I due sfidanti, divisi al primo turno da poco più di due milioni di voti, si presentano oggi al ballottaggio praticamente appaiati. Sono due candidati agli antipodi, che aprono due strade completamente diverse per il futuro del paese
Buenos Aires – L’ultimo ballo della sinistra in America Latina con il suo storico leader o il definitivo passaggio a destra del continente, di nuovo “giardino di casa” Usa, con il ritorno del bolsonarismo. Oltre alle inevitabili ripercussioni sulla tenuta democratica, economica ed ambientale di un paese che rappresenta il cuore pulsante dell’America Latina. Questa la posta in palio alle elezioni presidenziali in Brasile, alle urne quasi 160 milioni di cittadini per scegliere tra il presidente uscente e leader del Partito dei lavoratori (Pt), Luiz Inacio Lula da Silva, e il senatore del Partito liberale (Pl), Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.
I seggi, distribuiti in oltre 517mila sezioni elettorali, sono aperti dalle 8 e chiuderanno alle 17 locali. Con l’utilizzo delle urne elettroniche e la semplicità delle operazioni di scrutinio al secondo turno i primi dati ufficiali arriveranno nel giro di pochi minuti ma sarà necessario attendere fino alla conclusione dello spoglio (durata media tre ore) visto che si preannuncia un testa a testa all’ultima scheda. Al primo turno Flavio ha incassato il 47 per cento dei voti mentre Lula si è fermato al 45, con oltre 33 milioni di non votanti.
Agli antipodi
La sfida è tra due candidati agli antipodi, sia per storia personale sia per visione politica. Flavio, avvocato di 45 anni, è il primogenito di Jair che ha governato dal 2018 al 2022 prima di finire agli arresti domiciliari con una condanna a 27 anni per il tentato golpe dopo la sconfitta con Lula. Designato suo erede politico un anno fa Flavio si è sempre presentato in totale continuità, promettendo in caso di vittoria la liberazione del padre e del fratello Eduardo (in esilio negli Usa), condannato per aver cercato di influenzare il processo a Jair attraverso un governo straniero. La ricetta politica del bolsonarismo è di estrema destra: pugno duro sulla sicurezza, ricorso al neoliberismo sfrenato e riduzione dei diritti (civili e sociali) su influenza del movimento cristiano evangelico. Oltre alle note nostalgie per il periodo della dittatura militare brasiliana e alle simpatie per i leader antisistema come Donald Trump e Javier Milei.
Lula, che martedì compirà 81 anni, proviene invece da una famiglia di umili origini ed è un sindacalista di lunga data. Ha fondato il Pt nel 1980, giocando un ruolo nel ritorno alla democrazia del Brasile, e da decenni si batte per i diritti dei più deboli. È stato per tre volte alla guida del paese, con una parentesi in carcere per la condanna (poi annullata) per corruzione e riciclaggio di denaro nell’inchiesta Lava Jato, e va a caccia del quarto mandato non consecutivo. La sua politica progressista è incentrata sulla riduzione delle disuguaglianze attraverso il welfare, sull’attenzione all’ambiente e su una forte presenza statale nell’economia. A livello geopolitico colloca il Brasile saldamente tra i Brics e non disdegna la prospettiva di rimanere nell’orbita cinese.
«È arrivata l’ora del vero cambiamento. Il Brasile non può sopportare altri quattro anni in queste condizioni, la vita di tutti è peggiorata», ha dichiarato Flavio all’uscita del seggio in una scuola del quartiere Vila Isabel, nella zona nord di Rio de Janeiro, dove ha votato insieme alla moglie Fernanda e alla madre Rogeria. Con tanto di invito ai cittadini a recarsi alle urne «sia che piova sia che ci sia il sole». Il timore è che il maltempo e le numerose tempeste tropicali previste in varie zone del paese possano influire sull’affluenza alle urne. Sono infatti attese piogge intense soprattutto negli Stati del Sud e a San Paolo, alcune delle proprie roccaforti di consenso. Come al primo turno Bolsonaro ha già raggiunto Brasilia dove seguirà lo scrutinio con familiari e alleati in una casa a Lago Sul, quartier generale della campagna elettorale.
