Il Blue Ocean Group ha rilevato il 75 per cento delle quote del club di Sintra, la seconda area metropolitana del Portogallo. L’operazione è un incrocio tra il modello Redbull e quello «moneyball», basato sul massiccio utilizzo dei dati. Così ora anche i club di terza e quarta categoria diventano appetibili sul mercato
Sintra è la seconda area metropolitana del Portogallo, con 330mila abitanti e quattro milioni di turisti l'anno. Calcisticamente, però, è irrilevante. Almeno per ora.
La squadra locale della Sintrense milita nel Campeonato de Portugal, la quarta serie nazionale. Nella sua storia non ha mai militato nelle prime due serie del calcio portoghese. È proprio questa discrasia tra potenziale demografico e realtà sportiva ad aver attirato il Blue Ocean Group, fondo d'investimento nato nel 2024, che ha rilevato un mese fa il 75 per cento delle quote del club.
Questione di profitto
L'operazione ha poco a che fare con il mecenatismo locale e molto con la finanza strutturata. Il nome stesso del fondo richiama la “Blue Ocean Strategy”, la teoria economica presentata vent'anni fa dagli studiosi dell'Insead Chan Kim e Mauborgne, che suggerisce di evitare i mercati saturi (gli oceani rossi della concorrenza) per cercare profitti in spazi incontaminati.
La quarta serie portoghese risponde a questi requisiti: costi d'ingresso irrisori, concorrenti amatoriali e margini di crescita verticale. In aggiunta a ciò, una situazione infrastrutturale e finanziaria favorevole: uno stadio e un centro sportivo di cui disporre e soprattutto una società privata di debiti.
La Sintrense non viene gestita come una società sportiva tradizionale, ma come una start-up in fase seed , dove l'obiettivo è scalare rapidamente le gerarchie applicando protocolli industriali a un contesto artigianale.
Modello Lipsia
A guidare il progetto in qualità di presidente è Felix Krüger, avvocato e manager internazionale reduce da un'esperienza di quattro anni come coordinatore sportivo del RB Leipzig. L'impronta della galassia Red Bull è evidente: reclutamento aggressivo, focus sui giovani e un'organizzazione aziendale piramidale.
Accanto a lui lotta Dionny Macedo – giovane dirigente con trascorsi tra Psg e Uefa – nel ruolo di direttore operativo e Tom Worville.
La figura di Worville è la più indicativa di questo cambio di paradigma: ex giornalista di The Athletic specializzato in analisi dei dati, ha integrato nel club la sua società di consulenza scouting, Trivela. Chi fino a ieri raccontava i numeri dall'esterno, oggi li usa per determinare le scelte di mercato.
L’effetto «Moneyball»
La strategia si basa su larga scala sullo scouting data-driven, un approccio pressoché inedito per le serie dilettantistiche lusitane. L'obiettivo è individuare inefficienze di mercato, ovvero giocatori sottovalutati o male utilizzati, per generare valore tecnico ed economico: il tanto abusato (nel dibattito comune, quantomeno) “modello Moneyball”.
Worville ha rivendicato con forza la qualità del lavoro a Sintra: «Il modo in cui stiamo affrontando il reclutamento e le decisioni calcistiche probabilmente può competere con quello che fanno alcune squadre delle prime serie europee, ne sono fermamente convinto», ha spiegato a The Athletic. Non si tratta però di una gestione puramente algoritmica, ma di un'integrazione tra dati e competenza sul campo: «Non credo che avremo mai un progetto basato esclusivamente sui numeri. Credo che l'approccio ibrido sia quello corretto».
Il calcio viene così ridotto a una serie di Kpi (indicatori chiave di prestazione) da ottimizzare: si inietta capitale, si razionalizzano i processi tramite la tecnologia e si attende il ritorno sull'investimento. Il rischio di questa visione è la completa standardizzazione del prodotto sportivo. Il club smette di essere espressione di una comunità per diventare un bene fungibile, sradicato dal contesto territoriale e replicabile ovunque ci siano le condizioni socio-economiche adatte.
La prima sessione di mercato è stata indicativa delle intenzioni del fondo: sei nuovi acquisti, un nuovo allenatore (il 36enne Carlos Pinto) e un nuovo staff. «Il nostro punto di forza è il progetto che stiamo creando: vogliamo che i calciatori ci si identifichino», le parole di Worville. «Stiamo cercando di creare una realtà nuova in Portogallo».
L'identità della Sintrense diventa secondaria rispetto alla validazione del modello di business. Il progetto portoghese sembra essere solo un test: la presentazione istituzionale del Blue Ocean Group (vedasi il suo profilo LinkedIn) cita esplicitamente l'intenzione di costruire un portfolio multi-club in mercati chiave come Spagna, Belgio, Brasile e Italia. Il nostro sistema calcio, cronicamente indebitato e alla disperata ricerca sia liquidità che di professionalità, rappresenta il terreno ideale per questo tipo di colonizzazione finanziaria. La Sintrense è il prototipo; la replica in una piazza della Serie C italiana potrebbe essere solo questione di tempo.
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