I risultati delle elezioni amministrative, con la mancata presa del fortino blu di Venezia, hanno riportato alla luce la domanda delle domande: cosa manca al centrosinistra? E subito vengono rispolverati slogan il ciclici come «la sinistra riparta da...». Ma per l’elettorato progressista il dibattito è necessario, soprattutto al quarto anno di una legislatura di centrodestra: al momento la seconda più lunga della storia repubblicana

Potrebbe non mancare molto tempo al grande appuntamento delle elezioni politiche e la coalizione di centrosinistra ha l’obiettivo di presentarsi alle urne con un programma politico convincente, anche per l’elettorato deluso. Al momento, il centrodestra sta perdendo terreno, impegnato nei dissidi interni al governo e sfidato a destra da Futuro nazionale del generale Roberto Vannacci. Gli ultimi sondaggi danno la controparte in vantaggio, con il 45,7 per cento di consensi, distribuiti tra Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia viva e +Europa.

I nodi da sciogliere sono diversi e li abbiamo presentati ai nostri lettori e alle nostre lettrici, nella nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, chiedendo: «Cosa manca al centrosinistra oggi: più radicalità, più pragmatismo, più capacità di mediazione o una nuova idea di cambiamento? Quale dovrebbe essere la priorità di una forza progressista? Il termine “riformismo” ha ancora senso?». Ecco cosa ci hanno risposto.

Castelli linguistici

Quasi tutte le risposte condividono un punto: occorrono proposte radicali, pragmatiche e accessibili a tutti, senza linguaggio elitista. Il termine “riformismo” è il più criticato. C’è chi lo ritiene fuori tempo massimo, «legato ai decenni passati», e chi lo definisce un «incasellamento teorico», per poi affermare che bisognerebbe superare la tradizione del «politichese». Dovrebbero essere adottati solo «concetti chiari e raccontati con semplicità, spiegando come raggiungere gli obiettivi e il tipo di società che si vuole nel futuro».

Dalle risposte dei lettori e delle lettrici emerge la volontà che il centrosinistra sia più pragmatico e assuma posture più radicali, senza compromessi o troppe mediazioni, quantomeno sulle questioni identitarie, che fanno del centrosinistra il centrosinistra. I punti fermi, tuttavia, non sono unanimi, e le priorità indicate sono variegate.

Le priorità

Oltre un terzo degli utenti ha indicato come priorità l’ambientalismo. In particolare, i temi della tutela ecologica e del contrasto alla crisi climatica sono stati accostati da diversi lettori alla giustizia sociale. Un utente scrive che si tratta della «capacità della sinistra di costruire un futuro con comunità solidali e resilienti, di fronte ad un mondo che ci presenterà il conto di politiche miopi e nello stesso tempo profondamente ingiuste». 

Altri, invece, partendo dall’equità sociale, insistono sull’adeguamento dei salari all’inflazione sostengono che occorra ripartire dalle tasche e dai diritti dei lavoratori. Quindi occorrerebbero politiche radicali, come la ridistribuzione della ricchezza e schiena dritta contro le lobby e le multinazionali. 

Risultano centrali anche l’investimento nella sanità e nella scuola pubblica, con accenti diversi. Un lettore, per esempio, chiede una sostanziale rottamazione di un sistema insostenibile, con «tagli ai dinosauri politicamente protetti che intasano il sistema universitario e inducono gli italiani a migrare», «purghe contro la corruzione» e piazza pulita dei «carrozzoni» statali nel mondo delle imprese.

I vostri messaggi

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Un approccio radicale è inevitabile

«Temo che la realtà dei fatti richiederà scelte radicali. Penso soprattutto alle tematiche ambientali, che nei prossimi decenni metteranno alla prova il nostro sistema di vita. Quindi non è una questione ideologica, quanto la capacità della sinistra di costruire un futuro con comunità solidali e resilienti, di fronte ad un mondo che ci presenterà il conto di politiche miopi e nello stesso tempo profondamente ingiuste. È necessaria una visione globale che metta insieme un'economia non distruttiva e politiche di giustizia sociale, di fronte a sfide come il controllo delle risorse, i disastri ambientali e le migrazioni climatiche. Di fronte a queste sfide ha veramente senso parlare ancora di riformismo o di radicalismo? Sarà una realtà difficile (è un eufemismo) a dettare l'agenda».

Oltre il riformismo, con una rivoluzione gentile

«Ritengo che il termine riformismo sia ormai legato ai decenni passati. I mutamenti politici mondiali e la consapevolezza che la destra, anche estrema, si sta organizzando a livello internazionale, impone uno sguardo più radicale per farvi fronte. Anzi ci si chiede se in Italia non sia stato proprio il riformismo a riportare la destra al potere. I grandi temi a cui siamo chiamati a rispondere (ambiente, pace, lavoro, salute) non possono più essere trattati con un occhio spostato sui grandi poteri che li hanno governati fino a ora, ma avendo a cuore solo il bene dei cittadini. È necessaria una rivoluzione gentile di tutti i paradigmi capitalistici che ci hanno portato all'attuale deriva, anche morale».

Chiarezza e pragmatismo

«Manca un’esposizione chiara di obiettivi e di come ottenerli. Per esempio più giustizia sociale, attraverso una differente distribuzione delle tasse, mostrando l'iniquità della flat tax e senza scappare appena la destra prova a bollarli come affamatori di popolo. Manca una sinistra che propugni i valori di equità e giustizia e li sostenga a testa alta, che allo stesso tempo sia concreta e pragmatica e che non abbia paura di scontentare qualche lobby, come i tassisti. Ci vuole un progetto organico e idee chiare su dove togliere soldi e dove metterli. Ci vuole una sinistra che abbia idee sul rinnovamento industriale, tipo nuovi posti di lavoro nelle rinnovabili tramite incentivi e sgravi, e che spieghi come invertire la tendenza e sostenere una sanità per tutti, una scuola più accogliente anche come strutture, una giustizia più rapida, un fisco che non premi gli evasori. Non è facile farlo capire a tante persone, soprattutto con la potenza mediatica di cui dispone la destra».

Gli altri sondaggi

L’ultimo sondaggio ha riguardato il discusso ritorno delle centrali nucleari in Italia, dopo che il governo Meloni ha annunciato l’imminente approvazione di una legge delega per riavviare la produzione. I nostri lettori ci hanno raccontato se sono preoccupati o convinti delle potenzialità del progetto.

In precedenza abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se una manifestazione culturale come la Biennale dovrebbe distinguere tra l’arte e il paese di provenienza degli artisti, e poi se è giusto che artisti russi e israeliani continuino a partecipare. Più della metà dei lettori pensa che l’arte debba restare uno spazio di dialogo anche durante le guerre.

In precedenza, abbiamo chiesto se i Promessi sposi siano ancora un classico contemporaneo, dopo l’uscita della bozza delle Indicazioni nazionali, che prevede lo spostamento del capolavoro di Manzoni dal secondo al quarto anno del liceo. La maggior parte sostiene che il vero punto sia tutelare l’autonomia del docente nell’organizzazione del suo programma didattico.

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