Tra i punti più controversi del nuovo decreto sicurezza c’è lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine. Mentre aumentano le tutele, l’Italia rimane uno dei pochi paesi in Europa a non aver adottato, invece, misure di identificazione degli agenti. Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici cosa ne pensano
Tra le misure più discusse del nuovo decreto sicurezza, approvato la scorsa settimana dal governo, ci sono quelle che riguardano le forze dell’ordine. Oltre alla possibilità di trattenere i manifestanti per 12 ore se ritenuti sospetti, è stato messo a punto uno scudo che evita agli agenti - dopo i rilievi del Quirinale la norma è stata estesa a tutti i cittadini - l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di reati commessi con una giustificazione, grazie alla creazione di un registro separato.
Nel decreto, però, non viene presa in considerazione l’introduzione di codici identificativi sui caschi e bodycam, su cui anche i sindacati di polizia italiani hanno sempre espresso la loro contrarietà.
Tuttavia, già nel 2012 il Parlamento europeo esortava i paesi dell’Unione a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo. Come abbiamo sottolineato in questo articolo, «l’Italia è uno dei sei paesi in Europa a non avere alcuna misura di identificazione per gli agenti impegnati in attività di ordine pubblico». E nonostante i tentativi intrapresi dal 2001 a oggi non si sono mai prodotti risultati. Nemmeno con quest’ultimo decreto, grazie al quale invece gli agenti hanno acquisito maggiori libertà e, con esse, si è alzato il rischio di abusi in divisa.
Nella nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se andrebbe garantita una maggiore libertà di azione a polizia e carabinieri, ma anche se l’introduzione di codici identificativi sui caschi e le bodycam possa sottoporre gli agenti a una verifica più efficace.
Il rischio di maggiori abusi
La maggioranza dei lettori, quasi due su tre, che hanno risposto al nostro sondaggio sostiene che dare maggiori tutele e libertà alle forze dell’ordine possa essere pericoloso. «Gli strumenti di controllo sulle forze dell'ordine dovrebbero essere maggiori rispetto ai cittadini, proprio per la responsabilità della loro funzione», commenta un utente.
In particolare, il rischio sarebbe quello di un aumento degli abusi e di limitare il diritto al dissenso. Aggiunge un altro lettore: «Basterebbero meno provocazioni da parte di chi deve garantire l'ordine pubblico e non utilizzare gli scontri, creati ad arte, per reprimere il diritto a manifestare».
Altri sottolineano come, in Italia, vari precedenti abbiano dimostrato in maniera evidente come sia invece necessario agire su maggiori controlli: «Non sono bastati Cucchi e Aldovrandi e le altre vittime della violenza delle forze dell’ordine meno note per capire che è indispensabile evitare qualsiasi copertura per gli abusi e le violenze?».
Più tutele, ma anche più formazione
Secondo il 29 per cento degli utenti che hanno risposto al sondaggio sarebbe giusto aumentare le tutele, ma a patto che vengano inserite anche le misure per identificare gli agenti. Altri sottolineano anche l’importanza di una giusta formazione: «La repressione non è mai una buona scelta, formare le forze dell'ordine ai valori democratici invece sì».
Su questo tema torna anche un altro utente: «Vorrei sperare che le forze di polizia siano sempre formate e dirette in modo democratico, sapendo che il loro ruolo non è solo quello di individuare i delinquenti, ma anche di proteggere chi delinquente non è. Senza pregiudizi e senza profilazioni».
La sicurezza prima di tutto
Solo il 2,7 per cento è pienamente d’accordo con maggiori tutele e un più ampio margine di manovra a favore delle forze dell’ordine. Secondo questi lettori, una maggiore libertà per gli agenti può garantire maggiore priorità alla sicurezza dei cittadini.
Un altro utente ha posto l’accento sulla necessità che, in occasione di grandi manifestazioni di piazza, «la sicurezza non si aumenta permettendo ai poliziotti di essere più aggressivi, ma aumentandone il numero». Secondo lo stesso lettore, in relazione agli scontri durante le proteste per lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, «se il poliziotto caduto fosse stato circondato da colleghi non sarebbe stato aggredito. La massa funge da deterrente più della “cattiveria”» e «un poliziotto si tutela anche dandogli maggiore sicurezza economica» e «adeguata formazione al controllo emotivo in situazioni estreme».
Gli altri sondaggi
Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se fosse giusto riorganizzare il calendario scolastico a favore del turismo. La maggior parte sostiene che il calendario debba rispondere alle necessità della didattica e ai bisogni educativi degli studenti, senza piegarsi al servizio del mercato.
In precedenza, prendendo spunto da un numero della newsletter Cibo, vi abbiamo chiesto quali sono le vostre ricette preferite e se volevate condividerle con noi. Abbiamo selezionato 7 piatti tra quelli proposti che ci hanno incuriosito di più.
Il sondaggio precedente riguardava invece le pesanti polemiche hanno travolto la fiera dedicata alla piccola e media editoria dell'Aie, «Più libri più liberi» per la presenza della casa editrice Passaggio al bosco, per la pubblicazione di testi di estrema destra. La maggior parte dei nostri utenti credono che sia cruciale prendere una posizione netta contro tali linee di pensiero e agire di conseguenza.
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