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La pausa di metà mattina e lo spuntino del pomeriggio rappresentano per milioni di italiani un rito quotidiano insostituibile, per gli adulti spesso accompagnato dal caffè. Ma cosa mettono nello zaino i più piccoli? In tutte le scuole si può portare la merenda da casa? È possibile che a scuola vengano regalati frutta e ortaggi?

La nascita della merendina

Facciamo un salto indietro nel tempo fino al 1953: la guerra era finita da poco e molte province erano ancora poverissime, ma l’imprenditore Angelo Motta (sì, proprio quello dei panettoni!) ebbe un'intuizione commerciale destinata a cambiare le abitudini alimentari del paese.

Motta decise di trasformare la forma e l'impasto del suo mini-panettone prodotto solo per il periodo festivo in una porzione monodose pensata per il consumo quotidiano dei più piccoli. Per promuovere questo prodotto scelse il nome di Mottino; il diminutivo scelto per il prodotto portò anche a coniare il termine "merendina", derivato dalla parola classica "merenda" (dal latino merenda, ovvero "cosa da meritarsi"). Il nome Mottino in realtà indica ancora oggi, in varie zone del Sud Italia, qualunque merendina.

Pochi anni dopo, negli anni Sessanta, fece la sua comparsa sul mercato il Buondì. Caratterizzato da un impasto lievitato e ricoperto da una granella di zucchero con glassatura all'uovo e cacao, il Buondì nacque per ricordare le forme di una brioche da bar, suggerendone l'impiego ideale per la colazione prima di andare a scuola o al lavoro, più che per lo spuntino di metà mattina. Con queste prime produzioni su larga scala, la merenda confezionata entrò ufficialmente nelle case di milioni di famiglie italiane.

Durante gli anni Settanta e Ottanta la merendina divenne un vero e proprio fenomeno che andava oltre la semplice alimentazione: le raccolte punti per ottenere premi del brand della merenda e le collezioni delle varie sorpresine con cataloghi sempre più ampi inseriti nelle confezioni fecero quasi passare in secondo piano la merenda in sé.

A partire dagli anni Novanta le aziende iniziano a ridurre progressivamente le porzioni e a proporre varianti farcite con yogurt o confetture di frutta, nel tentativo di alleggerire l'apporto calorico, per poi negli anni 2000 abbandonare i grassi idrogenati, i coloranti e gli zuccheri raffinati, scegliendo fibre, cereali integrali e proteine.

Dal dolce al salato

Con i cambiamenti del mercato e le richieste di merende meno zuccherate e più semplici, nel 2014 un’azienda emiliana di formaggi ha avuto l’intuizione di produrre una snack box salata per una merenda completa: cracker, un pezzetto di Parmigiano Reggiano e succo 100 per cento frutta, sempre con una piccola sorpresa che rappresenta la mascotte del marchio, in una scatola che per forma e dimensioni la rendeva la merenda perfetta per la scuola.

Questo progetto si è subito rivelato vincente e copiato da molte altre aziende concorrenti con piccole variazioni non altrettanto salutari, proponendo per esempio salumi al posto del formaggio.

Già a pochi anni dal lancio commerciale la sola linea di merendine in box ha raggiunto la quota record di quasi 20 milioni di confezioni vendute all'anno, dimostrando che l’alternativa alla classica merendina dolce può diventare concreta nello zaino dei bambini italiani e rimanerci nel tempo.

Un altro esempio, sempre del 2014, è stata la proposta di una focaccia salata confezionata da parte di uno storico marchio che produceva merende quasi esclusivamente dolci: eletto prodotto dell’anno nel 2016, ha ufficialmente trasformato in “merendina” i sostituti del pane come grissini o cracker, spesso usati più a tavola che come snack, anche vista la facilità con cui si possono sbriciolare.

La merenda sana

Negli anni più recenti all’interno degli istituti scolastici si è assistito a una vera e propria rivoluzione alimentare volta a contrastare l’obesità infantile e a promuovere stili di vita sani.

Nei nidi e nelle scuole d'infanzia di Reggio Emilia (celebri per il Reggio Children Approach) — visitate anche dalla principessa di Galles nel maggio 2026 — la merenda di metà mattina è costituita solo ed esclusivamente da frutta fresca di stagione.

Una scelta educativa condivisa con i genitori per abituare fin da piccolissimi i bambini al gusto naturale degli alimenti, che si consolida poi fino alla scuola primaria, dove molti istituti su tutto il territorio nazionale hanno deciso di inserire questo principio direttamente all'interno del proprio Ptof (Piano triennale dell'offerta formativa), stabilendo regole chiare per le pause di metà mattina e ammettendo unicamente frutta fresca, frutta secca o yogurt, vietando snack confezionati e bevande zuccherate.

Di fatto, in alcune scuole è vietato da regolamento portare anche solo dei semplici biscotti per merenda: questo stimola domande e quindi riflessioni da parte degli alunni sul perché alcune scelte siano migliori di altre e influenzino anche la vita adulta, seppur appaiano scomode.

A questa diffusione di scelte salutari ha contribuito anche il programma ministeriale "Frutta e verdura nelle scuole", che coinvolge ogni anno centinaia di migliaia di alunni delle scuole primarie su tutto il territorio nazionale. Frutta e verdura snack arrivano direttamente a scuola, non c’è bisogno di portare la merenda da casa: oltre l'80 per cento dei bambini dichiara di apprezzare le distribuzioni in classe, favorendo un consumo consapevole che spesso si riflette anche sulle abitudini familiari a casa: pensate di tornare a casa con dei pomodorini e di condividerli con la vostra famiglia!

Purtroppo il programma è disponibile solo per le scuole primarie, mentre alle scuole secondarie spesso i distributori automatici riempiti di snack calorici e senza opzioni vegetali sono ancora onnipresenti… chissà che una volta arrivati alle scuole dei grandi, i bambini di oggi non vogliano ritornare alla cara vecchia frutta.

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