L’ultimo, in ordine di tempo, lo ha vinto Bollate, cittadina dell’area metropolitana di Milano che, in genere, sulle pagine dei giornali non ci finisce certo per lo sport. Invece, domenica 27 settembre, la sua squadra di softball, il Bollate 1969, ha vinto il suo sedicesimo scudetto, battendo Forlì nella serie di finale dell’Italian Softball Series 2026 (3-2 i successi sulle cinque partite, 8-7 il punteggio di gara 5): è di questo, del resto, di cui si parla in queste righe, ovvero degli scudetti d’Italia, ovvero i luoghi dove finiscono i titoli tricolore di una stagione. E, attenzione, è una storia di metropoli, certo, ma anche di periferie, di provincia, di paesi lontani dalla fama che, però, sui campi e sulle piste, a volte, finiscono davanti a tutti. Primi, sì: capita, e nemmeno così di rado.

Le metropoli, si diceva. A Milano il 2026 ha portato lo scudetto dell’Inter nella Serie A del calcio e quello dell’Olimpia nella pallacanestro maschile, e si tratta di due dei più rilevanti campionati sportivi nostrani, ma anche i titoli tricolori maschile e femminile di lacrosse, finiti rispettivamente alla squadra della Bocconi e al Baggataway. Scudetti di nicchia, ma pur sempre scudetti si tratta, e se è vero che le differenze di scala (in termini economici, di visibilità e popolarità e pure a livello di competitività) sono davvero enormi, fregiarsi del titolo di campione d’Italia resta comunque un orgoglio.

Uno scudetto è andato a Roma, quello del calcio femminile, e uno a Torino, quello del futsal maschile, vinto dalla L84, società che ha sede a Volpiano, gioca in casa a Leinì e le finali scudetto le ha disputate a Biella, in una singolare commistione tra metropoli, periferia e provincia.

Gloria anche per Genova, o meglio Recco, ovviamente nella pallanuoto maschile, il suo regno.

Provincia tricolore

Ora, dal momento che il professionismo sportivo è affare per pochi in Italia, quanto sia difficile portare avanti una società dilettantistica è noto a chiunque conosca un minimo il contesto: trasferte costose, sponsorizzazioni non sempre trasparenti, incassi bassi che però, magari, esplodono grazie a ciò che viene venduto nei bar degli impianti.

Lo sport infatti si regge quasi sempre sui mecenati di provincia, appassionati che in qualche modo restituiscono qualcosa della loro ricchezza al territorio, ed è una fauna piuttosto interessante e che riempie i giornali locali. Patron appassionati e ambiziosi, a volte istrionici, altre improbabili, comunque necessari.

Ecco perché il titolo di campione d’Italia 2026 si è spesso fermato in città medio-piccole come Parma – nel baseball, dove negli ultimi giorni ha vinto anche la Coppa dei Campioni – e Reggio Emilia, che il tricolore l’ha vinto con il Valorugby, nella Serie A Elite del rugby a 15, o come Aosta (la squadra dei Bugs ha vinto nel Baseball 5, nuova disciplina della Fibs) o Perugia, che ha vinto nella pallavolo maschile, e non è una novità.

Più singolari i titoli di campione d’Italia femminili vinti in Basilicata, uno dal Roller Matera nell’hockey su pista, l’altro dal CMB futsal (che è l’acronimo di Comprensorio Medio Basento), squadre di calcio a 5 che ha sede e gioca a Salandra, meno di tremila abitanti sulle colline materane. Provincia tricolore, in questo 2026, è stata quella di Vicenza, un poker di scudetti: tre nell’hockey maschile (Vicenza nell’inline, Asiago sul ghiaccio, Trissino su pista) e quello del basket femminile (la storica Schio, allo scudetto numero 14). In Veneto sono finiti anche lo scudetto della pallavolo femminile, all’egemone Conegliano – che negli ultimi anni ha dettato legge anche in Europa – e quello femminile del rugby, al Valsugana Padova.

L’hockey femminile, nelle sue diverse discipline, ha premiato anche Bolzano sul ghiaccio (per la precisione con l’Eishockey Verein Eagles Südtirol), Civitavecchia nell’in-line e Cagliari su prato (l’Amsicora, che a giugno ha vinto l’undicesimo scudetto), mentre nell’hockey su prato maschile il titolo è andato in provincia di Cuneo, a Bra per la precisione. A proposito di province e periferie, a Cassano Magnago (Varese) si è festeggiato lo scudetto della pallamano maschile, a Legnano quello del flag football, a Velletri quello del beach soccer femminile. Il calcio sulla sabbia, al maschile, ha invece premiato Pisa, e in Toscana è andato anche il titolo tricolore del football americano, ottenuto dai Guelfi Firenze in finale contro i Panthers Parma.

Chi manca?

La Sicilia ha risposto presente con Erice nella pallamano femminile e Catania nella pallanuoto femminile, il Jinnah Brescia ha vinto nel cricket, amatissimo dai tanti immigrati da India, Sri Lanka e Pakistan presenti nel nord. C’è del tricolore, insomma, in gran parte del paese in questo 2026.

Mancano, però, Campania e Puglia, Marche e Molise, Abruzzo, Calabria e Friuli, ma sono situazioni contingenti: Napoli ed Eboli, Falconara e Treia, Fasano, Conversano e Montesilvano hanno vinto scudetti nell’ultimo decennio tra calcio, pallamano e futsal. Perché, più spesso di quanto si pensi, i campioni d’Italia meno conosciuti sono proprio a un passo da casa.

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