Il premier spagnolo si è opposto alle richieste di Trump, condannando apertamente l’attacco militare al regime iraniano. Le sue dichiarazioni hanno messo in luce l’ampia spaccatura nella diplomazia europea, soprattutto rispetto alle posizioni assunte dal governo di Giorgia Meloni. Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici cosa ne pensano
Dopo l’attacco compiuto il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, l’unico grande paese europeo a essersi opposto esplicitamente all’aggressività in politica estera di Trump è stata la Spagna del premier Pedro Sánchez.
«La posizione del governo è la stessa che abbiamo avuto sull'Ucraina o su Gaza. No alla rottura di un diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. No ad accettare che il mondo solo può risolvere i problemi con i conflitti, con le bombe. Non bisogna ripetere gli errori del passato», ha detto Sánchez, in una dichiarazione istituzionale di appena dieci minuti. Per poi concludere: «La posizione del governo si riassume in tre parole: no alla guerra».
Una presa di posizione che ha causato una crisi istituzionale tra Madrid e Washington. Con Trump che ha chiesto un embargo commerciale totale: «Non vogliamo averci nulla a che fare (con il governo socialista spagnolo, ndr), vogliamo tagliare ogni commercio con la Spagna».
Una decisione, quella del governo spagnolo, che contrasta con la postura diplomatica di alleati europei come Germania e Italia. Nello specifico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – pur parlando di violazione del diritto internazionale – non ha preso le distanze dalle azioni belliche di Stati Uniti e Israele, ribadendo la necessità di impedire lo sviluppo dell’atomica iraniana.
Nella nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se Sánchez ha fatto bene a opporsi a Trump, se i leader europei dovrebbero seguire il suo esempio e se la posizione sempre molto accondiscendente dell’Italia verso il tycoon ci mette davvero al riparo da problemi peggiori?
«Unico leader europeo serio»
La maggioranza dei lettori e delle lettrici che hanno risposto al sondaggio sostengono che il premier spagnolo è l’unico rappresentante serio e consapevole del proprio ruolo e della gravità del momento storico in Europa. «Finalmente qualcuno che esprime un pensiero civile, democratico e con una visione sul futuro. Lo aveva fatto anche sulla Palestina», commenta un utente. «Purtroppo è isolato in questa Europa muta e sorda. E non so quanto resisterà».
Un altro utente, invece, sottolinea come l’impostazione diplomatica del leader spagnolo sia «l’unica via di buon senso e coerenza politica progressista, socialdemocratica e rispettosa del diritto internazionale», tracciando una netta linea di distacco dalle attuali politiche statunitensi «anche a costo di subire contraccolpi economici».
Il ruolo dell’Italia
Sulla posizione del governo Meloni nel rapporto con gli Stati Uniti dopo l’attacco all’Iran, la maggioranza degli utenti si è detta contraria. «La posizione dell'Italia ci cadrà addosso quando anche Trump sarà superato. Per ora facciamo la solita figura di furbastri opportunisti», ha commentato un utente. Un altro lettore invece critica «la posizione servile dell’Italia rispetto agli Usa» che «non ci mette al riparo da niente e Sanchez fa benissimo. Vorrei essere spagnola!". Un utente richiama al «rispetto della Costituzione» sottolineando la necessità di «distaccarsi da ogni azione di guerra».
Bruxelles, abbiamo un problema
Buona parte dei lettori è d’accordo sul mancato ruolo dell’Unione europea nella crisi in corso. Non un problema del singolo Stato, bensì di un’istituzione intera. «L'Europa non reagisce con sufficiente durezza a Trump anche perché, purtroppo, non è unita», sentenzia un utente. Mentre un altro ha aggiunto che: «Sanchez ha fatto bene e i Paesi Europei dovrebbero seguire il suo esempio mostrando competenza».
Secondo altri utenti, Bruxelles dovrebbe «tendere a una maggiore integrazione per difendere la sua democrazia». Specificando come la strategia di affidarsi «a un prepotente alla lunga è più un rischio che un vantaggio» perché «si rimane isolati e altri possono trarre guadagno».
Gli altri sondaggi
Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se la scuola pubblica dovrebbe andare verso un coinvolgimento dei privati nel finanziamento e nella gestione dei servizi come ha affermato in una dichiarazione pubblica il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara lo scorso 12 febbraio. Secondo la maggioranza di loro, la scuola debba necessariamente rimanere pubblica, evitando il più possibile le ingerenze di privati che cambiano la natura del servizio pubblico.
Nel penultimo sondaggio abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se il caso dell’autoesclusione del comico Andrea Pucci dal Festival di Sanremo possa essere inquadrato come censura oppure si tratti di critica legittima. Secondo la maggior parte di loro il dissenso espresso sui social nei confronti della sua comicità non si può considerare come censura, che per definizione parte dall’alto.
Prima ancora abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se andrebbe garantita una maggiore libertà di azione a polizia e carabinieri. Buona parte di loro crede che rischio sarebbe quello di un aumento degli abusi e di limitare il diritto al dissenso.
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