L’automazione interviene quando i meccanismi rimpiazzano i muscoli e l’informatica assorbe competenze. In entrambi i casi si distruggono e si creano mestieri, generando sia le sofferenze di alcuni quanto gli entusiasmi di altri.

Nei “perdenti” sedimentano passività, crisi d’autostima, rancore e depressione. Va da sé che quando la somma delle sofferenze sovrasta l’allegria degli entusiasti, la società e la politica traballano, la democrazia s’assottiglia, il populismo impazza.

La “rivoluzione dell’AI”, nel mentre che stiamo ancora cercando di comprendere cosa, come e quanto cambierà nel lavoro degli umani, s’annuncia con clamore e suscita timori.

In un sondaggio, giugno 2025, del Pew Research Center il 50 per cento dei repubblicani e il 51 per cento dei democratici si dichiaravano più preoccupati che entusiasti per l'aumento dell'uso dell'intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Un anno dopo il New York Times pone la fondamentale domanda: cosa succederebbe se milioni di persone perdessero il lavoro a causa dell'intelligenza artificiale e nessuno mettesse i soldi o le soluzioni politiche per aiutarle?.

Di rincalzo, Alex Karp, amministratore di Palantir, dichiara che «la sfida più grande per l'Ia in questo paese è il malcontento politico. A quelli come me (cioè ai miliardari dei servizi software, da Microsoft a Meta passando per Google e Anthropic, ndr) direi che il paese potrebbe esplodere politicamente e che nessuno di noi farà soldi quando il paese esploderà».

Gli Agenti dell’Ia

Non bastasse, or ora arrivano gli “agenti”, sistemi software autonomi che per raggiungere obiettivi specifici “percepiscono” (all’occorrenza attraverso sensori) “ragionano” (soppesando alternative con il supporto di sistemi Ia), “decidono” e “agiscono” secondo i parametri di chi li ha modellati. Cosa può fare un Agente? Di tutto.

Ad esempio, il mio esperto di riferimento (Andreas Formiconi), autore da venti anni di decine di migliaia di righe di esperienze di didattica avanzata, anamnesi di sistemi informatici e fantasie matematiche, ha istituito un agente con l’incarico di mettergli tutto in ordine unitario, titoli di capitoli compresi. Dopo qualche batti e ribatti fra prompt del richiedente ed esecuzioni del modellando agente, l’umano s’è ritrovato, e ha subito postato, una summa dei suoi – peraltro notevoli – contributi al sapere collettivo.

Magnifico – diranno i più – lo voglio fare anch’io, al modesto prezzo del temporaneo abbonamento – circa 20/30 euro per un mese – ad Anthropic o GPT.

Ma c’è da sbrigarsi perché altri, come il bravissimo Thomas Friedman, il 6 maggio sul New York Times, ha già intravedono che «due uomini in una grotta con un portatile, accedendo agli ultimi modelli di intelligenza artificiale e a un terminale Starlink potrebbero attaccare le infrastrutture critiche di qualsiasi società».

Quindi invoca, in consonanza con alcuni degli stessi miliardari della Silicon Valley delle Big Tech, regolazioni che incatenino il mostro, d’intesa fra i governi di Usa e Cina e le rispettive maggiori Big Tech. La stessa amministrazione Trump pare pronta a emanare qualche ukase regolatorio (il che basterebbe a pensar male).

Per il partito del “non ci casco”

A noi, che non siamo né informatici né politici, viene spontaneo diffidare del papà dei mostri che li vuole “regolare”, perché sospettiamo che l’obiettivo sia di recintare con regole iper esigenti gli attuali monopoli (che per noi, figli d’Occidente, sono quelli americani) per scoraggiare il farsi sotto di concorrenti nuovi.

Quindi ci iscriviamo al partito “non ci casco” e alle Big Tech chiediamo di scrivere Ia e format di Agenti a prova di malvivente e terrorista e che si assumano ogni responsabilità senza addossarla allo Stato. Se non gli riuscisse, che chiudano quella bottega. Non cerchino, insomma, la replica della cuccagna deresponsabilizzata di cui hanno goduto grazie alla legge Usa 1996 «fai quel che ti pare, tanto nessuno ne risponde» (paragrafo 230 del decency Act).

Tanto meno impongano, in combutta con le burocrazie statali e assimilate, una qualsiasi forma di super tutela dietro il ricatto della sicurezza globale da essi stessi posta a rischio.

Quanto a distinguere, ricercando e socializzando in rete, fra grano e loglio, geni e ciarlatani, basteremo certo a noi stessi. Specie se ricerca, social e Ia dell’Occidente saranno obbligati a introdurre il grande assente: la responsabilità (basta una noticina aggiuntiva al Digital Service Act della Ue) liberandoci d’un sol colpo dai vili e dai lupi-robot mossi da chi ha i soldi e il potere d’allestirli.

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