«Se fossi un serio candidato per il Pallone d'oro, anche io farei campagna elettorale come stanno facendo Mbappé e Yamal. Guarderei la telecamera e direi: "Vota per me!". Quest'anno ci sono tanti dubbi, è normale che si promuovano. Se lo fanno i politici, perché non possono farlo i calciatori?», ha detto il terzino del Real Madrid Marc Cucurella in un’intervista a Cope. Pur figurando tra i 30 finalisti, lo spagnolo campione del mondo si è autoescluso dalla lista dei papabili vincitori, sottolineando come la corsa al premio sia apertissima. E soprattutto come questa grande incertezza abbia dato il via a una sorta di campagna elettorale.

Osservando le dichiarazioni di alcuni calciatori, così simili a quelle dei politici, in questa “campagna elettorale” i calciatori candidati alla vittoria ricordano i segretari dei partiti, mentre le squadre di club e le nazionali si trasformano nei partiti che sostengono – o tradiscono – i rispettivi leader.

I papabili vincitori

Tra i candidati c’è Kylian Mbappé, attaccante francese del Real Madrid. Ha 27 anni e da quando ne ha 17 sembra destinato a vincere il premio. Ma al momento non ci è ancora riuscito. Nella stagione 2025-26 non ha vinto alcun trofeo, ma ha segnato 42 gol con il Real e ha portato la Francia fino alla finale Mondiale, diventando anche il capocannoniere all time della competizione con 22 gol. Sullo straordinario numero di gol si basa la sua “campagna elettorale”: «Io voterei per me stesso», ha dichiarato a France Football. «Se non vincessi il Pallone d'oro sarei molto deluso. A livello individuale ho fatto un'annata spettacolare ed è questo il criterio principale, giusto?», ha aggiunto a Radio France Internationale.

Mai sentito un politico sostenere che nessuno ha fatto più e meglio di lui e che quello che ha fatto lui ha più valore di quanto fatto dagli altri? «Credo sia l'anno giusto. In caso di sconfitta, a risentirne di più sarebbe il mio spirito competitivo», ha aggiunto.  Come a dire: non voglio farvi pressioni, ma se non vinco non so se continuerò a giocare al massimo. Un aut aut che ci riporta indietro di dieci anni, quando Matteo Renzi per promuovere il suo referendum costituzionale disse: «Se non vinco, mi dimetto». Sappiamo tutti come è andata a finire.

Della stessa “linea di pensiero” di Mbappé è Harry Kane: anche l’attaccante inglese del Bayern Monaco crede che vada premiato chi ha segnato di più. E lo crede perché proprio lui ha segnato più di tutti: 61 gol nella passata stagione con il Bayern, 12 con l’Inghilterra. Lo ha sottolineato in conferenza stampa. In pieno stile british, però, non ha avanzato con prepotenza la sua candidatura e ha rimesso la decisione nelle “mani degli elettori”: «Ho raggiunto traguardi importanti di cui vado fiero. Ora, però, dipende dagli altri e dalle loro valutazioni».

Dichiarazioni simili a quelle pronunciate dall’ex premier Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno nel 2021. «Abbiamo conseguito tre grandi obiettivi. Abbiamo reso l'Italia uno dei paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e raggiunto i 51 obiettivi. Il mio destino personale non conta assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. È il parlamento che decide la vita del governo e le persone».

Lamine Yamal, invece, fa parte proprio di un’altra corrente politica. Il talento del Barcellona, campione del mondo con la Spagna, ritiene che il numero dei gol non sia la cosa più importante. A fare la differenza – dice – è il talento puro. Senza dimenticare i trofei vinti. «Il Pallone d’oro va al miglior giocatore dell’anno, a quello diverso, che trasmette il piacere del calcio, un po’ magico, che ti fa sorridere e sognare, che ti dà voglia di guardare la partita solo perché c’è lui in campo. E tutti quelli che guardano il calcio – ha sottolineato a L’Equipe – sanno quali sono i miei argomenti da far valere. In campo mi diverto, gioco bene, vinco molto e tutto questo dura da due anni, e ho pure vinto la coppa del mondo».

