«Mi sembra ci siano tutte le condizioni per trovare una sintesi», commenta a Domani Ettore Rosato, vicesegretario e deputato di Azione. Si riferisce alla galassia centrista, quei piccoli partiti e movimenti che vogliono rimanere lontani dalla destra guidata da Giorgia Meloni, sempre più influenzata da Roberto Vannacci, ma anche dalla sinistra del campo largo perché troppo schiacciata sulle posizioni di Giuseppe Conte. Una galassia che, nonostante i pochi punti percentuali a disposizione, è frammentata.

Azione, Partito liberaldemocratico, Ora!, Spazio pubblico, Base popolare, Europeisti. L’elenco è lungo. Ancora di più se si aggiungono pezzi di quei partiti che in realtà sono già schierati in uno dei due campi, ma con cui il dialogo su alcuni temi è continuo: +Europa, Italia viva, Progetto civico italia, Noi moderati.

Prove di dialogo

Un po’ per la normale ripresa delle attività dopo l’estate e un po’ perché il tempo a disposizione comincia a scarseggiare in vista dell’anno elettorale, in queste settimane gli eventi legati all’area centrista si sono moltiplicati. E sono diventati occasioni di confronto, grazie all’attivismo dei pontieri presenti dentro ogni forza politica.

L’ultimo, in ordine cronologico, è stata l’Assemblea nazionale di Ora!, i cui leader e membri si sono ritrovati a Rimini nello scorso weekend. Un’assemblea che è servita per sviluppare un dibattito interno al movimento sui prossimi passi e per serrare i ranghi. Michele Boldrin e Alberto Forchielli hanno invitato diversi ospiti “esterni”, tra cui Pina Picierno, fuoriuscita dal Pd e fondatrice di Sp, Matteo Hallissey, presidente di +Europa, e lo stesso Rosato, anche per dare un segnale: siamo disposti a discutere con tutti. Ancor più perché da diversi “avamposti” locali, come in Friuli-Venezia Giulia, ma anche a Bologna, è la base dei centristi a spingere per l’unità.

Da molti ospiti sono state pronunciate parole di apertura. «Diciamo le stesse cose, poi ci possono essere sfumature diverse», commenta ancora a Domani il vicesegretario di Azione, che vede una finestra di «opportunità» per presentarsi uniti, specie per il clima sempre «più estremizzato» dei due poli.

A Roma, nei giorni scorsi, sono andati in scena altri due appuntamenti. Una due giorni di Base popolare, piccola sigla post democristiana guidata da Giuseppe De Mita, in cui un panel è stato intitolato: “Cercare una nuova strada. Popolari, liberali, riformisti tra transizione politica italiana e prospettiva europea”. Ospiti, anche qui, Picierno, ma oltre a Gaetano Quagliariello e Piercamillo Falasca di Europeisti. Quest’ultimo ha lanciato un appello: «Entro ottobre facciamo insieme un coordinamento di associazioni, movimenti e liste civiche, e un presidio in ogni comune».

Sempre Falasca, poche ore prima, aveva partecipato all’iniziativa alla Camera dei deputati della Fondazione Saragat sugli Stati Uniti d’Europa, dov’era presente Luigi Marattin, leader dei libdem, oltre a, di nuovo, Picierno. Il dialogo tra pezzi della stessa galassia ha subìto quindi un’accelerata. E nei prossimi mesi, questa la speranza dei pontieri, continuerà.

Il baricentro e le firme

«Io credo che il centro sarà forte e determinante, specie in un momento in cui rischiamo di perdere la bussola in Europa» ha dichiarato ieri, lunedì 21 settembre, Carlo Calenda, leader di Azione. Aggiungendo: «Andremo indipendenti e lo faremo perché riteniamo che queste coalizioni sono coalizioni che poi non costruiscono niente». Nulla di nuovo, l’ex ministro lo va dicendo da tempo. E a fasi alterne annuncia dialoghi specialmente con i libdem di Marattin o la nuova creatura di Picierno

Azione è l’unico di quei partiti che nei sondaggi è più o meno stabilmente sopra la soglia del 3 per cento. Il Pld viaggia attorno all’1, Ora! anche, Sp non è sondato. In sostanza, in quella galassia è l’unico soggetto con vere possibilità di rientrare in Parlamento intraprendendo la strada in solitaria. Calenda vuole giocarsi questa carta per essere il baricentro di un polo europeista.

L’altra, di carta, è il jolly delle firme. Azione non dovrà raccoglierle, il gruppo in Parlamento ce lo ha già. Se dovesse passare la riforma elettorale voluta da Meloni sarebbe un elemento più che rilevante. Soprattutto Libdem e Ora! si troverebbero in una posizione complicata, difficile per loro raggiungere centinaia di migliaia di firme in tutta Italia. Motivo per cui, specie Boldrin e soci, si sono scagliati contro il Melonellum.

La stessa battaglia la sta conducendo in Parlamento e fuori, Riccardo Magi, a capo di +Europa, altro partito che al momento, oltre alle divisioni interne, è appeso alla questione firme e alle sorti dei partiti centristi che guardano a sinistra, tra i renziani che vogliono fare la voce grossa, il progetto civico dell’assessore romano Alessandro Onorato e quello nascente di Ernesto Maria Ruffini.

L’innalzamento del numero di firme necessarie è un ostacolo «abnorme alla partecipazione di nuove forze politiche», ha dichiarato Magi. Che ha voluto, nonostante sia da tempo sostenitore di un posizionamento integrato di +Europa nel campo largo, mandare un messaggio al centrosinistra: «Per quanto ci riguarda non potremmo mai stare in una coalizione nella quale prevalesse questo modo di affrontare l’imperialismo di Putin». Il riferimento è a Giuseppe Conte, al suo convinto no alle armi a Kiev e alle posizioni emerse a Nova, la kermesse pentastellata. Dichiarazioni attentamente ascoltate dalla bolla centrista. 

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