“Italia in piazza” è il movimento senza sigle che ha promosso i cortei di sabato in diverse città italiane. Tensioni nel capoluogo lombardo, a Bologna e Torino. Il sindaco di Milano: «Ho l’impressione che le forze dell’ordine non fossero adeguate», ha detto, riportando la responsabilità sul piano nazionale. Anche Meloni esprime solidarietà agli agenti
Il giorno dopo i duri scontri tra manifestanti e polizia a Milano, il sindaco Beppe Sala, ospite di Rtl, chiede più forze dell’ordine: «Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate», ha detto il primo cittadino, aggiungendo che «ieri mi sembravano tanti contro pochi», «200 poliziotti, erano pochi». Ma, ha aggiunto, «ho l’impressione che il nostro questore non sia dotato di un numero sufficiente di agenti». Il sindaco ha poi avvertito che «situazioni del genere» ci saranno «ancora e ancora», perché «questo è un fenomeno esplosivo».
Parole che non sono piaciute al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha attaccato il sindaco sostenendo che si tratta del «solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti».
Il botta e risposta è continuato, con il sindaco di Milano che «a Piantedosi che mi equipara alla “sinistra Radical chic”» ha risposto «che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato». E ha chiesto al ministro di pensare «a fare la sua parte», evitando «gli attacchi personali» e ricordando la sua condanna immediata «ai violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano».
Solidarietà
Sala ha espresso «solidarietà totale» agli agenti, «io sono con loro», così come la presidente del Consiglio che, domenica mattina, in un post sui social, ha scritto: «Ancora una volta, le donne e gli uomini delle forze dell’ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos». Meloni ha reagito anche sabato in serata, chiedendo alle opposizioni di prendere posizione senza ambiguità.
Quanto è accaduto il 17 ottobre «è molto grave», ha commentato Mario Calabresi, candidato alle primarie del centrosinistra in vista delle prossime elezioni comunali. Ma per Calabresi non bisogna confondere con «quello che è accaduto prima»: la «manifestazione di studentesse e di studenti che avevano una piattaforma che portano avanti da giorni e che è comune in tutta Italia» per «riuscire a vedere un futuro» che non vedono. Il candidato alle primarie ha chiesto anche alle forze dell’ordine di distinguere fra «manifestanti pacifici e violenti in piazza». E, ha aggiunto, «da una parte bisogna affrontare la violenza», «dall’altra bisogna dare risposte politiche, sociali alle richieste che ci sono e sono serie».
Gli scontri
“Italia in piazza” è il movimento senza sigle che ha promosso i cortei di sabato 17 ottobre contro il carovita, i salari bassi e il caro carburante. A Milano, dove migliaia di persone hanno manifestato per le strade, in piazza del Duomo e nei dintorni si sono verificati scontri, con lanci di pietre, bombe carta e vetrine distrutte da parte di alcuni contestatori e cariche, idranti da parte della polizia.
Immagini che non si vedevano da decenni nella piazza centrale di Milano e che hanno portato a circa 50 fermi, molti minorenni. Secondo quanto riporta SkyTg24, tra le persone trattenute dalle forze dell’ordine c’è una presenza massiccia di giovanissimi, quasi la metà dei fermati. La generazione Z, soprattutto proveniente dalle periferie.
Quelli che il leader della Lega Matteo Salvini definisce «maranza» che, con «centri sociali» e «marciume sinistro e avariato» ha accusato di essere protagonisti delle violenze.
Secondo le ultime informazioni riportate dall’agenzia Nova, sarebbero 25 le persone ferite durante gli scontri di sabato portate negli ospedali cittadini Niguarda, Policlinico, Fatebenefratelli e San Giuseppe. Tra questi, dieci appartenenti alle forze dell’ordine. Nessuno dei feriti sarebbe stato trasportato in codice rosso.
Il patto sociale
Milano non è però l’unica piazza in cui c’è stata tensione con le forze di polizia: anche a Bologna e Torino. Quello che è accaduto sabato mostra che «il patto sociale e il patto generazionale si stanno rompendo», scrivono i sindaci ci centrosinistra delle principali città, da Roma a Firenze, da Bari a Bologna, poi Torino, Napoli, Milano, Genova, Cagliari. «È dunque necessario intervenire sulle garanzie essenziali per la popolazione italiana: il diritto all’abitare, le tutele per chi lavora, il trasporto pubblico efficiente», si legge.
Rifiutano in modo «assoluto» violenza e distruzione, «di cui non saremo mai complici». Chiedendo al governo una convocazione dei sindaci «al più presto», ora – continuano – è il momento che le istituzioni facciano fronte comune e che ognuno si prenda le proprie responsabilità».
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