L’intelligenza artificiale interviene nell’immagine di un piatto, nella sua progettazione, nella gestione del locale e nel marketing. Viene usata per analizzare le vendite, organizzare gli ordini e ridurre gli sprechi. Ma affidarsi alle opinioni di un chatbot richiede una certa cautela: così la logica di ottimizzazione può trasformarsi in controllo
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A San Francisco, la scorsa estate, un piccolo caffè di Haight Street ha messo in vetrina le immagini dei propri piatti. Focacce, sandwich, bevande. Aveva appena aperto e servivano fotografie del menu. Evidentemente servivano in fretta e a basso costo. Le immagini erano state generate dall’intelligenza artificiale.
Qualcuno ha fotografato la vetrina. Su Reddit è comparso un post intitolato “Yum, slop”. Il pane è stato paragonato a una spugna, a un polmone e alla pelle di un rettile. Il frappuccino sembrava avvolto in calze a rete, mentre l’insalata sopra un pulled pork ha ricordato a qualcuno i cordyceps di The Last of Us. Un utente ha scritto che avrebbe preferito una brutta fotografia scattata con una fotocamera da un megapixel. Qualche giorno dopo la facciata è stata imbrattata e i proprietari hanno rimosso le immagini.
Il rapporto tra Ia e ristorazione è piuttosto peculiare. L’Ia oggi interviene nell’immagine di un piatto, nella sua progettazione, nella gestione del locale, nel marketing e perfino nel modo in cui troviamo un tavolo.
Già nel 2023 McDonald’s aveva chiesto a ChatGpt quale fosse «l’hamburger più iconico del mondo». La risposta, Big Mac, è finita sui cartelloni di San Paolo. Burger King ha replicato con un cartellone accanto e una seconda domanda: quale fosse il più grande. Il chatbot ha indicato il Whopper. Per qualche settimana l’Ia ha fatto da arbitro per una vecchia disputa tra fast food.
Skill inaspettate
Affidarsi alle opinioni di un chatbot, ormai dovremmo saperlo, richiede una certa cautela. L’anno successivo Google ha suggerito, attraverso AI Overviews, di aggiungere colla non tossica alla salsa della pizza per impedire al formaggio di colare. La fonte era una vecchia battuta pubblicata su Reddit, letta dal sistema come informazione utile. Google ha spiegato poi che alcuni riepiloghi avevano incorporato contenuti sarcastici e troll provenienti dai forum.
Lo chef tre stelle Michelin Eneko Atxa e il fisico Eneko Axpe hanno portato questo strano sodalizio fino in cucina. Hanno chiesto a ChatGpt di inventare quattro piatti e di generare l’immagine e infine la ricetta. Atxa li ha eseguiti alla lettera. Una sfera al cocco che sullo schermo sembrava ariosa è risultata spugnosa e appiccicosa, una mousse di cavolfiore con mela e “caviale” balsamico ha avuto più fortuna.
L’Ia viene utilizzata regolarmente per analizzare le vendite, prevedere la domanda, organizzare gli ordini e ridurre gli sprechi. Ma la stessa logica di ottimizzazione può trasformarsi in controllo: algoritmi e sistemi automatizzati assegnano turni e consegne, misurano le prestazioni dei rider, verificano la loro identità e possono incidere sull’accesso al lavoro. Quando queste decisioni sono opache o difficili da contestare, il confine tra efficienza e sorveglianza diventa sottile.
Desiderio e richiesta
Anche gli utenti ne fanno ampio utilizzo. Secondo TheFork, durante la fase di test le ricerche basate sull’Ia sono passate dal 3 per cento al 30 per cento in pochi mesi. Da giugno, in Italia, Alexa+ può cercare un ristorante su TheFork, ricordare preferenze già espresse e completare la prenotazione nel corso della conversazione.
Quando un tavolo è molto desiderato, l’automazione può diventare una specie di concorrenza sleale. A New York esiste da qualche anno un mercato parallelo delle prenotazioni. Il New Yorker ha seguito uno studente di Brown che usava software e account multipli per procurarsi tavoli da rivendere su Appointment Trader: una prenotazione da Carbone gli ha fruttato ben 1.050 dollari e in un anno ha dichiarato circa 70mila dollari di guadagni.
Resy, una delle principali piattaforme statunitensi per cercare e prenotare ristoranti online, dice di aver bloccato 830 milioni di istanze di traffico riconducibile a bot solo nel primo trimestre del 2025. Quest’anno Bon Appétit ha raccontato il caso di utenti che affidano le prenotazioni ad agenti Ia, capaci di interrogare i sistemi centinaia di volte l’ora.
Di recente Fù Huì Huá, ristorante cinese di San Francisco con appena otto posti, ha rinunciato al first come, first served. Da qualche mese i proprietari avevano notato anomalie nelle prenotazioni effettuate attraverso Tock: la stessa carta di credito compariva su account diversi e il nome indicato al momento della prenotazione spesso non coincideva con quello della persona che si presentava a cena.
Il sospetto era che intermediari riuscissero ad accaparrarsi più tavoli per poi rivenderli. Controllare ogni prenotazione, cancellare quelle sospette e restituire gli anticipi era diventato a sua volta un lavoro. Ora i clienti vengono estratti dalla lista d’attesa, con precedenza per chi manca dal ristorante da almeno due mesi. Per riuscire a cenare bisogna vincere una lotteria, neanche fosse una data del tour degli Oasis. Poi nel mondo reale arriva l’ora di cena. Qualcuno si presenta, si siede e ordina.
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