Le norme sull’applicazione del concetto paese terzo sicuro e la lista dei paesi inseriti nell’elenco è una vittoria per il blocco sovranista europeo dopo mesi di negoziati
L’Europa si blinda. Il parlamento europeo ha approvato le modifiche al regolamento sulle procedure di asilo con l’obiettivo di esaminare più rapidamente le domande pervenute dalle persone migranti e aumentare i rimpatri.
Con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni l’Eurocamera, seguendo l’indirizzo nazionale di diversi stati membri, ha approvato la creazione di un elenco Ue in cui vengono inseriti i paesi di origine sicuri. Di conseguenza, chi proviene da quei paesi ha maggiori possibilità che la sua domanda di asilo possa essere rigettata. Spetterà al singolo dimostrare che il paese da cui proviene non è sicuro a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio.
Inoltre, con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni gli eurodeputati hanno approvato il regolamento relativo all’applicazione del concetto di paese terzo sicuro. I regolamenti sono stati approvati oltre che dai Popolari europei anche con i voti di una ventina di eurodeputati di Danimarca, Svezia e Romania, appartenenti al gruppo dei Socialisti.
Ora la nuova normativa dovrà essere approvata formalmente dal Consiglio Ue e potrà essere valida anche prima dell’entrata in vigore del Patto Ue sull’Asilo e la migrazione previsto per il giugno del 2026.
Cosa significa
Secondo la nuova normativa approvata gli stati membri potranno applicare il concetto di paese terzo sicuro a un richiedente asilo che non sia cittadino di quel determinato paese se sia soddisfatta almeno una di tre condizioni: l'esistenza di un legame tra il richiedente e un paese terzo, come la presenza di familiari, una precedente permanenza nel paese o legami linguistici, culturali o simili; il fatto che il richiedente sia transitato da un paese terzo prima di arrivare nell'Ue dove avrebbe potuto richiedere una protezione effettiva; l'esistenza di un accordo o intesa con un paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell'Ue, per l'ammissione dei richiedenti asilo, ad eccezione dei minori non accompagnati. Una casistica che di fatto ricopre quasi la totalità dei casi.
Gli accordi con i paese terzi esigono – almeno sulla carta – che ogni richiesta di asilo venga esaminata in maniera approfondita. Una condizione molto complicata. Inoltre, il ricorso contro una decisione di inammissibilità di una domanda di protezione non sospenderà automaticamente una decisione di rimpatrio.
La lista
Nella lista dei paesi sicuri figurano quelli da cui provengono il maggior flusso di migranti. E quindi: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia, oltre ai paesi candidati all'adesione all'Ue, salvo circostanze quali violenze indiscriminate nel contesto di un conflitto armato, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo a livello Ue superiore al 20 per cento o sanzioni economiche dovute ad azioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali. La lista sarà modificabile dalla Commissione europea che potrà aggiungere o togliere uno stato a seconda delle circostanze.
I paesi membri potranno inoltre designare ulteriori paesi di origine sicuri a livello nazionale, ad eccezione di quelli rimossi dall’elenco di Bruxelles. La Commissione potrà anche designare uno stato come sicuro inserendo alcune eccezioni territoriali al suo interno.
Reazioni
L’approvazione dei due regolamenti è considerata una vittoria dei governi della destra europea. E infatti la notizia è stata accolta con favore dall’esecutivo italiano.
Il primo a esprimersi è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «È un grande successo del governo italiano che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa». E ancora: «Il concetto di “Paese terzo sicuro” introduce criteri più chiari che consentiranno agli stati di valutare l'inammissibilità della domanda di asilo, qualora il richiedente abbia transitato in un paese terzo sicuro nel quale avrebbe potuto ottenere una protezione effettiva. Finalmente la svolta chiesta dall'Italia in materia di immigrazione c'è stata».
Sul caso è intervenuto anche l’eurodeputato francese Jordan Bardella, presidente del gruppo dei Patrioti all'Eurocamera. «Quello di oggi con i due voti sui paesi terzi sicuri è una dimostrazione di una vittoria ideologica del Rassemblement National francese e del gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo. Questo perché abbiamo sempre combattuto la politica della Commissione europea in materia di migranti e difeso l'esternalizzazione delle domande d'asilo», ha detto.
«Le destre stanno distruggendo il diritto d’asilo in Europa e i valori su cui l’Unione è fondata. Dicono di voler difendere l'Europa dall’emergenza immigrazione ma quell’emergenza l’hanno costruita ad arte con una propaganda che i dati smentiscono», denuncia l’eurodeputata del Partito democratico Cecilia Strada.
«La realtà è che stanno svendendo la nostra sicurezza per cavalcare le politiche più liberticide, populiste e xenofobe viste in Europa negli ultimi 40 anni. Oggi sono responsabili di una doppia deriva: stanno svendendo il nostro sistema di diritti per deportare i richiedenti asilo in Paesi Terzi togliendo loro tutele e garanzie, e stanno rendendo le cittadine e i cittadini europei più ricattabili a livello internazionale», ha aggiunto Strada.
Cosa cambia
Finora le liste di paesi di origine sicuri erano state introdotte da alcuni stati membri a livello nazionale, tra questi l’Italia, con l’obiettivo di ampliare il bacino dei richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera. Liste che, però, erano state messe in dubbio da giudici europei e nazionali. Ora la prassi anche italiana viene istituzionalizzata a livello europeo e diversi stati potranno seguire il trend securitario iniziato negli ultimi anni.
© Riproduzione riservata


