Pubblichiamo un estratto da Pagnotta non c’è più del premio Nobel László Krasznahorkai in uscita per Bompiani il 22 ottobre 2026.


Guardava le fiamme che ardevano dentro la stufa, e continuò a guardarle e a fissarle ancora a lungo, fintanto che non si spensero del tutto, e disse no, e in nessun caso, e fino a qui e non oltre, perché non c’era più un dove e non esisteva più un perché, ciò che prima bruciava ormai si era raffreddato, ciò che prima ardeva ormai si era spento, la vita a me non mi sfiorerà più, disse, e nemmeno mi interessa più, e quindi no, non si sarebbe più mosso, si sarebbe fermato, come un cuore in quell’ultimissimo istante, ma che diavolo ci faceva ancora qui?, che arrivasse infine la fine, che gli importava?, aveva visto abbastanza, aveva lottato abbastanza, dentro di lui avevano lavorato abbastanza il sangue, la linfa, i muscoli, i nervi, che il Padre dei Cieli lo colga pure qui e ora, in questo luogo, subito, tanto era inutile che cercassero di incoraggiarlo, che gli dicessero oh, vostra Maestà, perché non fate almeno una passeggiata, visto che abitate nel punto più alto del bosco, sulla cima di questo bel monte, una montagna che precipita giù verso la valle proprio qui, dietro la vostra terrazza, Madre Natura non poteva creare cosa più divina, perché non vi fate dunque una bella e tranquilla passeggiata in mezzo a questi boschi, un’oretta appena, tutti i giorni, in mezzo agli alberi, ai cespugli, agli uccellini, all’aria buona, è tutta salute, e così potrete rimanere qui con noi ancora per molti, moltissimi anni a venire, e noi con grandissima gioia continueremo a nutrire per voi il rispetto, la stima, l’ammirazione che vi sono dovuti, ovviamente non si esprimevano proprio con queste esatte parole, bensì alla loro maniera, con frasi molto più grossolane, si trattava pur sempre di semplici figli del popolo, anche se bisognava ammettere che dimostravano una certa innata predisposizione al bene, da parte sua doveva perciò apprezzare gli sforzi che facevano e l’entusiasmo che esprimevano, insieme al rispetto, alla stima, e all’ammirazione, naturalmente, del resto aveva scoperto che erano ormai molti anni che lo stavano cercando, che andavano in giro a spulciare nelle biblioteche, a setacciare gli archivi, a rovistare nei negozi di libri usati, che da decenni ormai stavano investigando, vagliando alberi genealogici, esaminando e analizzando stemmi familiari, e così alla fine erano riusciti a scovarlo, perché erano sicuri della sua esistenza, sapevano che doveva esistere da qualche parte, e lo avevano cercato, finché, un giorno, erano arrivati qui da lui, a bussare alla sua porta, o meglio, più precisamente: avevano fatto suonare la campanella appesa sotto la guardiola, annunciando che erano arrivati, che erano loro, che erano qui, ma loro chi?, aveva gridato lui attraverso la porta socchiusa in direzione del cancello, ma non ricevette alcuna risposta, udì soltanto un po’ di fruscii e il rumore di passi strascicati, allora chiese di nuovo chi ci fosse là fuori?, be’, erano loro, gli risposero alla fine imbarazzati, quando si decise a uscire in cortile per andare ad aprire il cancello, perché non voleva risultare troppo scortese, considerato che a quei rumori persino Pagnotta, la sua vecchia cagnolina, aveva alzato la testa, cosa che ultimamente non faceva quasi più, e quindi si decise a uscire e ad aprire, ma i visitatori non sembravano volersi muovere dal cancello: se ne stavano lì impalati a fissarlo, come se non credessero ai propri occhi, e dalle loro parole piuttosto confuse capì soltanto che erano venuti per porgergli i loro omaggi, be’, se erano venuti, allora tanto valeva che entrassero, disse lui e fece loro un cenno verso l’interno della casa, al che gli ospiti lo seguirono in fila indiana attraverso il cortile e dentro la casa, ma non vollero sedersi, oh no, noi non ci sediamo in vostra presenza, dissero, perché abbiamo cercato e setacciato e spulciato e investigato, e finalmente vi abbiamo trovato, e d’ora in avanti saremo al vostro servizio, lì per lì, però, lui non riusciva a capire che servizio volessero offrirgli, in che modo quelle persone potessero risultargli utili, per non parlare del fatto che gli sembrava impellente tornare a rivolgere la sua attenzione alla cucina economica.

