Kiev – Siamo sempre più vicini allo scontro aperto e alla rottura plateale tra la Casa Bianca e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, con conseguenze che rischiano di essere pesanti soprattutto per i civili ucraini.

Mercoledì 14 ottobre Zelensky ha denunciato ancora una volta che i missili russi hanno colpito la capitale ucraina senza alcun avvertimento: «È la seconda volta questa settimana che l'Ucraina non riceve alcun preavviso». Un’accusa implicita agli Stati Uniti di aver sospeso la condivisione di informazioni essenziali, in grado di salvare i civili, lanciata dal Regno Unito, dove Zelensky si trova in visita prima di recarsi a Bruxelles per la riunione del Consiglio europeo.

Il bombardamento russo di mercoledì notte ha preso di mira in particolare le centrali elettriche che alimentano Kiev. In tutto, ha detto Zelensky, Mosca ha colpito 26 obiettivi energetici, lasciando senza corrente oltre 600mila persone.

Ospite del conduttore britannico Piers Morgan, Zelensky ha detto di sentirsi «tradito» da Trump e che quello scelto dal presidente «non è il lato giusto della storia».

Il tycoon furioso

Trump però non ci sta e secondo i media americani, che citano fonti della Casa Bianca, sarebbe «piuttosto infuriato» per le accuse del presidente ucraino, smentite da diverse fonti americane ed europee. In risposta, il presidente Usa starebbe pensando di troncare davvero ogni condivisione di intelligence con le forze armate di Kiev, compresi gli avvertimenti che vengono dati quando gli attacchi aerei russi sono in preparazione.

Ma Trump aveva già dimostrato di essere «infuriato» con Zelensky nei giorni scorsi, quando aveva ordinato a Kiev di cessare gli attacchi alle raffinerie russe, che a suo dire avevano causato l’aumento del prezzo del diesel negli Stati Uniti, e aveva poi auspicato la sua sostituzione con un leader disposto «a fare un accordo» con Mosca. Il suo annuncio di un cessate il fuoco energetico tra i due paesi, intanto, sembra essere già diventato lettera morta.

Mosca prova a sua volta a gettare benzina sul fuoco dello scontro tra Washington e Kiev. Il vicepremier russo, Alexander Novak, ha accusato Kiev di aver colpito due raffinerie russe nella notte: «Vediamo che la parte ucraina non sta dimostrando di muoversi verso una tregua energetica». Da Kiev, però, smentiscono nettamente la notizia. Questa settimana, Zelensky aveva annunciato una sospensione degli attacchi alle raffinerie russe come gesto di «buona volontà», nella speranza che anche Mosca fermi i suoi attacchi contro le infrastrutture energetiche di Kiev. Zelensky ha ribadito che l’Ucraina è pronta a «qualsiasi cessate il fuoco».

Altre fonti americane smentiscono che la condivisione sia già stata interrotta e anche i militari ucraini hanno fornito una descrizione meno netta dell’attacco avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. La prima salva di missili è effettivamente arrivata in città senza preavviso e i missili hanno colpito mentre le sirene aeree iniziavano a suonare. Ma le successive ondate di missili sono state individuate per tempo dai satelliti alleati e l’informazione è stata trasmessa come di consueto agli ucraini. Fonti delle forze armate americane hanno spiegato il mancato annuncio all’inizio dell’attacco con il maltempo presente sulle aree di lancio in Russia. Anche l’Ue è scettica sulle accuse agli Stati Uniti. Una portavoce della Commissione europea ha detto che «non sono state rilevate» interruzioni nella condivisione di informazioni tra alleati e Ucraina.

Quello che invece né la Casa Bianca né nessun altro hanno spiegato è l’improvvisa limitazione dei servizi Starlink in Ucraina, ampiamente utilizzati dalle forze armate di Kiev. Dalla notte tra martedì e mercoledì, riportano numerosi militari ucraini, il servizio di internet via satellite di Elon Musk ha smesso di funzionare se il ricevitore inizia a muoversi a una velocità superiore ai 160 chilometri all’ora. Visto che questo sistema è usato da diversi droni d’attacco e da ricognizione, significa una importante limitazione delle capacità di combattimento ucraine.

Altre unità militari riferiscono che la velocità del servizio Starlink dedicato ai militari, Starshield, è stata improvvisamente limitata. Il consigliere presidenziale per le questioni tecnologiche, Serhiy Beskrestnov, ha detto che Kiev non ha ancora ricevuto una spiegazione per questa situazione. A tirare in causa direttamente il proprietario di Starlink, Elon Musk, ci ha pensato il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, uno dei più combattivi sostenitori di Kiev, che sul social X ha scritto: «Ehi, Elon Musk, grande uomo, ti stai di nuovo intromettendo nella politica con i tuoi prodotti?».

Elon & Mykhailo

Musk, fondatore di Starlink e uomo più ricco del mondo, esprime da tempo dubbi sulla causa ucraina e ha più volte condiviso articoli e post negativi nei confronti del paese o comunque comprensivi delle ragioni russe.

Il miliardario aveva però sviluppato un rapporto amichevole con l’ex ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, che all’inizio di quest’anno aveva ottenuto da Starlink un’importante limitazione del servizio che aveva in un colpo solo bloccato l’accesso abusivo al sistema da parte delle truppe russe lungo il fronte.

Essere parzialmente privati di Starlink sarebbe un problema concreto per gli ucraini, in particolare per tutti gli attacchi a medio raggio, in cui le squadre di dronisti prendono di mira la logistica delle forze armate russe decine di chilometri dietro al fronte, nei territori dell’Ucraina occupata dove è possibile ricevere la copertura Starlink.

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