La visita arriva in occasione dell'anniversario della sua elezione al soglio pontificio. Leone XIV: «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono»
«Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di successore di Pietro, era proprio la giornata della supplica alla Vergine, questa bellissima giornata della supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei! Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine santa». Dunque, papa Leone XIV, a un anno dalla sua elezione avvenuta l’8 maggio 2025, si è recato al santuario della Madonna di Pompei, poi ha raggiunto Napoli dove ha incontrato il clero locale e poi la gente in piazza del Plebiscito.
Due i temi centrali della vista in Campania; innanzitutto la questione della pace, per la quale il pontefice ha rivolto un’invocazione a Dio affinché venga da lui «un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo».
Un riferimento, quest’ultimo, che arriva dopo le infuocate polemiche fra Casa Bianca e Santa Sede, proprio sul nodo della guerra in Iran. Trump ha più volte ripetuto che al pontefice non interessa che Teheran possegga armi atomiche, il vescovo di Roma ha risposto che ormai da tempo la Chiesa si è espressa contro la proliferazione nucleare da qualunque parte questo avvenga.
Un modo per ripetere che, nonostante le aggressioni, la posizione del Vaticano non sarebbe cambiata di una virgola. In questo clima, il 7 maggio si è svolto il colloquio fra Leone e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, obiettivo dell’incontro, da parte americana, era quello di riportare il conflitto fra Chiesa e amministrazione repubblicana , su toni più diplomatici e comunque meno espliciti.
In ogni caso va detto che i minacciosi interventi del presidente americano, per altro fatti a ridosso della visita di Rubio Oltretevere, non hanno in alcun modo contribuito ad ottenere una posizione più “prudente” da parte della Santa Sede.
Il papa, del resto, durante la visita a Pompei di venerdì mattina, ha parlato esplicitamente di una pace «messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana».
Quindi, Prevost ha aggiunto: «Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore».
Lo stesso Giovanni Paolo II, ha ricordato il papa, «nell’ottobre 1986, aveva radunato ad Assisi i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace. In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica».
La questione del rifiuto netto e inequivocabile dei conflitti, resta dunque centrale nel magistero di Leone, come lo è stata di fatto dal primo giorno del suo pontificato in avanti.
La geografia della disuguaglianza
Accanto a questo, c’è stato, nell’arco della giornata, il tema di Napoli, città dai mille volti e dalle tante sofferenze che ha bisogno di speranza e di impegni concreti da parte della Chiesa come delle istituzioni.
In molte zone della città, ha detto Leone XIV incontrando la popolazione in piazza del Plebiscito, «si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone. Dinanzi a queste realtà, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata».
Quindi Leone ha osservato: «Desidero poi ricordare il cammino intrapreso, da parte di questa città, per riscoprire la propria vocazione millenaria: essere ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo. Napoli non deve restare una semplice “cartolina” per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone».
La pace, infatti, ha scandito Prevost, «parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia. Sappiamo, infatti, che non esiste pace senza giustizia, e che la giustizia, per essere autentica, non può mai essere disgiunta dalla carità».
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