La premier ottiene più soldi per l’agricoltura: il suo ok decisivo per l’approvazione dell’accordo di scambi commerciali con i paesi sudamericani. La Lega però frena. Macron rischia l’isolamento totale. Coldiretti esulta, ma le altre sigle sono più caute
Per una volta Emmanuel Macron può fare un favore, seppure involontario, a Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio è pronta a diventare la figura chiave per far approvare l’accordo con il Mercosur, l’organizzazione economica sudamericana (con sede a Montevideo in Uruguay), per facilitare gli scambi commerciali con l’America Latina.
L’intesa era caldeggiata da buona parte dell’Europa, ma finora era bloccata dal niet di Italia e Francia con il supporto della Polonia.
Il passaggio decisivo è atteso domani, 9 gennaio, ma palazzo Chigi è orientato a pronunciare il proprio via libera, sbloccando l’impasse. Facendo felice, tra gli altri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Marchio sul Mercosur
Meloni si prepara dunque a indossare le vesti della paladina dell’Europa, che consente di portare a compimento un percorso di contrattazione lungo decenni con i paesi del Sud America.
Per l’approvazione dell’intesa è infatti necessaria una maggioranza qualificata che prevede il voto favorevole di almeno 15 paesi componenti dell’Unione europea, che coprano almeno il 65 per cento della popolazione dell’Ue. Quindi, l’asse del no, tra Roma, Parigi e Varsavia era sufficiente a stoppare l’accordo.
Meloni potrà rivendicare di aver cambiato il corso della storia, a differenza del leader “amico-nemico” francese. Ma soprattutto la premier si è già intestata il recupero degli stanziamenti, in ambito europeo, sull’agricoltura.
«Chiediamo e auspichiamo che ci sia il termine chiaro di reciprocità. Quello che vale per noi vale anche per i prodotti che entrano per competere con i nostri prodotti. Questo è l’elemento fondamentale che ci mette in condizione di avere un buon accordo», ha puntualizzato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ricordando che l’Italia aveva frenato sulla firma con il Mercosur, ma allo stesso tempo ritenendo l’accordo «un’ottima occasione».
Insomma, il viatico verso il semaforo verde che lascia solo Francia e Polonia sulla posizione di contrarietà, a meno di ripensamenti dei rispettivi governi.
La presidente del Consiglio italiana può portare sul tavolo della propaganda un altro successo. Il ripristino delle risorse da destinare all’agricoltura da parte di Bruxelles, che era la condizione posta da palazzo Chigi per sbloccare la trattativa del Mercosur.
Dopo il taglio del 22 per cento del budget europeo alla Pac (Politica agricola comune), c’è stata una parziale retromarcia, che assomiglia però a una partita di giro: i 45 miliardi di euro, promessi da von der Leyen con una lettera, sono frutto di un anticipo di risorse. Una parte di questa quota, 10 miliardi di euro, andrà all’Italia.
Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, si è presentato gongolante: «Merito da ascrivere al governo Meloni e al ministro Lollobrigida». Anche se dalla Lega è arrivata una frenata: «Nella sua attuale formulazione, la clausola di salvaguardia non offre tutele sufficienti per i nostri agricoltori e consumatori», hanno scritto in una nota gli europarlamentari della Lega.
Proteste e perplessità
Le proteste degli agricoltori delle scorse settimane, con la “sfilata” di trattori a Bruxelles, hanno quantomeno prodotto un primo risultato.
Non tutti ne sono convinti. «I tanto sbandierati 45 miliardi per gli agricoltori sono solo un anticipo autorizzato dalla Commissione europea rispetto a pagamenti che già spettano all’Italia», hanno attaccato gli eurodeputati del Movimento 5 stelle. Ma c’è soprattutto un meccanismo introdotto con le novità annunciate il prelievo dai fondi previsto per le politiche di coesione.
Ogni paese può usare una parte di quella dotazione per l’agricoltura, ma sottraendola ad altri capitoli di spesa.
«Agli annunci devono seguire atti legislativi europei che senza ogni dubbio e discrezionalità, garantiscano che questi soldi siano destinati alla difesa del reddito degli agricoltori», ha commentato la Coldiretti, in una nota, arrivata oltre un giorno dopo l’annuncio della commissione Ue, manifestando comunque apprezzamento per l’impegno del governo italiano.
Altre organizzazioni agricole preferiscono mantenere ancora un profilo basso. Da Confagricoltura prevale un approccio prudente, in attesa di capire l’effettiva declinazione. Del resto la stessa Coldiretti ha messo in guardia: «La Pac non è fatta solo di risorse, ma anche di regole. Per questo va sventato ogni tentativo di rinazionalizzazione della Pac della presidente von der Leyen».
«È un passo in avanti, c’è l’apertura grazie alla flessibilità di bilancio, garantendo allocazione non spese per agricoltura», hanno confermato poi dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia). C’è, comunque, un “non detto” che pesa come un macigno. La decisione di spendere i fondi comunitari per l’agricoltura sarà frutto di una scelta politica, non sono stanziamenti strutturali per il settore.
«Non esiste alcun automatismo che garantisca che tali fondi saranno effettivamente destinati all’agricoltura», hanno evidenziato gli eurodeputati del Pd, Dario Nardella, Stefano Bonaccini e Camilla Laureti.
Dunque, un cambio di esecutivo, o anche un diverso orientamento, potrebbe provocare lo stop. Peraltro, dalle parole ai fatti ce ne passa molto. Per ora è un contentino “verbale”, che bisogna tramutare in atto legislativo.
«C’è da lavorare a tutta la parte tecnica, che è dirimente per la giusta assegnazione delle risorse», sottolineano ancora dalla Cia. Insomma, è bastata la promessa a sbloccare l’impegno di Meloni sul Mercosur.
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