Giorni caldi e sudori freddi. Il termometro della concitazione politica è impazzito: Giorgia Meloni risponde via X alle previsioni su Venezia di Elly Schlein con un laconico «a posto», cacicchi che ritornano, comizi calabri che ricordano certi toni laqualunquiani.

Cos’è la vita senza l’amore, e cos’è la vita senza le comunali: un albero che foglie e santini elettorali non ha più. Ma le temperature fuori norma, oltre a quelle generate dalla fiammata post-referendaria alimentata da venti che cambiano ma fino a un certo punto, sono anche quelle di un fine maggio europeo che sembra luglio inoltrato. E la chiamano estate, ma è ancora primavera.

Il climatologo Christophe Cassou su Le Monde dice che si tratta di un evento senza precedenti, con una possibilità su mille di verificarsi in questo periodo dell’anno e praticamente impossibile nell’era pre-industriale. Ai Kew Garden di Londra si è registrato il picco di calore fuori stagione con una temperatura di quasi 35 gradi.

In Francia e in Spagna la situazione non cambia, e mentre gli esperti avvisano che questi fenomeni saranno sempre più frequenti e sempre più lunghi, cominciando ad aprile e prolungandosi fino a ottobre, le città italiane con bollino arancione in queste ore si moltiplicano.

Nel frattempo, aleggia sul pianeta lo spettro di El Niño che continua a formarsi tra le correnti del Pacifico, minacciando un evento climatico non inedito ma capace di cambiare il corso della storia globale come mai prima, grazie alla penuria di fertilizzanti dovuta alla chiusura di Hormuz, ai prezzi dell’energia per la guerra in Ucraina e in Iran e ai tagli degli aiuti per i paesi più poveri voluti dall’amministrazione Trump. Placati i bollenti spiriti da ballottaggi e liste civiche, sarebbe dunque utile sapere se la nostra classe dirigente ha qualcosa da dire a riguardo. Un bagno di realtà potrebbe rinfrescare.

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