Valerio Mattioli, finissimo teorico, ha scritto all’assessore ai trasporti Pd un dottissimo post sul trenino giallo di Torpignattara, il nuovo album dei Boards of Canada e l’hauntology delle cose vecchie. Lui gli ha risposto con ChatGpt, fingendo ironia e dimestichezza con Aphex Twin e tutto il catalogo Warp. Ed è subito vinile contro streaming, realtà contro illusione
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani e in edicola
GR Due boomer, uno a Roma, l’altro a Milano, appostati come umarell davanti ai cantieri del contemporaneo, tipo le classifiche Viral di Spotify, i trend di TikTok, i palinsesti della tv generalista. Oppure stravaccati come vecchi squatter nei palazzi abbandonati della saggistica di nicchia, dell’elettronica colta e dei teatri off. Che dici, rende bene l’idea di cos’è Boomer Gang? O come reference preferisci Ginotto, il figurante anziano con giacca in velluto a coste marrone che interpreta il critico musicale Gino Castaldo nello sketch della Gialappa’s in cui Giulia Vecchio imita Ema Stokholma?
Sicuramente una delle migliori cose viste in televisione questa stagione: Vecchio è già cult, per le sue imitazioni di Monica Setta e Iva Zanicchi, e per una recente intervista a Vanity Fair in cui racconta di aver organizzato, il giorno del suo compleanno, un matrimonio con gli amici – come Michela Murgia – alla Casetta Rossa di Garbatella. Ovvio quindi che in mano sua il confronto generazionale non abbia pietà: pensi di essere l’ex rivoluzionario Leonardo DiCaprio in Una battaglia dopo l’altra, ma in realtà sei solo Ginotto.
AP «Una maschera fuori registro, che non interpreta, non parla, non fa nulla. Sta lì e basta», si è lamentato Castaldo in persona su Il libraio, dentro un’intervista chilometrica sul suo nuovo libro sul futuro della musica. Mah. Per me le due cose che fanno più ridere dello sketch sono quando la Gialappa’s dice «Non è Gino Castaldo!» ma fanno finta di niente. E la tiratina d’orecchie di Ema/Giulia Vecchio senza motivo: quella è suprema. Complimenti anche all’autore Giacomo Rinaldi che non conosco ma ha lavorato alle ultime imitazioni di Max Giusti, quelle buone tipo De Laurentiis.
Comunque, visto che siamo in tema di roba antica come le imitazioni di personaggi tv (in era di ChatGpt ancora coi mascheroni!), devo relazionarti sulla questione del trenino giallo, detto anche tranvetto: lo sferragliante carrozzone anni Settanta – ma la linea era in attività dal 1917 – che ultimamente portava da Torpignattara alla stazione Termini lato piazza Vittorio passando davanti casa mia, praticamente il Bengali Express, sia detto con ammirazione ed esotismo, vanto del quartiere Pigneto o quel che ne resta, fermato all’improvviso per via di un incidente senza gravi conseguenze e della promessa di una nuova linea tra 3-4 anni, ma sai come vanno queste cose a Roma.
Per farla breve qua non si parla d’altro, il quartiere è in rivolta, scendiamo pure in piazza. Valerio Mattioli, finissimo teorico, abitante di questa parte di Roma est e già capopopolo, ha scritto all’assessore ai trasporti Pd un dottissimo post su trenino giallo, il nuovo album dei Boards of Canada e l’hauntology delle cose vecchie. E quello sai che ha fatto? Gli ha risposto con ChatGpt, fingendo ironia e dimestichezza con Boards of Canada, Aphex Twin e tutto il catalogo Warp. Ma si può? È subito vinile vs streaming, realtà vs illusione. Dove andremo a finire?
GR Certo, avevamo cominciato Boomer Gang scrivendo di come la trap ci raccontasse il mondo in cui viviamo, e ora che ci troviamo immersi nella Garlasco wave non abbiamo uno straccio di colonna sonora, a parte le voci basse e ipnotiche, quasi dub, dei podcast di true crime. Possibile che Andrea Sempio intercettato mentre parlava da solo in macchina non accendesse mai l’autoradio?
La risposta potrebbe essere davvero nel nuovo – attesissimo da tutti i boomer intellò – disco di intelligent dance music (Idm, definizione anni Novanta ma sempre valida) degli scozzesi Boards of Canada: nastri consumati, radiogiornali locali del 2007, villette a schiera del Pavese e tutta l’inquietudine suburbana verranno a galla il 29 maggio, data di uscita di Inferno, ridisegnando ancora una volta il nostro immaginario emotivo, sempre più artificiale, pronto a costruire link e ponti sullo Stretto di Hormuz della nostra coscienza. I meno teorici possono affidarsi ai dj dei talk show, come Gianluigi Nuzzi che qualche sera fa ha aperto la sua trasmissione su Garlasco con Ossessione di Samurai Jay.
