L’ex portiere della nazionale Emiliano Viviano denuncia la poca trasparenza del fondo che dovrebbe garantire un’ indennità di fine carriera a giocatori e allenatori professionisti. «Manca trasparenza e informazione, molti rinunciano a ottenere quanto gli spetta e molti altro non sanno nemmeno di poterlo richiedere»
«Vorrei solo capire dove finiscono i soldi che versiamo». Esige trasparenza Emiliano Viviano, ex portiere della Nazionale, sul Fondo di fine carriera per giocatori professionisti. Nato nel 1975 per garantire agli atleti un’indennità al momento del ritiro, il fondo appare oggi come un ente opaco e di cui pochi conoscono l’esistenza.
Una situazione, denunciata nel corso di una conferenza stampa a Roma, che apre a una serie di interrogativi sulle finalità del fondo e sulla gestione dei bilanci. E proprio sui bilanci lo scontro si è spostato in tribunale dopo che l’ente ha respinto la richiesta dell’ex portiere di poter visionare entrate ed uscite.
Il fondo
Creato nel 1975 con l’obiettivo di garantire calciatori e allenatori un’indennità al termine dell’attività professionistica, il fondo prevede un meccanismo sulla carta lineare: per ogni giocatore professionista parte dello stipendio mensile viene trattenuta in automatico, e obbligatoriamente, e depositata nelle casse del fondo. L’atleta una volta terminata la carriera può poi richiedere l’indennità che gli spetta. «Si tratta di uno dei sistemi più garantisti e avanzati d’Europa - spiega Andrea Ferrato, amministratore di Offside Fc - ma sarebbe bello se funzionasse».
Infatti quello che appare come un meccanismo estremamente semplice nasconde in realtà una serie di opacità. La prima, e più macroscopica, è la necessità di richiedere l’indennità a fine carriera. «Se ogni mese mi viene trattenuta automaticamente parte dello stipendio - si chiede Ferrato - perché l’indennizzo alla fine non viene erogato in automatico?».
Un meccanismo che farebbe in modo che la maggior parte dei calciatori arrivati a fine carriera non richiedano la somma che gli spetterebbe, anche a causa dell’assenza di comunicazioni chiare ai diretti interessati. «I giocatori non vengono informati - spiega -. Spesso giocatori che magari passano dall’Italia per poco tempo non sanno nemmeno dell’esistenza del fondo, eppure anche a loro vengono trattenuti soldi dallo stipendio».
Iter macchinoso
E anche quando i giocatori ne sono a conoscenza, spesso desistono per la difficoltà nell’ottenere quanto dovuto. «L’iter è estremamente complicato - ha spiegato l’avvocato Gianmarco Vocalelli - perché prevede una doppia autenticazione davanti a un pubblico ufficiale, molto spesso un notaio: una per chiedere le credenziali di accesso al portale e l'altra per ricevere poi l’indennità». Una situazione che rischia di vanificare l’utilità del fondo e suscita dubbi sulla sua reale funzione.
Sul piano giuridico, il Fondo è configurato come associazione non riconosciuta e senza scopo di lucro: una forma che, nel diritto italiano, attribuisce ampia autonomia statutaria e limita gli obblighi di pubblicità verso l’esterno. Gli organi sono espressione del sistema calcio e i bilanci vengono approvati secondo regole interne. In altre parole, chi versa contributi obbligatori per anni non ha automaticamente accesso alla fotografia complessiva del patrimonio.
La ricerca di trasparenza
Proprio per fare chiarezza su questa situazione, Viviano ha richiesto negli scorsi mesi una copia dei bilanci relativi agli anni in cui è stato in attività. Una richiesta che, come spiegato dall’avvocato Vocalelli, aveva un triplice obiettivo: «Volevamo capire la modalità di gestione di queste somme, i criteri di rendicontazione e soprattutto i parametri valutativi che portano a riconoscere queste indennità». Richiesta a cui però il fondo ha dato risposta negativa sostenendo che «non sussiste in capo al singolo iscritto alcun diritto di controllo o di informativa sulla gestione patrimoniale del fondo».
Una risposta da cui è nato un contenzioso davanti al Tribunale di Roma tra l’ex portiere e il fondo. «Finalmente si esprimerà un giudice - spiega Vocalelli - che dovrà mettere nero su bianco un principio generale per l’intera categoria delineando il confine tra il diritto di informazione dei professionisti, il diritto di accesso ai bilanci e gli obblighi di trasparenza che ha il fondo stesso».
E proprio sulla portata della pronuncia del giudice, paragonata per importanza alla storica sentenza Bosman, ha insistito Viviano. «Io non sono qui per fare la guerra a nessuno - ha detto - ma vorrei sapere dove sono finiti i miei soldi, che cosa è stato fatto? Sono stati fatti investimenti? È stato comprato qualcosa? Teoricamente questa associazione nasce per dare assistenza al calciatore, quindi io credo che il calciatore debba sapere che cosa ne è dei suoi soldi». L’accesso ai bilanci del fondo permetterebbe quindi a chi versa i soldi, i calciatori, di sapere come questi vengano utilizzati e se vi sia una gestione oculata di quelle disponibilità.
Una necessità che viene motivata anche con la mancanza di controlli sul fondo. «Formalmente è registrato come associazione senza scopo di lucro e non come fondo - spiega Ferrato - e in quanto tale non è soggetto ai controlli, come quelli della Consob, a cui sono sottoposti i fondi di investimento».
Secondo quanto emerso, dal 1975 a oggi sarebbero circa 60mila i tesserati di Serie A e Serie B potenzialmente interessati, a cui si aggiungono quelli della Serie C. Una platea ampia, e una portata economica enorme, che rende la questione tutt’altro che marginale.
«Come ex calciatore professionista - ha dichiarato Viviano - ritengo che ogni ente o istituzione del sistema calcio debba risultare accessibile. Troppe volte calciatori ed ex calciatori, anche quando desiderano accrescere la consapevolezza dei propri diritti e doveri, sono costretti a fare i conti con sistemi poco aperti, che finiscono per scoraggiare l’interesse e rappresentare un limite alla conoscenza».
Un auspicio ribadito anche da Thomas Berthold, campione del mondo con la Germania nel 1990, che ha partecipato alla conferenza stampa sentendo «la necessità di dare il mio contributo sull’importanza dell’informazione e della consapevolezza: ogni calciatore ha diritto a essere informato e al contempo ha il dovere di essere sempre più consapevole del sistema di cui è parte».
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