La struttura per la raccolta dei dati pluviometrici è stata fuori uso dal 16 ottobre al 21 gennaio, come rivelato da questo giornale. «Il malfunzionamento della stazione ha impedito di rilevare tempestivamente le condizioni di saturazione del terreno, elementi essenziali per anticipare il rischio franoso», dice il deputato La Vardera che ora chiede spiegazioni a Schifani e Savarino
Com'è potuto accadere che per oltre tre mesi la Protezione civile siciliana, pur non ricevendo dati pluviometrici dalla centralina più vicina a Niscemi, non sia intervenuta per riparare il guasto? Il caso della stazione Priolo-Gela, raccontato in esclusiva da Domani, finisce all'Assemblea regionale siciliana. Il deputato Ismaele La Vardera ha presentato un'interrogazione per chiedere chiarimenti a Renato Schifani e Giusy Savarino, assessora meloniana con delega al Territorio.
La centralina è stata fuori uso dal 16 ottobre al 21 gennaio, quando la frana che da lì a poco avrebbe fatto collassare una parte della cittadina del Nisseno si era già rimessa in moto in maniera evidente.
Nei giorni in cui il ministro Nello Musumeci ha nominato la commissione per indagare sulle falle amministrative che potrebbero avere avuto un'incidenza nelle lungaggini con cui si è intervenuti a Niscemi, dove una grossa frana si era già verificata nel lontano 1997 portando allo stanziamento di fondi ancora oggi non del tutto spesi, la stazione Priolo-Gela rischia di diventare l'emblema di una macchina dei controlli che sonnecchia nella quotidianità, salvo poi ridestarsi al momento dell'emergenza. La storia della Sicilia è piena di vicende simili.
«Il malfunzionamento della stazione ha impedito di rilevare tempestivamente le condizioni di saturazione del terreno, elementi essenziali per anticipare il rischio franoso. L’evento evidenzia criticità strutturali e organizzative nella gestione della rete di monitoraggio idrogeologico della Sicilia, che pur essendo fondamentale per la prevenzione delle frane non è ancora pienamente operativa sul territorio», denuncia La Vardera.
L’ammissione
Ad ammettere a questa testata la mancata trasmissione delle informazioni è stata la stessa Protezione civile regionale, spiegando che i malfunzionamenti nelle centinaia di centraline sparse per l'isola non è un fatto insolito. Spesso dipende dall'usura dei componenti, altre volte da furti e atti vandalici.
A occuparsi della riparazione della strumentazione sarà per i prossimi tre anni la Cae, società bolognese già fornitrice di buona parte delle stazioni a disposizione della Regione Siciliana. Il contratto del valore di oltre 3,7 milioni è stato firmato a fine novembre ed è arrivato a valle di una gara d'appalto che si è svolta in estate e che ha registrato diverse settimane di ritardo.
Come verificato da Domani, infatti, l'apertura delle buste, in un primo tempo prevista ad agosto, è avvenuta soltanto il 2 settembre.
«Si comunica che la seduta di gara prevista per il giorno 12 agosto sarà posticipata a data da destinarsi», è stato il messaggio pubblicato sul sito della Regione poco prima che i deputati e parte dei burocrati andassero in ferie.
In Sicilia esistono diverse reti di raccolta dati e di monitoraggio dei fenomeni meteorologici. Poco meno di quattrocento sono in mano alla Protezione civile. «L'attività di sorveglianza si articola nella osservazione qualitativa e quantitativa in tempo reale dell'evento meteo-idrologico e idrogeologico in atto, nonché nella previsione dei relativi effetti al suolo. La regolare e periodica manutenzione degli impianti è necessaria per assicurare la continuità, la qualità dei valori registrati dai singoli impianti e la loro trasmissione in tempo reale», si legge nella relazione illustrativa del progetto appaltato a Cae.
L’anomalia
Intanto, a fornire informazioni su quanta acqua sia caduta a Niscemi nei mesi in cui la centralina Priolo-Gela è rimasta fuori uso è stato il Sias, il servizio informativo agrometeorologico che fa capo all'assessorato all'Agricoltura e che è gestore di una diversa rete di monitoraggio.
Tra l'1 settembre e il 21 gennaio a Niscemi sarebbero caduti 365 millimetri di pioggia, cento in più della norma della serie 2003-2025, anche se ci sono casi – come nel 2019 – in cui i quantiativi sono stati anche superiori.
Stando a quanto risulta a Domani, nel periodo in cui la stazione Priolo-Gela non ha funzionato, la pioggia caduta a Niscemi sarebbe stata pari a circa 291 millimetri.
«Un'anomalia importante è stata la registrazione il giorno 31 ottobre 2025 dell'intensità massima oraria dell'intera serie Sias dal 2002: 56,6 millimetri all'ora (54,2 in trenta minuti), un valore non eccezionale se comparato alle massime intensità orarie che si registrano spesso presso altre stazioni», si legge sull'account Facebook del Sias, che sottolinea come tra l'1 settembre e il 21 gennaio i giorni piovosi a Niscemi siano stati 35, rispetto a una norma di 30,5 giorni.
L'interrogazione di La Vardera contiene anche la richiesta di sapere “se siano state avviate indagini interne o esterne per verificare eventuali responsabilità gestionali o omissive nella manutenzione delle stazioni e nella protezione del territorio”. Nell'attesa di capire come risponderà Schifani, il ministro Musumeci potrebbe prendere spunto.
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