AP L’ho vista! Con un’incredibile animazione 3D di un cervello umano nella penombra, la faccia di Sempio sul ledwall e la voce di Samurai Jay: «Non è amore, è una malattia/ questo maledetto feeling». Devo dirti che tutto questo insistere sui costumi sessuali dei ragazzi per bene delle province del Nord, vero terreno di indagine della Garlascomania, un po’ mi inquieta. Ma allora non era meglio la franchezza zozzona dei trapper di Cinisello?
Ora mi viene in mente che Samurai Jay era stato lo zimbello dei boomer nelle chiacchiere social pre Sanremo: Chi è? Chi lo conosce? Dove andremo a finire? Dove sono finiti i bei tempi di Fiordaliso e Elisa eccetera. Invece Ossessione è stato il pezzo più streammato del festival, milioni di milioni di milioni, capito che roba? Consoliamoci nelle nostre nicchie, non ci resta altro.
Io per esempio sono stato abbastanza fortunato da aver assistito una volta in un locale vicino a casa a un concerto di Krano, Marco Spigariol, il bluesman della bassa veneta, il Bill Callahan di Valdobbiadene che ha vinto il David l’altro giorno per la colonna sonora de Le città di pianura, dove ha pure suonato in più di una scena. Colonna di grande livello, pigrizia e hauntology tipo Neil Young per Jim Jarmusch.
Al concerto c’erano lui, chitarra e armonica, e un matterello tra il pubblico che è stato fatto salire sul palco accanto per evitare che rompesse i coglioni a tutti, per capire il tipo di serata. Ora, su Le città di pianura capisco l’intento da parte dei votanti del David di spernacchiare il cinemone romano: l’ha capito persino Giuliano Ferrara che ha dato dei bolliti a Sorrentino, Virzì ed Elio Germano mentre nel frattempo il ministro Alessandro Giuli licenziava il suo staff per ragioni opposte, ma così è troppo facile, la cosa si presta a destra e a sinistra e non mi pare interessante.
Continuo a pensare che il film sia un tantino sopravvalutato, a parte le location, la faccia di Pierpaolo Capovilla e, appunto, Krano. Ai David, in diretta su Rai 1, per quanto ormai a quell’ora precipitato nella costernazione degli autori (come al solito), Krano ha fatto la cosa giusta: totalmente impacciato per il discorso, la giacchetta forse rimediata all’ultimo momento sopra una bellissima camicia hawaiana, ha ringraziato a fatica la famiglia e qualcuno dei suoi musicisti, tra cui Vincenzo Marando dei Movie Star Junkies (il gruppo di Torino col quale ha suonato anche lui, indie purissimo, l’ultimo rimasto, credo). Tre anni fa, con lo pseudonimo Simolou, Marando aveva fatto un album notevole, Inferno Bizzarro più o meno come il titolo dei Boards of Canada, ma forse pure più library, più storto, e trovi tutto su Bandcamp che è il rifugio di noi che ci ribelliamo a Spotify.
GR Beato te che hai la forza di ribellarti a Spotify. Qui a Milano abbiamo altro a cui pensare: la domenica mattina ad esempio c’è il soft-clubbing, centinaia di persone si radunano a ballare tra un cappuccino e una brioche, a mettere i dischi è venuto anche Jovanotti. Ormai la trasformazione della città in ufficio è completa, orari compresi, lo sballo – cugino povero del rave – è morto e i bar si lamentano che i ragazzi ordinano solo gin tonic analcolici, preferendo il wellness alla baldoria.
Altro che Sodoma e Gomorra, per ascoltare un po’ di buona musica tocca andare al Padiglione del Vaticano della Biennale di Venezia: l’organo di Kali Malone, gli insetti (o sono droni?) di Fka Twigs, l’ambient Brian Eno e Caterina Barbieri sono alcune tappe di una passeggiata sonora nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi a Venezia ideata da uno dei curatori più importanti al mondo, Hans Ulrich Obrist insieme a Ben Vickers.
Che la musica sia paesaggio è noto già dai tempi di Oceano di suono, il saggio di David Toop, ma forse oggi avremmo bisogno di altro: volumi alti in notti altissime, e non muzak di sottofondo per installazioni d’arte. Più Bad Bunny, e meno dj set house a colazione.
AP Lascia stare, anche nel bar più milanese di Torpignattara è arrivato il soft clubbing. Lo chiamano Risvegli, vai verso le 8 e mezza e trovi qualcuno in consolle. L’altro giorno ho fatto un salto per studiare il fenomeno. Purtroppo la chiusura del tranvetto ha costretto tutti gli abitanti e i perdigiorno a cambiare orari per prendere gli autobus che arrancano lentissimi nel traffico. Morale, o ti svegli prestissimo oppure te ne stai a letto, chi te lo fa fare. Soft pignattara.
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