Martedì sera, i giocatori di Elche e Real Madrid sono scesi in campo indossando delle maglie di solidarietà con la popolazione di Ceuta. O meglio, quasi tutti i giocatori lo hanno fatto: tre madridisti - Kylian Mbappé, Ibrahima Konaté e Vinícius Jr.- le hanno indossate a metà, coprendo parte della scritta, e le hanno poi subito tolte.

Il loro gesto ha generato molte polemiche in Spagna, e sui social alcune persone hanno preteso che lascino il paese. I tre giocatori non hanno ancora chiarito pubblicamente le loro motivazioni, ma la loro decisione potrebbe essere dovuta alle controverse dinamiche politiche in atto alle spalle della crisi migratoria che da oltre un mese è in corso nell’exclave spagnola in Nord Africa.

Fin dall’inizio della stagione della Liga, infatti, alcuni club hanno portato in campo messaggi di solidarietà per Ceuta, e a inizio settembre il presidente della Federcalcio, Rafael Louzán, e il ct della Spagna, Luis de la Fuente, si erano recati in visita ufficiale nella città.

Non è un’iniziativa della Liga

Nell’ultimo turno del campionato spagnolo, altre squadre hanno indossato una maglietta con la scritta “Siamo tutti caballas” (un termine che identifica gli abitanti di Ceuta). La particolarità è che questa iniziativa è avvenuta solamente in occasione delle partite nella Comunità Valenciana, ovvero Levante-Barcellona (con i catalani che avevano deciso di non indossarla), Villarreal-Betis e, appunto, Elche-Real Madrid. Ciò è dovuto al fatto che la campagna è stata organizzata e promossa dall’Associazione Valenciana degli imprenditori (Asociación Valenciana de Empresarios, o AVE), le cui reali motivazioni sollevano parecchi interrogativi.

L’AVE è presieduta peraltro dal facoltoso armatore Vicente Boluda, nel 2009 presidente del Real Madrid per alcuni mesi. Il fatto che l’iniziativa sia partita da degli imprenditori e non dalla Liga, dalla Federcalcio o dai club ha generato molti dubbi, espressi per esempio dal giornalista sportivo basco Santiago Segurola: «Si tratta di un'intrusione palese in un'attività che non li riguarda», ha detto durante la diretta radiofonica su Onda Cero. Altrettanto discusso è il fatto che i giocatori delle squadre non erano stati informati in anticipo della campagna e si erano visti consegnare le magliette appena prima di scendere in campo.

È possibile che Mbappé, Konaté e Vinícius Jr. abbiano deciso di boicottare l’iniziativa anche a causa del modo in cui è stata organizzata e per evitare di assumere posizioni potenzialmente controverse. Il giorno prima, l’attaccante marocchino del Betis Abde Ezzalzouli era finito al centro di una polemica da parte dei suoi connazionali, che hanno visto la sua decisione di vestire la maglietta come un “tradimento” delle rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla. Le due città sono territorio spagnolo da secoli, ma i marocchini le considerano retaggi del colonialismo europeo.

Una campagna ambigua

Attorno alla crisi migratoria iniziata a fine luglio si sono sviluppate narrazioni politiche controverse, che hanno spesso trovato una sponda nel calcio. Gli slogan a sostegno della popolazione di Ceuta hanno iniziato a vedersi già ad agosto, con l’inizio della stagione sportiva, durante il debutto casalingo dell’AD Ceuta in seconda divisione contro il Las Palmas. In quell’occasione, i giocatori delle due squadre avevano vestito delle magliette con la scritta “Ceuta non si vende, si difende” approvate dalla Liga. Lo stesso presidente della lega professionista spagnola, Javier Tebas, aveva utilizzato lo slogan in un post sui social.

Quella frase è stata fin da subito ambigua: da chi andrebbe “difesa” Ceuta? Le possibili risposte spaziano dai migranti, accusati dall’estrema destra di avere invaso il territorio spagnolo, al governo marocchino, secondo molte teorie responsabile della crisi. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha però negato un coinvolgimento delle autorità marocchine, e così la seconda teoria assume anche un valore polemico nei confronti del governo di Madrid.

Non a caso, il 6 settembre la tifoseria del Málaga ha intonato il coro per Ceuta e, subito dopo, degli insulti nei confronti di Sánchez. Gli ultras malagueñi sono riuniti principalmente nel gruppo Frente Bokerón, di note simpatie neofasciste. Esattamente come i Grada Fans del Real Madrid, in cui sono confluiti molti ex esponenti degli Ultras Sur, il gruppo espulso dal Bernabéu nel 2013 a causa dei numerosi episodi di violenza e razzismo. Durante la partita dell’8 settembre contro l’Inter in Champions League hanno esposto nel proprio settore diverse bandiere della città di Ceuta.

Ma non sono gli unici, in questa vicenda, a essere politicamente vicini alla destra radicale: lo stesso Javier Tebas ha dichiarato in passato il proprio sostegno a Vox. Il leader del partito, Santiago Abascal, il 2 agosto era andato proprio a Ceuta, definendo la crisi migratoria «un atto di guerra da parte del Marocco, tollerato e promosso da Sánchez».

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