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Nel mondo incantato raccontato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’agricoltura italiana non è minacciata da alcuna crisi ambientale e climatica. In un video pubblicato di recente sui suoi profili social, mentre spiega a un inerme bambino – che ancora deve imparare a parlare e non ha quindi modo di ribattere – le qualità del latte italiano, non c’è posto per il peso che gli allevamenti hanno su consumo di suolo e di acqua e sulle emissioni climalteranti, né per le difficoltà che gli agricoltori italiani si trovano a sostenere.

Il mondo reale, però, racconta un’altra storia: quella di un nuovo ciclo di El Niño, potenziato da un pianeta sempre più caldo, che secondo l’analisi della Fao sul Sistema di Indice di Stress Agricolo avrà conseguenze disastrose sulla produzione agricola globale.

Anche secondo il bollettino Mars del Centro comune di ricerca della Commissione Ue le previsioni sulle rese agricole di molti paesi europei, fra cui l’Italia, non sono favorevoli: le condizioni climatiche estreme potrebbero portare a un calo fino al 14 per cento sui raccolti, minacciando la sicurezza alimentare di milioni di persone.

Ed è la storia raccontata nel nuovo report Unep (il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) sull’overshoot, in cui si certifica il superamento di 1,5°C di riscaldamento globale sopra i livelli preindustriali e i possibili impatti che questo avrà sugli ecosistemi, la vita sulla Terra e le attività umane, fra cui la produzione di cibo.

Maggiore fragilità

Infatti, l’agricoltura in un pianeta che si avventura in un territorio climatico pericoloso è un’agricoltura che si fa più fragile: da un lato, per l’aumento delle temperature, per i periodi di caldo estremo sempre più lunghi, per la siccità e per le alluvioni, per le stagioni completamente sballate; dall’altro per il crollo degli ecosistemi, e con essi della fertilità dei suoli, e la scomparsa degli impollinatori.

In questo scenario, il report dell’Unep offre una bussola per navigare in un pianeta che supererà i limiti di riscaldamento fissati come sicuri, superare il picco (nella migliore delle ipotesi di 1,8° C) e infine cercare di rientrare in un livello di sicurezza.

Le strategie indicate per l’agricoltura sono quelle che chi si occupa di questi temi da tempo riconosce già come irrinunciabili. Sono i temi su cui anche dentro Terra! ci siamo interrogati e abbiamo lavorato: transizione agroecologica dei sistemi alimentari; riduzione degli sprechi e delle perdite lungo tutta la filiera; stop all’espansione degli allevamenti intensivi attraverso un lavoro sistemico che preveda sia una progressiva riduzione e riconversione degli allevamenti che un cambiamento nelle diete collettive.

Impatto positivo

Le innovazioni tecnologiche, come l’utilizzo di un’agricoltura di precisione tramite l’intelligenza artificiale che permette di ridurre tutti gli input necessari, possono essere utili ma non possono restare l’unica strada. Anche in agricoltura, l’adattamento senza la mitigazione non ha respiro né visione. Per questo occorre fare spazio a quelle soluzioni basate sulla natura che permettono all’agricoltura di avere un impatto positivo sugli ecosistemi, sul ripristino della fertilità del suolo e di essere parte attiva nei processi di rimozione della CO2 (in modo concreto, accessibile e trasparente).

In quest’ottica, la transizione di cui abbiamo bisogno deve certamente includere quell’agricoltura su piccola scala che garantisce la sicurezza alimentare delle popolazioni locali. La giustizia climatica, anche in agricoltura, deve procedere di pari passo con la giustizia sociale e la tutela di un diritto fondamentale come l’accesso al cibo e alla sua produzione.

Proprio su queste basi è nata Terra Comune: un’alleanza ampia che tiene insieme realtà sociali, agricole e ambientaliste, con l’obiettivo di riportare il tema del cibo al centro del dibattito pubblico e politico. Un percorso collettivo e complesso che vuole unire quello che in troppi provano a dividere: ambiente, agricoltura e diritti. Anche per chiedere, insieme, ciò di cui davvero ha bisogno il settore: strumenti concreti e politiche di supporto reali per attraversare una multi-crisi, non spot promozionali che raccontano un mondo che non è mai esistito.

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