Kuss entra nel novero dei corridori capaci di vincere una tappa in tutti e tre i grandi Giri. Intanto, c’è un angolo della provincia italiana dove vengono fabbricate le selle che si montano sulle bici di tutto il mondo: Selle Italia è a Casella d'Asolo (Treviso) ma è nata addirittura nel 1897, a Corsico; Selle Royal è nata nel 1956 nel vicentino; Selle Bassano nel 1986 a Riese Pio X
Non (solo) la gara, ma l’Italia che le scorre accanto. “Il Giro in Italia” racconta ogni giorno i luoghi, le storie e le curiosità dietro ogni tappa della 109esima Corsa rosa. Tra geografia e memoria, il Giro diventa il pretesto per raccontare i territori che attraversa. Qui tutte le altre puntate.
Un Giro che va a finire sempre allo stesso modo, con un corridore della Visma che vince sugli arrivi in salita. Anche a Piani di Pezzè, al termine del tappone con la Cima Coppi, il punto più alto di tutta la corsa, sul Passo Giau. Questa volta a vincere non è Jonas Vingegaard: la maglia rosa ha lasciato un giorno di libertà al suo ultimo uomo del cuore, l’americano Sepp Kuss.
E Kuss, che sa anche vincere, si prende la tappa più dura della corsa. Lo fa entrando nella fuga buona e poi andando a scavalcare Giulio Ciccone a due chilometri dal traguardo, dopo che l’abruzzese aveva attaccato senza un vero piano al Gpm del Falzarego, litigando con Einar Rubio che gli aveva portato via i punti per la classifica scalatori e buttandosi in discesa.
Con questa vittoria Kuss entra nel gruppo dei grandi capaci di vincere una tappa in tutti e tre i grandi Giri. E Vingegaard è sempre più vicino ad aver vinto anche il Giro dopo Tour e Vuelta. Al traguardo primo degli italiani è proprio Ciccone, terzo. E registriamo finalmente una buona giornata dell’altro Giulio, Pellizzari: il giovane marchigiano ha dato una grande mano al suo capitano Jai Hindley, che così sale sul podio.
Il distretto delle selle
E poi ci sono storie che la tappa magari sfiora appena, ma che fanno parte della vita quotidiana dei corridori in gruppo. Ci sono proprio seduti sopra. C’è un angolo della provincia italiana, qui, dove vengono fabbricate le selle che si montano sulle bici di tutto il mondo. Selle San Marco è a Rossano Veneto, in provincia di Vicenza. Selle Italia è a Casella d'Asolo, in provincia di Treviso, ma è nata addirittura nel 1897, a Corsico. Selle Bassano invece risale al 1986, e ha sede a Riese Pio X, sempre nel trevigiano. Selle Royal è nata nel 1956 nel vicentino. E questa è una lunga storia, dove contano l’intuizione, la bravura e la fortuna. Come in una tappa del Giro, se volete.
Il primo fu Luigi Girardi, che nel 1935 fondò a Rossano la Selle San Marco. Erano gli anni eroici del ciclismo, quelle delle prime grandi imprese del belga Romain Maes e di Gino Bartali, e il giovane Luigi si accorse che le selle dell’epoca erano spesso molto rovinate: decise di dare loro una nuova vita producendo dei coprisella realizzati con i tessuti dei cappotti dei militari, che erano ovviamente il meglio in fatto di resistenza.
Con un mutuo di cento lire diede inizio a un’attività di accessori per biciclette nei mercati paesani. Quella piccola bottega artigianale diventò un marchio conosciuto in tutto il mondo.
Un campo in cui siamo i numeri 1
Dal 2017 il marchio fa parte del gruppo Selle Italia, leader mondiale delle selle per ciclismo. Il deus ex machina è Bepi Bigolin, nato a Rossano nel settembre del 1940, decimo dei tredici figli della casalinga Italia e del mugnaio Giovanni. La famiglia Bigolin aveva i mulini, la fame Bepi e i suoi fratelli non l’hanno mai patita, neanche sotto i bombardamenti.
Bepi va a lavorare in Germania, in cartiera, mentre uno zio decide di investire anche lui nelle selle: nasce il Feltrificio Bassanese, che in principio non va benissimo ma i fratelli di Bepi lo raddrizzano. Lui intanto parte per il servizio militare, a Belluno: arriva la notte del Vajont, e resta un mese e mezzo ad aiutare.
Intanto il fratello Riccardo trasforma il Feltrificio Bassanese in Selle Royal, mentre Bepi si ritrova alla fine degli anni Sessanta con un solo dipendente alla Sella Italia (al singolare), che suo fratello ha comprato a Corsico per poi regalargliene metà. Fanno selle da corsa in cuoio usando il metodo delle presse ad acqua, un tipo di lavorazione molto antico.
Da Hinault a Merckx, da Pantani a van der Poel
In quegli stessi anni la San Marco dei Girardi ha 200 dipendenti e produce diecimila selle al giorno. Bepi comincia con Bernard Hinault: gli serve un testimonial per l’ultima nata, la Turbo, così Bepi si presenta a Parigi all’ultima tappa del Tour. Va da Hinault e gli propone una sella personalizzata con lo stemma del tasso, il suo soprannome. Gli offre una percentuale sulle vendite, e il grande bretone accetta.
È il primo di un lungo elenco: Eddy Merckx, Felice Gimondi, Miguel Indurain, Francesco Moser, Marco Pantani, Paolo Bettini, oggi Mathieu van der Poel. La sella è qualcosa di molto speciale per un campione. Tanto che Fausto Coppi la portava in valigia quando andava a correre lontano.
Oggi le sfide sono altre: la tecnologia, i materiali riciclabili, la produzione a chilometro zero, l’automazione, l’eco-sostenibilità. Una tradizione che continua con Riccardo, il figlio di Bepi. Mentre Barbara, nipote di Bepi e figlia di suo fratello Riccardo, è alla guida di Selle Royal Group: oltre 1.400 addetti, quattro impianti produttivi - in Italia, Inghilterra, Cina e Brasile - e sette centri di Ricerca e Sviluppo a livello mondiale. Dici sella e pensi a questo pezzo di Italia.
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