». «Il centro – ha continuato il leader di Azione – include tante esperienze che vedete qui oggi: dagli Europeisti, a Picierno, speriamo i liberaldemocratici». Del Pld, come detto, era presente Marcucci dopo che il partito si è diviso sulla linea del segretario Luigi Marattin che sempre di più sta puntando ad affiliarsi con il centrodestra. 

«Nessuna delle due coalizioni oggi, anche con il premio di maggioranza, avrebbe i numeri per governare davvero e prendere posizioni serie su temi come difesa comune, sostegno all’Ucraina, integrazione europea, energia, economia e lavoro» hanno affermato Lombardo e Falasca in una nota. Quello del premio di maggioranza, però, è un punto critico.

Calenda in questi mesi ha usato spesso una narrazione precisa: una lista di centro sarà fondamentale negli equilibri perché le due coalizioni non raggiungeranno il 42 per cento. Ma è una tesi che si sta smontando davanti ai sondaggi. Da settimane, infatti, le rilevazioni registrano che, nonostante Futuro nazionale, sia la destra sia il campo largo sono sopra quella soglia. E questo porterebbe il centro, pur in caso di ingresso in Parlamento, ad avere poca voce in capitolo.

Ad ogni modo da Bologna i promotori dell’evento hanno rilanciato quella che per loro è una battaglia contro «il finto bipolarismo italiano schiacciato tra i populismi di Conte e Salvini». «Noi siamo qui per dire che l’alternativa al bipopulismo italiano c’è, ci sarà sulla scheda elettorale, si chiama il centro, e siamo sicuri che crescerà perché gli italiani non vogliono essere condannati al meno peggio» ha sostenuto Picierno. Da quel palco di Bologna, evidentemente, qualcuno riesce a scorgere le famose praterie.

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