«Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini di essere protagonisti, quindi ci apriamo alla prospettiva delle primarie». Lo ha affermato il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte lo scorso 23 marzo, durante la conferenza stampa nel giorno della vittoria del No al referendum sulla giustizia. Così, nel corso dei festeggiamenti per quella definita come la prima sconfitta alle urne del governo, Conte ha spinto in avanti il tema della scelta del candidato o della candidata che sfiderà Giorgia Meloni alla presidenza del Consiglio nel 2027.

La legge elettorale voluta dalla destra, in discussione in questi giorni, prevede infatti che dalla coalizione venga indicato un nome. «Ma non primarie di qualche apparato - ha spiegato il leader del M5s - ma aperte anche ai cittadini: serve una discussione ampia in tutto il paese per individuare il candidato più competitivo per rappresentare il programma».

Dal Nazareno arriva poco dopo la risposta della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, interrogata dai giornalisti sulla proposta di Conte: «Sono pronta alle primarie e sono certa che troveremo un accordo e decideremo insieme le modalità», anche se - qualche giorno dopo - ha dichiarato che «non è una priorità». Di diverso parere è invece la compagna di partito Silvia Salis, sindaca di Genova, contraria all’iniziativa che ha definito «divisiva».

Nella nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se – secondo loro – le primarie sono il modo giusto per l’alleanza di scegliere il candidato o la candidata presidente ed, eventualmente, a quali partiti dovrebbero essere aperte.

Prima un programma condiviso

Secondo molti lettori e lettrici la priorità dovrebbe essere stilare innanzitutto un programma comune. Almeno per quanto riguarda alcune questioni percepite come fondamentali: «La lotta all’evasione fiscale, la sanità, la scuola e la giustizia, il salario minimo». Proprio per questo, secondo alcuni, è fondamentale individuare soluzioni concrete condivise ed evitare «facili scorciatoie da influencer basate su “chi ha più carisma”».

Senza dimenticare i giovani, il cui voto è stato decisivo per la vittoria del No al referendum sulla giustizia: «È necessario dare loro responsabilità e respiro. Se la coalizione di centrosinistra sarà capace di coinvolgere questi elettori si apriranno nuove possibilità di gestione della cosa pubblica».

Come spiega Alessandro, «l'unica cosa che serve al campo largo è definire un programma condiviso e annunciarlo alla stampa in tutti i suoi punti, in modo che non ci siano più dubbi». Una mossa, specifica, che dimostrerebbe chiarezza sulle priorità per risolvere i problemi concreti degli italiani.

Un assist al premierato

«Credo che, in primo luogo, accettare di scegliere un capo per la coalizione significhi accettare implicitamente l'idea del "premierato", lasciando la formazione del governo e la sua fiducia parlamentare una formalità», scrive il lettore Gabriele Ronco, spiegando che così si rischia di sottrarre ulteriormente autorevolezza ai rappresentanti del popolo.

«La figura individuata deve essere politica e diversa dagli attuali vertici dei partiti», sottolinea. «Si dovrebbe includere l'arco dai cattolici riformisti ai Verdi, quindi l'intero Pd e Avs, passando per il M5s». Ma senza escludere «le porzioni dialoganti delle realtà extra-parlamentari e antagoniste».

La cosa fondamentale, aggiunge anche Ronco, è la sintesi sul programma: «Prima di un nome si giunga a un programma di sintesi politica lungo e dettagliato, da preparare questa primavera, limare questa estate, testare nelle piazze dell'autunno caldo e semplificare per l'elettorato solo in prossimità delle elezioni politiche», conclude.

«Conviene a Conte»

«Conte confida sui sondaggi che lo danno in testa fra i politici più apprezzati dagli italiani ma la sua smania di ridiventare premier lo rende precipitoso», spiega un lettore. «Sarebbe più democratico lasciare che sia il partito che ha ottenuto più voti esprima il candidato».

Per questo, secondo altri, Conte starebbe cercando di far prevalere il M5S: «L’invito di Conte nasce dalla sua ambizione di guidare una coalizione di cui il suo partito costituisce una parte minoritaria». Un obiettivo, spiega, giustificabile solo se «la vittoria nella campagna per il no fosse ampiamente ascrivibile a lui. Ma non è così, è stata una vittoria comune».

Proprio per queste ragioni, secondo Umberto da Catania, si tratterebbe di una sorta di «trappola» per gli altri partiti: «Mi sembra poco produttivo e serio, diciamo inaccettabile. Non bisogna farsi coinvolgere in questi giochi da tavolo ormai stantio. Il Pd sarebbe il primo partito d’opposizione quindi, secondo una logica seria, dovrebbe essere automatico assumersi la responsabilità della conduzione della coalizione».

Gli altri sondaggi

Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se il premier spagnolo Pedro Sánchez abbia fatto bene a opporsi a Trump e se i leader europei debbano seguire il suo esempio.

Nel sondaggio precedente abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se la scuola pubblica dovrebbe andare verso un coinvolgimento dei privati nel finanziamento e nella gestione dei servizi come ha affermato in una dichiarazione pubblica il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara lo scorso 12 febbraio. Secondo la maggioranza di loro, la scuola debba necessariamente rimanere pubblica, evitando il più possibile le ingerenze di privati che cambiano la natura del servizio pubblico.

Prima ancora abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se il caso dell’autoesclusione del comico Andrea Pucci dal Festival di Sanremo possa essere inquadrato come censura oppure si tratti di critica legittima. Secondo la maggior parte di loro il dissenso espresso sui social nei confronti della sua comicità non si può considerare come censura, che per definizione parte dall’alto.

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