L’intelligence ucraina: Pyongyang invia più di cento missili destinati alla capitale ucraina. Mosca: «Mossa logica». Per Zelensky è una pessima notizia: il paese è a corto di difesa anti-missilistica. Intanto in Donbass comincia l’evacuazione di Kramatorsk
La Corea del Nord è pronta a tornare a giocare un ruolo strategico nel conflitto in Ucraina. Dopo aver inviato un contingente di truppe per aiutare l’esercito russo a espellere i soldati di Kiev dalla regione di Kursk due anni fa, ora il leader nordcoreano Kim Jong-un avrebbe inviato in Russia una batteria di missili balistici per martellare la capitale ucraina, Kiev.
Per gli ucraini si tratta di una delle notizie peggiori che potevano arrivare in questi giorni. Il presidente Zelensky aveva già denunciato questa settimana come Kiev fosse rimasta completamente priva di difese aeree in grado di fermare missili balistici come quelli inviati da Pyongyang. Dopo gli appelli a fornire nuove armi del presidente ucraino, ieri è arrivato anche quello dell’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, rivolto agli Stati membri dell’Unione: «Kiev ha un’urgente bisogno di nuove difese aeree».
La notizia dell’arrivo dei missili nordcoreani era stata rivelata questa settimana dall’agenzia Reuters, mentre ieri è arrivata una parziale conferma da Mosca, dove il primo vicepresidente della commissione Difesa del parlamento, Aleksej Zhuravlyov, ha definito l’uso di armi nordcoreane contro l’Ucraina «del tutto logico», visto che la Corea del Nord è l’unico partner che ha aiutato Mosca «con l’invio di truppe».
Ieri, l’intelligence ucraina ha fornito nuovi dettagli sull’operazione. Secondo Kiev, i nordcoreani hanno inviato circa 90 soldati nella regione di Voronezh. La loro batteria sarebbe armata con circa un centinaio di missili KN-23/24, più pesanti e con un carico esplosivo maggiore degli equivalenti Iskander russi, ma anche più imprecisi e quindi più soggetti a causare perdite tra i civili. La batteria sarebbe dotata di sei lanciatori e sarebbe quindi in grado di lanciare fino a sei missili contemporaneamente.
Per Mosca si tratta di una significativa capacità di bombardamento aggiuntiva, sia in termini di lanci sia di scorte. Utilizzare missili nordcoreani permetterà di risparmiare i più costosi e avanzati missili russi. Pyongyang, dal canto suo, se i missili saranno impiegati, otterrà preziosi dati ed esperienza sul loro funzionamento in situazioni di combattimento. Mosca, inoltre, ha accresciuto la sua cooperazione economica con il regime dei Kim, anche se pochi dettagli sono stati diffusi pubblicamente.
L’arrivo dei nordcoreani, però, non altererà drasticamente l’equilibrio di forze. Già oggi, Mosca colpisce l’Ucraina con una media di 100 droni e 10 missili al giorno. Le scorte fornite da Pyongyang, quindi, consentirebbero alla batteria di fare fuoco per soli dieci giorni all’attuale ritmo. Secondo le principali stime, l’industria russa è in grado di produrre circa cento missili balistici ogni mese.
Nel frattempo, Mosca continua il suo blocco a distanza dei porti ucraini, un’operazione per la quale non ha bisogno dell’aiuto nordcoreano. Ieri, il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver colpito due mercantili carichi di grano, uccidendo almeno un marinaio su un’imbarcazione battente bandiera della Guinea-Bissau. Da tre settimane ormai, la Russia attacca sistematicamente i cargo internazionali che cercano di avvicinarsi ai porti ucraini. Il traffico nel Mar Nero è di fatto bloccato e questo sta causando gravi danni, in particolare agli agricoltori ucraini.
Sono stati gli ucraini, invece, a denunciare un attacco contro la stazione ferroviaria di Lozova, dove sarebbero morte due persone. Lozova è l’ultima fermata sulla linea ferroviaria che conduce a Kramatorsk, la capitale di fatto del Donbass ancora difeso da Kiev. L’attacco mette a rischio una delle principali rotte logistiche per la regione, ma anche un punto obbligato per l’evacuazione di profughi e civili. Proprio giovedì, Kiev aveva annunciato l’ordine di evacuazione per oltre 500 famiglie con minori residenti in alcune aree di Kramatorsk e dei villaggi vicini ritenute particolarmente pericolose. La città di Kramatorsk si trova ormai a meno di 20 chilometri dalla prima linea e viene regolarmente attaccata con bombe, missili e droni a corto raggio. Secondo le principali stime, nel Donbass ucraino vivono attualmente meno di centomila civili, in un’area di circa 5mila chilometri quadrati.
© Riproduzione riservata