Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.


Giù dal podio, ma non facciamone un dramma. Arianna Fontana chiude quarta nei 1.000 metri dello short track. Niente sorpasso al record di 13 medaglie (che già detiene insieme a Edoardo Mangiarotti). Niente terza medaglia ai Giochi di Milano-Cortina. Ci proverà ancora, ha altre due possibilità: i 1.500 in programma venerdì e la staffetta femminile a quattro (già in finale) di mercoledì sera.

A quasi 36 anni quello di Fontana è un traguardo ai confini della realtà. E resta pure una punta di rimpianto per una finale dei 1.000 corsa con qualche ostacolo di troppo. Fontana è partita bene, si è piazzata seconda tra la canedese Courtney Sarault e l’olandese Xandra Velzeboer. Si gira forte, a ritmi alti. Poi un contatto con Gong Li, la cinese. Lì la gara di Fontana ha perso il filo. L’azzurra, quarta, ha dovuto inseguire alla ricerca di un podio. Ma ormai il treno delle prime tre era andato.

Rabbia Fontana

L’oro (il secondo di questi Giochi) è andato a Velzeboer (1’28”437), argento a Sarault (1’28”523), bronzo alla coreana Kim Gilli (1’28”614). Fontana ha chiuso a 131 millesimi di secondo da una medaglia. «Sorrido per non piangere, sono tanto arrabbiata, mi ha sportellata alla grande. Quando sono entrata in contatto ero sicura di potermi spingere avanti, al comando. Il mio obiettivo era centrare le finali in tutte le distanze. Adesso - ha spiegato la campionessa azzurra - devo far passare questa rabbia e pensare alle prossime gare».

Fontana, ricostruendo l’episodio dubbio, ha precisato che «proprio quando la cinese mi ha spinta stavo per lanciarmi per cercare di portarmi in prima posizione e in quel momento ero convinta che sarei riuscita a portarmi davanti. Poi quello che sarebbe successo, sarebbe successo. Non ho avuto la possibilità di giocarmela fino alla fine. Mi sono vista togliere la possibilità di giocarmi il podio olimpico a meno due giri. Ho provato a ricucire il gap, sono tornata sotto, ma ormai la gara era finita».

Il rammarico è soprattutto per l’ottima condizione fisica e mentale. «Girano le balle per quello. Stavo bene, mi sentivo bene, gara dopo gara mi sono sempre sentita meglio, ero bella carica. Purtroppo è andata così, fa parte del gioco. Magari più tardi quando sarò sola mi farò un piantino».

Gli altri azzurri

Altro short track: batterie dei 500 maschili. Batteria non semplice per Pietro Sighel. Finale convulso, stavolta Sighel resta in piedi nonostante la bagarre: diverse spallate e in uscita dall’ultima curva il lettone Berzins, incolpevolmente, falcia da dietro Akar, che non gli lascia strada e tocca anche Sighel. Il turco sarà poi squalificato. Ancora una volta Sighel taglia il traguardo di spalle, ma stavolta non era voluto. Passano anche Nadalini e Previtali.

Staffetta maschile sì: Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli sono volati nella finale a quattro di venerdì. Ultimi giri al vertice della tensione. L’Italia spinge, l’Ungheria tiene, tiene, tiene, poi cede e si stacca a 12 giri (su 45) dal termine. Diventa allora una sfida a tre, contro i quartetti di Cina e Canada.

Al penultimo cambio cadono tutti e tre i frazionisti. L’ultimo tocca a Sighel. Il terzo posto non basta, così l’azzurro si scatena con un giro di fuoco. Sighel passa secondo, terzo, poi alla penultima curva si riprende nuovamente la seconda piazza. Un gioco di nervi con la Cina, che alla fine ha dovuto cedere all’Italia della velocità su ghiaccio. Primo posto per il Canada.

Delusione Slalom

Cartoline dallo slalom. La prima è quella di Lucas Pinheiro, il primo brasiliano della storia a vincere una medaglia alle Olimpiadi invernali. Dopo l’oro nel gigante, non si è ripetuto. Ma era felice. Via la saudade, qui solo sorrisi. Dopo la caduta nella prima manche ha detto: «È stata una gara dura oggi. Questa è l'arte dello sci alpino: quel sottile equilibrio tra il successo e tutto ciò che va storto. È questo che mi ha portato l'oro due giorni fa, ed è stato bellissimo per me».

Bellissimo anche l’azzurro Tommaso Saccardi, decimo dopo la prima manche (nonostante un numero di pettorale alto), dodicesimo alla fine. Nella seconda ha sciato bene, con energia e velocità. Qualche piccola frenata ha interrotto la corsa al podio del ragazzo di Parma, 24 anni, figlio di due maestri di sci dello Schia Monte Caio. Miglior prestazione di sempre per lui. L'oro va allo svizzero Meillard, argento all'Austria con Gstrein, bronzo per il norvegese Kristoffersen.

Telecamere tutte per Atle Lie McGrath. Aveva vinto la prima manche. Scendeva per andare per andare incontro all’oro, ma la pista di Bormio aveva previsto un altro destino per lui: l’uscita di pista. McGrath ha gettato i bastoncini al vento, lontano dal suo cuore, poi si è avvitato verso il bosco, la selva oscura del suo stato d’animo. Si è adagiato nella neve e ha iniziato a riflettere. L’Olimpiade certi giorni è un inferno.

Non è stata una giornata facile per l’Italia dello slalom. A parte Saccardi, l’azzurro è sbiadito. Meglio aggrapparsi alle parole del grande deluso di giornata, Alex Vinatzer. L’azzurro è uscito nello slalom della combinata, con Franzoni che aveva fatto segnare il primo tempo in discesa. E nello slalom è uscito dopo poche porte della prima manche.

Un'Olimpiade da dimenticare. «Piste e visibilità non erano il problema. Ci abbiamo provato, sapevamo che dovevamo fare una tracciatura anomala, un po' rischiosa, per stare coi primi. Non è andata per niente bene, la mia Olimpiade è stata deludente, mi spiace non essere riuscito a non performare qui a casa, e non aver retto la pressione. Avrei voluto portare una medaglia. Forse avrò perso i Giochi, ma ho vinto nella vita, posso fare ciò che amo tutti i giorni, non potrei chiedere altro. Non mollo, farò di tutto per essere pronto nelle prossime gare».

Anche Tommaso Sala, che sciava letteralmente in casa, è uscito nella prima manche. Ha inforcato nella prima anche l'altro azzurro al via, Tobias Kastlunger. Un mezzo naufragio.

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