«Stiamo partecipando alle elezioni contro un cittadino che si chiama menzogna. Non è capace di dire una sola verità» ha commentato invece Lula dopo la votazione nello storico seggio della scuola a São Bernardo do Campo, nella zona industriale Abc di San Paolo. «Gli elettori scelgano tra un candidato che difende la bandiera nazionale e uno che preferisce quella degli Stati Uniti con cui vuole governare», rilancia Lula che dopo la chiusura dei seggi seguirà lo spoglio all’hotel Intercontinental di Jardim Paulista. Al primo turno era stato all’hotel Renaissance, sempre nella zona dell’Avenida Paulista. Una scelta scaramantica: sono le stesse due location del 2022 quando vinse al ballottaggio contro il padre di Flavio, Jair Bolsonaro, per l’1,8 per cento di voti, la differenza più risicata della storia elettorale brasiliana.
Un record che potrebbe essere riscritto in questa occasione visto che i due sfidanti, divisi al primo turno da poco più di due milioni di voti, si presentano oggi al ballottaggio praticamente appaiati. L’ultimo sondaggio di Datafolha, condotto tra venerdì e sabato a cavallo dell’ultimo dibattito tv, vede in testa Bolsonaro con il 51 per cento dei consensi contro il 49 di Lula. Quello di Futura, portato avanti negli stessi giorni, riduce ancora di più lo scarto tra i due candidati portandolo ad appena due decimali: 50,1 e 49,9 per cento. Il favore del pronostico insomma ricade sull’ultimo erede del clan Bolsonaro. Secondo la media dei 17 sondaggi usciti tra il primo e il secondo turno ed elaborata da El Pais Flavio vincerebbe sette volte su 10, Lula solo tre.
Scenari drastici
Gli scenari che si prospettano al termine del voto sono entrambi drastici. In caso di vittoria Flavio diventerebbe uno dei presidenti brasiliani più potenti degli ultimi anni: guiderebbe il Governo, controllerebbe saldamente il Congresso che al primo turno ha assegnato una maggioranza netta alla coalizione di destra e potrebbe plasmare la Corte suprema a proprio piacimento grazie ai numeri in Senato. Flavio potrebbe quindi promuovere la rimozione del giudice supremo, Alexandre de Moraes, che ha condannato il padre e il fratello.
Il rischio è che la democrazia sia progressivamente smantellata e che l’apparato statale venga piegato al servizio delle ambizioni di potere della famiglia Bolsonaro, con la prospettiva di creare una vera e propria dinastia. Flavio ha 45 anni e vanta quattro familiari eletti al primo turno: la moglie del padre, Michelle, ex primeira dama, e il fratello Carlos sono diventati senatori mentre l’altro fratello Jair Renan e il fratello del padre, Renato Antonio, deputati. Il passaggio a destra del Brasile inoltre sancirebbe l’omogeneità politica del continente e il totale allineamento con le politiche statunitensi di Trump.
Qualora vincesse Lula il collasso democratico del Brasile verrebbe temporaneamente scongiurato, offrendo allo schieramento progressista un po’ di respiro per elaborare una ricetta alternativa e cercare il suo potenziale erede politico. Il quarto mandato del leader del Pt permetterebbe infatti di mantenere l’attuale rotta politica ed economica del paese nonostante le grandi difficoltà a governare.
Privo di una maggioranza nelle due ali del Congresso e con un Senato in grado di fare ostruzionismo sulle nomine dei giudici della Corte Suprema Lula si ritroverebbe costretto a chiedere per ogni votazione l’appoggio del Centrão, la dozzina di partiti moderati e di centro che a ogni mandato negoziano il proprio sostegno al presidente in carica in cambio di incarichi e risorse. A livello internazionale la sua conferma invece consentirebbe la costruzione di un argine all’avanzata dell’estrema destra in America Latina e un limite all’influenza statunitense, rafforzando i legami con la Cina.
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