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quando si decise a chiedere loro chi fossero, uno si dichiarò elettricista qualificato, un altro cantautore chitarrista itinerante, il terzo carrozziere e verniciatore di automobili, il quarto allevatore di razze autoctone antiche, tra di loro c’erano inoltre un giovane neo-agente di polizia, un commercialista consulente, un ben piazzato sergente maggiore in pensione, e perfino un ex insegnante di liceo, che gli altri infatti continuavano a chiamare signor professore, senza che lui si opponesse in alcun modo a quel titolo

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be’, si trattava di questo, l’insegnante di storia delle superiori iniziò a parlare continuando però a fissare intensamente la parte inferiore della gamba del tavolo a lui più vicina, nel punto in cui toccava il pavimento, si tratta del fatto che noi desideriamo, ora che finalmente vi abbiamo trovato, e che tutte le profezie si sono avverate, noi vorremmo, per dirla senza tergiversare troppo, perché non è mia abitudine tergiversare, quindi, ecco, noi vorremmo ripristinare la monarchia, perché secondo noi la monarchia non è scomparsa, c’è ancora continuità giuridica, voi ne siete l’esempio vivente, l’insegnante delle superiori fece un gesto indicando tutte le persone attorno a loro, non vogliamo convincervi a fare nulla, né tanto meno costringervi, Dio ce ne scampi!, noi sappiamo che cosa sia il rispetto, e proprio perché anche loro la pensavano alla stessa maniera, che la politica fosse una cosa sporca, una cosa marcia, una cosa ripugnante e lontana anche da tutti loro, proprio per questo l’avevano cercato, avevano setacciato e rovistato e fatto di tutto per trovarlo, e ora erano qui, e gli voleva assicurare che per loro era già motivo sufficiente di gioia averlo trovato, in quanto alla monarchia… be’, a quella ci avrebbero pensato da soli, sempre se a lui non dispiaceva, il tono dell’insegnante era supplichevole, e il profondo sospiro che aveva emesso per sottolineare il concetto suonava convincente, tutte le persone che vedete qui, l’insegnante alzò ora lo sguardo dalla gamba del tavolo e indicò i propri compagni, sono alla ricerca della purezza, non desiderano altro che il ripristino della moralità, e per questo darebbero anche la vita, bene allora, lo interruppe lui, a quanto pare siamo d’accordo,

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dopodiché le cose andarono avanti così: venivano a trovarlo tutte le settimane, e lui iniziava piano piano a imparare e associare i nomi alle persone, prima di tutto imparò quello di un giovanotto robusto, un certo László Krasznahorkai, il cui nome già la prima volta lo aveva colpito, a causa di quella bella melodia, di solito accompagnata dal doloroso suono del taragot, che conosceva, e che infatti cercò di richiamare alla mente, e non appena si mise a canticchiarla il giovanotto dal bel nome tirò subito fuori la chitarra che portava sempre sulla schiena in una custodia e intonò un La minore per dargli il tono di base, al che lui si alzò dalla sedia, guardò dritto il ragazzo, gli fece l’occhiolino, e cominciò a cantare esattamente cinque semitoni più in alto, il ragazzo dal bel nome, che con ogni evidenza era piuttosto esperto, trovò subito la tonalità indicata e passò al Re minore, allora lui volse lo sguardo in alto, in direzione di un luogo lontano lontano, e iniziò.


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