Il comico ha rinunciato al suo ruolo da co-conduttore dopo le polemiche sulle sue battute sessiste, omofobe e antimeridionaliste. La rinuncia ha scatenato le reazioni della politica, che ha gridato alla censura. Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici cosa ne pensano.
Nelle scorse settimane il dietrofront di Andrea Pucci, invitato da Carlo Conti come co-conduttore della 76esima edizione del Festival di Sanremo, ha infiammato il dibattito sia sui social che nei palazzi del potere. La rinuncia è arrivata a seguito di quello che il comico milanese ha descritto come «un clima insostenibile»: a seguito della notizia sulla sua partecipazione alla kermesse musicale, sui social sono scoppiate le polemiche circa le sue battute sessiste, omofobe e antimeridionaliste.
Il comico ha riscosso la solidarietà di vari esponenti politici della maggioranza: da Matteo Salvini a Ignazio La Russa, fino ad arrivare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è intervenuta parlando di «deriva illiberale spaventosa della sinistra».
Eppure, abbiamo sottolineato in un articolo riportando le parole del deputato di +Europa Riccardo Magi, «Pucci ha dichiarato che è stata una scelta del tutto personale assunta dopo gli insulti ricevuti dagli utenti social».
Nella nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se quelle rivolte a Pucci siano critiche legittime oppure se, a loro avviso, si tratti di un caso di censura.
Il vittimismo della destra
La maggioranza dei lettori e delle lettrici che hanno risposto al sondaggio sostengono che le critiche al comico milanese siano fondate (77 per cento). «Mi pare che non ci sia stata nessuna censura da parte degli organizzatori a suo carico, ma una sua rinuncia», commenta un utente. «Poi», aggiunge, «per dirla tutta, la comicità del soggetto in questione è talmente minima che credo pure lui si sia reso conto che affrontare un palcoscenico con gli argomenti “comici” del suo repertorio, piuttosto scarni e offensivi, avrebbe fatto una sonora figuraccia».
Qualcuno sostiene che alcune figure istituzionali, intervenute tempestivamente a seguito del passo indietro del comico, non siano altrettanto reattive su questioni più importanti: «La nostra presidente del Consiglio, anziché esprimere solidarietà a Pucci, meglio farebbe ad andare a Niscemi e negli altri luoghi devastati in Sicilia. Fa riflettere questo atteggiamento: 5 giorni per prendere atto di una devastazione e 48 minuti per esprimere solidarietà a Pucci».
Altri sottolineano che sia improprio di parlare di censura, considerato che le critiche a Pucci siano arrivate da utenti social: «Per definizione la censura va dall’alto verso il basso, casomai si parli di dissenso», ha scritto la lettrice Paola Russo.
Comicità inaccettabile
Il 16 per cento è convinto che ci siano delle forme di comicità che non siano accettabili. In passato il comico ha fatto battute per cui è stato accusato di sessismo: «Di maschilismo becero e volgare in una società in cui il patriarcato la fa ancora da padrone, io non sento il bisogno. Sento schifo e repulsione per questa apologia del peggior patriarcato, quando ogni due, tre giorni una donna viene uccisa perché non si sente un oggetto al servizio del maschio», scrive un utente.
Pressione eccessiva
D’altro canto c’è chi pensa che la valanga che ha travolto Andrea Pucci, seppur legittima nei contenuti, sia stata eccessiva. «Il comico, forse, non se l’è sentita», osserva un lettore. La pressione, secondo il 6 per cento dei lettori e delle lettrici, l’avrebbe spinto a tirarsi indietro, ma rimangono le perplessità sulle “responsabilità” della bufera. Scrive un utente: «Anche se volessimo accettare che di censura si sia trattato (per pura ipotesi di studio), che cosa c'entrerebbe la sinistra? Quale sinistra?».
Gli altri sondaggi
Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se andrebbe garantita una maggiore libertà di azione a polizia e carabinieri. Buona parte di loro crede che rischio sarebbe quello di un aumento degli abusi e di limitare il diritto al dissenso.
Nel sondaggio precedente abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se fosse giusto riorganizzare il calendario scolastico a favore del turismo. La maggior parte sostiene che il calendario debba rispondere alle necessità della didattica e ai bisogni educativi degli studenti, senza piegarsi al servizio del mercato.
In precedenza, prendendo spunto da un numero della newsletter Cibo, vi abbiamo chiesto quali sono le vostre ricette preferite e se volevate condividerle con noi. Abbiamo selezionato 7 piatti tra quelli proposti che ci hanno incuriosito di più.
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