L’iniziativa dal basso chiede la sospensione del patto di collaborazione con Tel Aviv, siglato trent’anni fa: «Il commercio di beni nel solo 2024 ha raggiunto i 42,6 miliardi di euro». Superata la soglia per la richiesta in soli tre mesi con un boom di firme anche dall’Italia: sono oltre 250mila
Un milione di firme contro l’accordo di collaborazione Ue-Israele. A tre mesi dal suo lancio, l’iniziativa dei cittadini europei Justice for Palestine, promossa dal partito European Left Alliance (Ela) ha raggiunto il suo obiettivo, in un traguardo che definito dai promotori «senza precedenti».
«Si tratta dell’Iniziativa dei cittadini europei (Eci) più veloce a raggiungere il milione di firme», spiega l’Ela. La petizione ha superato le soglie nazionali richieste in dieci stati membri, tre di più rispetto al minimo di sette previsto dalle norme.
Durante una conferenza stampa a Bruxelles, l’europarlamentare franco-palestinese Rima Hassan ha celebrato il traguardo raggiunto in poco tempo. «L’Unione europea non può più chiudere gli occhi rispetto alla complicità con Israele, che commette un genocidio documentato da più ong e associazioni», ha spiegato. «Tel Aviv ha violato più di 1200 risoluzioni dell’Onu, nell’impunità totale detiene prigionieri politici palestinesi tra cui minori e ha ripristinato la pena di morte», ha incalzato l’eurodeputata.
La maggior parte delle adesioni arriva dalla Francia, dove sono oltre 400mila. Circa 250mila – una su quattro – arriva dall’Italia.
Lo sottolinea anche Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana: «È un successo che si deve molto anche all'Italia. Insistiamo a chiedere che il Parlamento europeo e i governi
nazionali si esprimano».
E mentre veniva annunciato il raggiungimento del milione di firme, dalla fiera Vinitaly di Verona la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato ai giornalisti che il memorandum di collaborazione tra Italia e Israele non verrà rinnovato automaticamente, come accaduto ogni cinque anni dal 2016.
Le richieste
L’accordo tra Unione Europea e Israele – siglato oltre trent’anni fa –norma gli scambi commerciali e promuove la cooperazione scientifica, tecnologica e culturale tra le parti. «L’Ue è il principale partner commerciale di Israele. Nonostante il genocidio e l’occupazione in corso, il commercio totale di beni tra Ue e Israele nel solo 2024 ha raggiunto i 42,6 miliardi di euro», sottolinea l’Ela.
Eppure, secondo la Commissione europea, Tel Aviv è responsabile di uccisioni e ferimenti civili senza precedenti. Sono oltre 72mila le persone uccise dai raid dell’esercito israeliano (Idf) a nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 a oggi. Oltre 700 i palestinesi uccisi dal giorno in cui è stato firmato il cessate il fuoco, il 10 ottobre scorso.
«L’Ue sta autorizzando Israele non solo a continuare il genocidio contro i palestinesi, ma anche di trarne profitto economico», ha affermato Catarina Martins, co-presidente del partito europeo.
E ancora, almeno 2mila persone in Libano sono state uccise da quando Israele ha iniziato l’invasione di terra il 2 marzo.
Lo strumento in mano ai cittadini
Da quando è stato lanciato nel 2012, l’Iniziativa dei cittadini europei (Eci) ha raggiunto il proprio obiettivo una decina di volte. Prima di Justice for Palestine, il milione di firme era stato superato dalla petizione sull’accesso all’aborto sicuro “My Voice, My Choice”, presentata poi in Commissione europea nel settembre 2025. L’obiettivo era «implementare un meccanismo finanziario che aiuti gli stati membri che aderiscono volontariamente a questa politica a fornire cure abortive sicure a coloro che non ne hanno accesso», si legge sul sito. Lo scorso marzo si è espressa in merito la Commissione, che ha precisato che si possono utilizzare i finanziamenti Ue già esistenti, come il Fondo sociale europeo Plus (Fse+). In questo caso, concludendo che non fosse necessario proporre una nuova legislazione Ue.
Ma i promotori di Justice for Palestine hanno rilanciato l’obiettivo: arrivare a 1,5 milioni di firme per costruire ulteriore pressione verso la Commissione europea. «Saremo invitati a un'audizione al Parlamento europeo, e la Commissione europea avrà sei mesi per proporre una risposta all'iniziativa. Pertanto, dobbiamo continuare a fare pressione sulla Commissione», ha concluso la co-presidente del gruppo The Left al Parlamento europeo Manon Aubry.
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