E poi ha aggiunto: «La cosa principale è il mio modo di giocare che mi rende differente. Il premio non ha nulla a che vedere con il numero di gol segnati». Yamal non solo si autocandida e promuove alla vittoria, ma vuole far emergere anche quanto le candidature dei suoi avversari siano concettualmente sbagliate. Un classico della politica: noi abbiamo ragione, loro hanno torto. O, come ha sostenuto più volte Giorgia Meloni durante la campagna elettorale per le Europee del 2024, basta dire: «Noi siamo dalla parte giusta della storia».

Il candidato sempre presente

Ma quando il dibattito si sposta sul talento puro, emerge anche un altro candidato. E che candidato: Leo Messi. Di Palloni d’oro ne ha già vinti otto ma negli ultimi anni, complice il trasferimento in Mls – il campionato americano – il suo nome non era più “in alto nei sondaggi”.

L’ultimo Mondiale da protagonista ha però ribaltato tutto e così anche il campione argentino è tornato in corsa. Il diretto interessato non si è ancora espresso in merito alla propria “candidatura”, ma ci hanno pensato i suoi colleghi di partito. «Chi dovrebbe vincere il Pallone d'oro? Facile... Messi», ha detto l’ex attaccante argentino Aguero. Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid, e Matias Soulé, attaccante della Roma, concordano: «Finché giocherà sarà sempre il candidato numero uno».

Insomma, per gli argentini Messi deve vincere per diritto. Perché è il più forte. E nessuno in Argentina ha intenzione di escluderlo dalla corsa. «Hic manebimus optime» (Qui staremo benissimo). Il presidente Sandro Pertini rispose così – citando Tito Livio – nel 1984 a chi gli domandava se si sarebbe dimesso. Nessuna intenzione di andarsene. Proprio come il talento di Messi.

Le lotte interne

A differenza del “partito” degli argentini, coeso e fedele al proprio “candidato”, ci sono anche “partiti” e “coalizioni” non ancora allineati nella scelta del proprio candidato. È il caso della Spagna, dove oltre a Yamal c’è anche Rodri in corsa.

Il centrocampista del Barcellona ha vinto il Pallone d’oro nel 2024 e sogna il bis: «Credi che non voglia vincerlo? Certo che sì. Ma so che questo premio non dipende da ciò che diremo, ma da ciò che ho dimostrato in campo». Non una presa di posizione dura, ma comunque un’autocandidatura. Insomma, la Spagna dovrà affrontare le sue primarie. Con un rischio, come ci ricorda Angelo Bonelli: «Stimo Schlein e Conte, ma le primarie rischiano di dividere».

E divisa, infatti, è la nazionale francese. Ousmane Dembelé, Pallone d’oro in carica, sembra non appoggiare del tutto la “candidatura” di Mbappé. «La mia top tre? Kvaratskhelia, Kane e Mbappé». Non un pieno appoggio. E sembra che Mbappé non l’abbia presa benissimo. Un po’ come Matteo Salvini quando Roberto Vannacci ha lasciato la Lega. L’attaccante francese non si è ancora espresso in merito, ma possiamo prendere in prestito le parole usate dal ministro dei Trasporti in quell’occasione: «Sono deluso e amareggiato».

Anche perché Dembelé ha pubblicamente aperto a un nuovo candidato: Khvicha Kvaratskhelia, con cui gioca al Psg. Il georgiano ha trascinato i parigini alla vittoria dell’ultima Champions, ma non ha giocato il Mondiale perché la sua nazionale non si è qualificata. E proprio per questo sembra non possa vincere: «Sarei l’uomo più felice del mondo, ma credo sia impossibile», ha ammesso alla Bbc. Parole che ricordano quelle pronunciate da Emma Bonino nel 2022, quando c’era chi la “candidava” alla presidenza della Repubblica: «Ringrazio tutti quelli che pensano a me, ma non credo sia il mio momento, lo era anni fa».

L’attesa “elezione” avverrà il 26 ottobre. I cento giornalisti di tutto il mondo dovranno indicare il loro candidato preferito. E come in ogni elezione che si rispetti, una cosa è già certa: qualsiasi sarà l’esito non mancheranno le discussioni. 

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