La Santa Sede sta cercando di scongiurare il collasso economico e sociale di Cuba, dopo che la Casa Bianca ha deciso alla fine di gennaio, di inasprire il blocco commerciale intorno all’isola caraibica impedendo che qualsiasi rifornimento energetico, a cominciare dal petrolio, raggiungesse l’Avana.

Per questo, sabato mattina, il papa ha ricevuto in Vaticano il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, in qualità di inviato speciale del presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel. La situazione a Cuba sta infatti precipitando a causa della carenza di petrolio, il cui rifornimento, fino a poco tempo fa, era garantito dal Venezuela di Nicolas Maduro.

Ma dopo la defenestrazione dell’ormai ex presidente, deportato e posto sotto processo negli Usa da un blitz delle forze speciali statunitensi, lo scenario è radicalmente cambiato. Chiuso il rubinetto di Caracas, all’“isla grande” restava comunque il petrolio importato dal Messico.

Tuttavia, Donald Trump, minacciando sanzioni economiche severe contro chiunque decidesse di esportare il greggio a Cuba, aveva posto fine anche questa possibilità. Lo scorso 25 febbraio, però, la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha fatto sapere di star valutando la ripresa delle spedizioni di petrolio verso Cuba.

Infatti la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha annullato i dazi imposti dal presidente Donald Trump contro i paesi esportatori di greggio verso l’isola caraibica, sembra aver riacceso la speranza: la pronuncia del massimo tribunale Usa elimina di fatto la minaccia di ritorsioni doganali per il Messico, vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.

Rischio di escalation

Ma al di là delle dispute diplomatiche, il quadro nell’isola resta drammatico, e la preoccupazione in Vaticano è forte per il rischio di un’escalation violenta sia all’interno dell’isola che verso i suoi confini esterni, (il 26 febbraio, la guardia costiera cubana ha ucciso a colpi di arma da fuoco quattro persone a bordo di un motoscafo registrato negli Stati Uniti, durante uno scontro al largo delle coste cubane, parlando di aggressione terroristica contro l’isola).

In tal senso, del resto si era espresso Leone XIV, all’inizio di febbraio, quando aveva affermato: «Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due paesi vicini. Mi unisco al messaggio dei vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano».

La mediazione

A metà febbraio, poi, a causa della crisi energetica che assediava l’isola, i vescovi cubani hanno dovuto rinunciare alla programmata visita ad limina in Vaticano per la mancanza di petrolio. Giova ricordare, in un simile contesto, che, nel giugno scorso, il “ministro degli Esteri vaticano”, mons. Paul Gallagher, si era recato a Cuba in una visita ufficiale durante la quale aveva incontrato fra gli altri, il presidente Díaz-Canel e il ministro degli esteri Rodriguez Parrilla.

Nell’occasione le autorità cubane avevano invitato il nuovo papa a visitare Cuba e rinnovato l’impegno a lasciar lavorare la Chiesa all’interno dell’isola nelle tante attività sociali in cui è impegnata. Ora, anche nel ricordo della mediazione compiuta da Papa Francesco fra Barack Obama e Raul Castro che portò a un alleggerimento delle sanzioni che gravavano sull’economia cubana da parte degli Usa, la Santa Sede sta cercando di esercitare nuovamente un ruolo di mediazione positivo fra i due paesi.

Tuttavia, nonostante le affermazioni di Trump che il 27 febbraio, ha parlato di una possibile «acquisizione amichevole dell’isola», intendendo con questa espressione la soluzione non armata della crisi in corso, anche per evitare che il cambio di regime porti al caos, le difficoltà diplomatiche restano alte.

Anche perché il Segretario di stato Usa, Marco Rubio, di origini cubane, sta spingendo per un rovesciamento dell’attuale forma di governo e per la fine del regime castrista. Padre Ariel Suárez Jáuregui, segretario aggiunto della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba e parroco di un’importante chiesa all’Avana, così descriveva la vita a Cuba, in un’intervista rilasciata ai media vaticani nei giorni scorsi: «La situazione attuale è francamente difficile. Vediamo diminuire il trasporto pubblico e privato nelle strade e sulle autostrade. Paesi e città sembrano deserti dopo il calare del sole. La spazzatura trabocca nelle strade dell’Avana e intralcia il passaggio ai pedoni e ai pochi veicoli che riescono a circolare. Cresce il numero di persone povere, senzatetto, anziani soli e abbandonati. Vediamo anche adolescenti e giovani che si avvicinano alla droga. Si riducono orari e giorni di lavoro e di studio. Aumentano i prezzi degli alimenti. Scarseggiano i medicinali, i servizi medici risultano ridotti e gli interventi chirurgici sono destinati unicamente alle persone la cui vita è in pericolo. Aumentano le difficoltà per accedere all’acqua potabile, perché molte persone dipendono dalle autobotti per avere l’acqua e, senza carburante, non riescono ad arrivare”.

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