Scaffali vuoti nei supermercati del Meridione, verdura che rischia di marcire nelle celle dei tir, lunghe file di mezzi fermi lungo le autostrade. Le immagini si rincorrono sui social e nei media, dando corpo alla vera emergenza drammatica e impellente a cui il governo non sa dare risposta, più concentrato, invece, sulla propaganda anti “maranza” dopo gli scontri di sabato scorso a Milano. A spiccare a fine giornata, infatti, è stato il silenzio della premier Giorgia Meloni, che ha messo la faccia sul nuovo decreto Sicurezza, mentre ha mandato avanti i suoi ministri sulla protesta dei tir.

La protesta ha paralizzato tutta la filiera: bloccata la logistica, i negozi rimangono senza prodotti freschi e si riempiono i magazzini di merce. I distributori di benzina rimangono a secco, innescando una reazione a catena che paralizza ulteriormente il sistema, dalle macchine private agli aerei negli scali del Sud. L’effetto è deflagrante: dalla Sicilia alla Calabria alla Puglia e poi su in Campania, gli effetti risalgono la penisola in Abruzzo, Umbria e Toscana, fino al Veneto. A metterlo nero su bianco è stata Federdistribuzione, che ha parlato di un blocco che «in molti territori risulta in ulteriore peggioramento» le cui conseguenze «sono particolarmente gravi per i prodotti deperibili». Confesercenti, invece, ha evidenziato un «approvvigionamento difficile per quattro imprese su dieci». Intanto, sono stati chiusi gli snodi autostradali tra A1 e A30 a Caserta Sud.

Illustrazione di Marilena Nardi
Illustrazione di Marilena Nardi
Illustrazione di Marilena Nardi

il decreto

Il governo cerca risposte, senza trovarne di convincenti. Nel vertice di martedì il ministro dei Trasporti Matteo Salvini aveva promesso lo sblocco di 480 milioni di crediti d’imposta per compensare i maggiori costi del gasolio, oltre a circa 590 milioni per il rinnovo dei mezzi, per una platea di 32mila autotrasportatori e da blindare con un decreto legge. In concreto, però, il piatto è tutt’altro che ricco: 450 milioni di crediti d’imposta erano già dovuti e verranno solo sbloccati, i restanti 50 milioni verranno pagati a partire da inizio 2027 e la stessa messa a terra avranno anche i denari per la rottamazione dei vecchi mezzi. In pratica nell’immediato non arriverà nulla più di quanto era già dovuto, con la richiesta in contropartita di smobilitare i blocchi. Non accolta: mercoledì 21 ottobre la situazione è apparsa tutt’altro che migliorata.

Fonti di palazzo Chigi hanno parlato di un governo, a partire dalla presidente, «al lavoro per tradurre rapidamente gli impegni assunti in misure concrete», con un cdm per giovedì 22 ottobre con l’approvazione di un decreto legge «che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto e ulteriori risorse per il comparto agricolo». Quanto alle proteste, il fatto che continuino «evidenzia una situazione più complessa» ma il governo ha distinto tra «le legittime rivendicazioni degli operatori del settore dai comportamenti di chi intende proseguire con i blocchi nonostante l’apertura di un canale di dialogo istituzionale. Allo stesso modo, occorre distinguere le proteste legittime da eventuali fenomeni di illegalità». Molti distinguo, che però spiegano perché dopo la carota sia arrivato anche il bastone.

bastone e carota

Il Viminale infatti ha avviato un’azione a tappeto per identificare gli autotrasportatori che stanno mantenendo i blocchi stradali, in particolare in Campania. «Temiamo infiltrazioni di bande organizzate che nulla hanno a che vedere con l'autotrasporto», ha detto il sottosegretario leghista Edoardo Rixi, «verificate il casellario giudiziario» ha rincarato il ministro Francesco Lollobrigida, che ha parlato di «evidenti infiltrazioni criminali». Il ministro Matteo Piantedosi ha infatti convocato una riunione con prefetti e questori delle province interessate dalla protesta, proprio per sollecitare attenzione su «possibili infiltrazioni». Il risultato parziale è stato quello di 1.339 identificati, 71 denunciati e 242 sanzionati sul piano amministrativo, con la predisposizione di scorte per i mezzi che riprendono il lavoro, così da garantire il regolare svolgimento delle attività di carico e scarico.

La risposta si è spostata così sul piano dell’ordine pubblico, perché accanto alle richieste dei tir sono arrivati gli appelli dei produttori: il blocco ha messo a rischio le produzioni tipiche come la mozzarella campana, ma anche il settore dell’allevamento rimasto senza mangimi per gli animali in Puglia, in ginocchio è anche la raccolta di frutta e ortaggi, come delle mele Igp di Caserta per mancanza di spazio dove conservarle.

«Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura infatti comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive», ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, durante il question time alla Camera, spiegando che «è importante che le stesse associazioni dei trasportatori ci chiedono di far rimuovere i blocchi».

L’emergenza però sta contagiando sempre più settori economici e sembra lontana anni luce la data del 27 ottobre in cui è previsto un nuovo incontro tra Salvini e gli autotrasportatori. A lanciare l’allarme sono stati i sindaci di Napoli, Gaetano Manfredi, e di Bari, Vito Leccese, che hanno parlato di città «a rischio paralisi» e chiesto una convocazione «anche degli enti locali» prima del 27.

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