Oggi si conclude “Democrazia alla prova”, le giornate di dibattiti organizzate a Genova dal Forum Disuguaglianze e Diversità, per discutere sullo stato del presente. Per Giuliani, Cirino e Aglietti è necessario ripensare la democrazia per respingere le logiche autoritarie. I tre under 30 parlano di come superare gli ostacoli che allontanano i giovani dalla politica, a partire dall’educazione che deve essere ripensata nel suo complesso
«Servono luoghi fisici in cui le persone possono tornare a incontrarsi, fuori dalla logica del consumo». «Serve garantire a tutti gli strumenti di partecipazione, perché chi non arriva alla fine del mese non vota se sa che anche dopo le elezioni la sua situazione rimarrà quella che era». «Serve colmare il gap generazionale, perché tra di noi non è facile comunicare. Ed è la polarizzazione delle opinioni che sta uccidendo la democrazia». A parlare sono il responsabile finanziario di Scomodo Lorenzo Cirino, la giornalista digitale e video Melissa Aglietti e il content creator Raffaele Giuliani mentre si confrontano, coordinati da Eugenio Damasio, fondatore di No Panic Agency, su che cosa ostacola la partecipazione dei giovani alla vita politica e su come rimuovere le barriere che impediscono alle avanguardie di raggiungere una ampia parte della popolazione.
«Abbiamo eroso lo spirito democratico di unione che da sempre ci ha caratterizzato e ha costruito il nostro paese, figlio non di qualcuno a caso ma dei partigiani», dice Giuliani senza giri di parole, dal palco della sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova, dove dal 23 al 25 gennaio è in corso “Democrazia alla prova”, la tre giorni di dibattiti organizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità, per discutere sullo stato del presente.
Giuliani è convinto che la sinistra debba ritrovare il coraggio di dire in modo chiaro quello che pensa: «Perché la moderazione ad oggi ha portato alla morte. Serve dirsi socialisti, essere forti e chiudere i pugni contro i governi autoritari come quello di Giorgia Meloni», spiega tra gli applausi.
Per Aglietti, invece, oltre ai fattori istituzionali che bloccano la partecipazione al voto – come il ritardo con cui è stato preso in considerazione il voto per i fuorisede, «dopo anni di richieste rimaste inascoltate a dimostrazione di quanto poco interessa alla classe politica l’opinione delle nuove generazioni» – ci sono altri due punti che spiegano la crisi della democrazia in corso: «Il fatto che questa abbia tradito le promesse su cui in origine si è fondata, come la parità di diritti per tutti i cittadini».
E che a governare siano persone d’età avanzata: «Che sono portavoce di un pensiero basato su un mondo che non esiste più e con un orizzonte temporale limitato. Quindi non si fanno carico delle conseguenze delle loro scelte che saremo noi a pagare». Per questo, propone Aglietti: «Si potrebbe pensare di istituire un organo fatto da giovani, con potere di veto sulle decisioni del governo che impattano sul nostro futuro come quando si parla di crisi climatica o di debito pubblico».
Anche Cirino è certo che più under 30 nei posti di potere «non solo pubblici, anche nelle aziende, migliorerebbero di molto la condizione delle nuove generazioni» perché orienterebbero le scelte politiche e di business e faciliterebbero il dialogo tra le generazioni. Ma sottolinea anche il ruolo fondamentale che l’informazione libera e indipendente ha nel salvaguardare la democrazia, anche secondo i più giovani. «Che stanno tornando a privilegiare contenuti lenti e approfonditi agli articoli clickbait e l’informazione flash. Come dimostrano i video lunghi su YouTube o l’ampia diffusione dei podcast», aggiunge Aglietti. Mentre secondo Giuliani per riavvicinare i giovani alla politica è necessario un cambiamento ancora più profondo.
Non soltanto l’informazione, a essere ripensata deve essere l’educazione nel suo complesso. E con questa anche la scuola, «ormai parte del sistema neoliberista, come dimostra il meccanismo del voto e dei debiti-crediti. Perché per fare Resistenza (all’autoritarismo ndr) non serve solo la rivolta armata ma anche studiare e il sapere. Dobbiamo fare spazio a un’idea di cultura che non sia classista ma l’opposto: pubblica, di tutti», conclude il content creator 23enne, convinto, proprio come gli altri protagonisti del dibattito “Nuove generazioni e democrazia” che sia arrivato il momento di parlare di meno e fare di più per tutelare il bene comune.
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