Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo della crisi del mondo del vino e delle evoluzioni nel settore, tra wine pairing con il gelato, eccezioni portoghesi e calici in Ucraina. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Da alcuni anni il vino non gode più dello stesso appeal; i cali dei consumi, anche a livello globale, lo testimoniano. Per molto tempo il vino ha parlato una lingua comprensibile a pochi; oggi, però, quel linguaggio deve adattarsi ai nuovi consumatori.

Oggi la sfida per le aziende vitivinicole si gioca anche sul piano comunicativo, non basta più parlare esclusivamente del vino e iniziare a parlare attraverso il vino: delle persone, dei luoghi, del cibo, dei viaggi, della convivialità, della sostenibilità e delle storie che si celano dietro una bottiglia. Millennials e Generazione Z non sono lontani dal vino; piuttosto, sono lontani da una certa idea di vino.

Per queste generazioni il prodotto deve essere comprensibile, accessibile, autentico e possibilmente legato a un’esperienza, come evidenziato anche dall’Iwsr (International Wine and Spirit Record), principale ente di ricerca e analisi dati al mondo per il mercato delle bevande alcoliche.

Il ruolo degli influencer

TikTok, Instagram e YouTube hanno modificato radicalmente il modo in cui scopriamo prodotti, tendenze e stili di vita, così che anche il vino non può più ignorare questo ecosistema. L’influencer può diventare una sorta di “traduttore” del vino: prende un prodotto spesso percepito come complesso e lo inserisce in un contesto familiare al proprio pubblico.

Il fenomeno è particolarmente interessante perché l’influencer non si presenta necessariamente come il grande esperto irraggiungibile. Al contrario, può rappresentare il consumatore curioso che prova, assaggia, commenta e racconta.

Mattia Asperti è conosciuto su Instagram come @ilsommelierdivino, la sua community raggiunge i 239mila follower e ama definirsi un divulgatore del settore. Bergamasco d’origine, proprio come Luigi Veronelli, pilastro della cultura enogastronomica italiana, al quale lo stesso Mattia si ispira, coltivando in sé l’ambizione di rendere il vino alla portata di tutti.

Dalla sua pagina Instagram a colpi di reel e video della durata di pochi secondi realizza contenuti che sono delle pillole di nozioni enoiche. «Il vino viene ancora percepito come un prodotto elitario; per questo motivo una comunicazione più diretta sfaterebbe questa aura di autorevolezza, che gli è stata cucita addosso. Il vino deve diventare più popolare».

Queste le parole di Mattia Asperti, che prosegue: «Se avessi una bacchetta magica cercherei di far superare al mondo del vino la crisi in cui è sprofondato: dal mio punto di vista si potrebbero utilizzare figure legate anche ad altri mondi che con la loro immagine possano rendere il settore del vino più “figo”, alla moda e un trend da seguire».

Chiara Giannotti su Instagram è @vino.tv, la sua pagina raccoglie 34mila follower, racconta il vino in modo semplice ma approfondito. «Grazie ai social la comunicazione del vino deve diventare più pop, accessibile e fruibile, ma senza diventare superficiale. Per troppo tempo abbiamo confuso la competenza con la complessità del linguaggio», spiega.

«Oggi i social ci stanno dimostrando che si può parlare di vino in modo semplice, immediato e contemporaneo senza rinunciare alla cultura e all’autorevolezza. La vera sfida non è rendere banale il vino per raggiungere più persone, ma tradurne la complessità in un linguaggio capace di incuriosire, coinvolgere e includere. Perché rendere il vino più accessibile non significa abbassarne il valore. Significa allargare la porta d’ingresso».

Farsi scegliere

Il futuro del vino non si giocherà soltanto nei vigneti o nelle cantine, ma passerà dagli smartphone. La vera sfida per il settore vitivinicolo, dunque, non è convincere Millennials e Gen Z a diventare improvvisamente esperti di vino, ma farli sentire parte di un mondo che parla anche di loro.

Per riuscirci, il settore dovrà esplorare le opportunità di creare una relazione. E forse è proprio da qui che il mondo del vino può ripartire: non chiedendo alle nuove generazioni di sposare il suo approccio, ma trovando il modo di convertirsi, con autenticità, al loro.

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